Disastro di Chernobyl: il primo studio genetico

Presentiamo il primo studio genetico condotto sui figli dei sopravvissuti alla catastrofe della centrale di Chernobyl, all'alba del 26 aprile 1986. Prenderemo spunto dalla pubblicazione scientifica per viaggiare nel tempo e tornare proprio là, dove tutto ha avuto inizio.
Disastro di Chernobyl: il primo studio genetico

Ultimo aggiornamento: 17 giugno, 2021

Il più grosso incidente della storia del nucleare è avvenuto nel 1986 a Chernobyl, e scosse il mondo intero. Sono tante le domande rimaste senza risposta. Eppure, uno dei principali quesiti sembra aver trovato risposta 35 anni dopo il disastro di Chernobyl.

Di recente è stato infatti pubblicato il primo studio genetico condotto sui discendenti delle persone colpite dal terribile incidente nucleare e le conclusioni fanno ben sperare.

Una centrale nucleare.

Le conseguenze di una catastrofe: il disastro di Chernobyl

Il 25 e il 26 aprile 1986 segnarono un prima e un dopo nella storia mondiale. In questa data si verificò il peggior incidente nucleare della storia, nella cittadina di Chernobyl (in Ucraina).

Il 25 aprile venne effettuata una manutenzione ordinaria del quarto reattore della centrale nucleare Vladimir Ilich Lenin. Tuttavia, durante il test gli operatori disattesero i protocolli di sicurezza, il che portò a un aumento improvviso della pressione all’interno della centrale. I tentativi di spegnere il reattore furono inutili e la maggiore potenza provocò una reazione a catena di esplosioni al suo interno.

Il peggio arrivò dopo. Il nucleo del reattore rimase esposto e iniziò a disperdere materiale radioattivo nell’atmosfera. Due persone morirono a causa delle esplosioni, mentre tante altre furono ricoverate in ospedale. Eppure, la minaccia principale continuava a fluttuare nell’aria.

Soccorsi tardivi e conseguenze che era possibile evitare

La negligenza non finì qui: la centrale non venne fatta evacuare fino a diverse ore dopo l’esplosione. Fino al 30% delle 190 tonnellate di uranio di Chernobyl si erano disperse nell’atmosfera.

In un primo momento morirono 28 persone a causa dell’incidente, mentre oltre un centinaio rimasero ferite. Successivamente il Comitato Scientifico delle Nazioni Unite per lo Studio degli Effetti delle Radiazioni Atomiche dichiarò che più di 5000 bambini e adolescenti avevano sviluppato tumore alla tiroide come conseguenza dell’esposizione alla radiazioni. Tuttavia, molti esperti hanno messo in dubbio queste cifre.

Le ricerche condotte su scala internazionale hanno stimato che migliaia di persone esposte a elevati livelli di radiazioni potrebbero sviluppare il cancro come conseguenza.

Il futuro di Chernobyl

Il disastro è rimasto avvolto in una tela di segreti e ha segnato un momento decisivo nella Guerra Fredda e nella storia dell’energia nucleare. Sono troppe le domande rimaste senza risposta.

Gli scienziati calcolano che l’area circostante la vecchia centrale non potrà essere abitata per circa ventimila anni.

Vi starete chiedendo: che ne è stato di quel quarto reattore? Ebbene, i suoi resti si trovano all’interno di un enorme contenitore in acciaio sviluppato alla fine del 2016. Tutti gli sforzi di contenimento e di supervisione sono ancora in atto e si prevede che questi lavori dureranno almeno fino al 2065.

Di certo le conseguenze del disastro di Chernobyl, gli impatti sulla salute fisica e mentale delle persone che hanno vissuto l’evento, così come le generazioni successive, sono tutti aspetti ancora al centro dell’attenzione e oggetto di studio.

Eppure oggi, per la prima volta, siamo a conoscenza dei risultati del primo studio genetico condotto sulle generazioni nate dai sopravvissuti alla catastrofe nucleare.

I risultati del primo studio genetico sul disastro di Chernobyl

Uno dei grandi punti interrogativi ha trovato risposta 35 anni dopo. Molti abitanti sopravvissuti hanno dovuto lottare contro malattie associate alle radiazioni. Inoltre, hanno vissuto per tutto questo tempo nell’incertezza su cosa sarebbe potuto accadere ai propri figli, i cosiddetti “figli di Chernobyl”.

Lo studio è durato otto anni ed è stato pubblicato sulla rivista Science. Si tratta del lavoro simultaneo del genetista Stephen Chanock, direttore del dipartimento di Epidemiologia e Genetica dell’Istituto Nazionale del Cancro (NCI) degli Stati Uniti, e di Dimitry Bazyka, direttore generale del Centro Nazionale di Ricerca di Medicina Radiologica di Kiev.

Disastro di chernobyl e i resti di una scuola.

I partecipanti allo studio

I partecipanti, accomunati dal fatto di essere stati concepiti dopo l’incidente, vennero suddivisi in diversi gruppi. A livello tecnico la procedura consisteva nel sequenziare i genomi di 105 genitori e di 130 bambini nati tra il 1987 e il 202.

In questo studio si è tenuto conto dei figli dei lavoratori che si erano proposti per aiutare nella fase di pulizia dell’area considerata altamente contaminata intorno alla centrale nucleare. Questi operatori erano conosciuti come i “liquidatori”, visto che davano il proprio contributo nelle operazioni di pulizia successive al disastro.

Vennero anche coinvolti i discendenti delle persone evacuate dalla città vicina di Pripyat, abitata da oltre 50.000 persone. Infine, vennero coinvolte nello studio anche persone che vivevano in altri insediamenti, entro un raggio di 70 km dal reattore esploso.

I risultati ottenuti sul disastro di Chernobyl

Lo studio non ha rivelato gravi danni per il DNA nei bambini nati da genitori che erano stati esposti alle radiazioni prima del concepimento. Come ha spiegato la professoressa Gerry Thomas, docente dell’Imperial College di Londra: “Persino i figli delle persone maggiormente esposte alle radiazioni non sembrano presentare tracce del problema a livello genetico”.

I risultati hanno sorpreso non poche persone. Questo studio è stato il primo a offrire evidenze a supporto dell’ipotesi per la quale non esisterebbe alcun danno genetico ereditato, a seguito dell’esposizione alle radiazioni.

Conclusioni dello studio sui figli di Chernobyl

Stephen Chanock, uno dei principali ricercatori ad aver condotto questo studio -nonché tra i principali dell’NCI- ha spiegato che lo studio di ricerca ha coinvolto intere famiglie, in modo che la squadra di scienziati potesse mettere a confronto il DNA della madre, quello del padre, della figlia o del figlio.

Le conclusioni sono state chiare: l’effetto della radiazione sul corpo dei genitori non ha alcun impatto su quello dei figli che concepiranno in futuro; vale a dire, i figli dei sopravvissuti al maggiore disastro nucleare della storia non ereditano le mutazioni dei propri genitori.

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  • L.M. Morton et al., “Radiation-related genomic profile of papillary thyroid cancer after the Chernobyl accident,” Science, doi:10.1126/science.abg2538, 2021.
  • M. Yeager et al., “Lack of transgenerational effects of ionizing radiation exposure in cleanup workers and evacuees of the Chernobyl accident,” Science, doi:10.1126/science.abg2365, 2021.