Distorsioni cognitive che favoriscono i potenti

· 19 luglio 2018

La mente umana è davvero sorprendente. Non solo perché è capace di creare e apprendere, ma anche per la quantità di modi con i quali può ingannare se stessa. Siamo più immaginazione ed emozione… che ragione. In parte, questo permette di includere diverse distorsioni cognitive nei nostri processi mentali. Distorsioni che molte volte vengono condizionate da chi ha, o vuole avere, il potere dalla sua parte.

Pensare in modo razionale richiede sforzo, preparazione e disponibilità di fonti informative affidabili. Le persone tendono a lasciarsi guidare più dalle proprie simpatie, dai propri gusti, dalle proprie paure, ecc. Molte volte non mettiamo in dubbio un’idea, soprattutto se è coerente con ciò che pensavamo già, ma la approviamo o disapproviamo perché “sentiamo” che è meglio così. Questo è un chiaro esempio di come operano le distorsioni cognitive.

Durante le elezioni politiche, e anche nell’esercizio del potere, molti si avvalgono di queste distorsioni cognitive per manipolare l’opinione delle persone. Fanno credere che qualcosa che è positivo solo per un minoranza, lo sia invece per tutti. O viceversa. Vediamo 5 di questi meccanismi di controllo.

“La manipolazione, nella teoria dell’azione anti-dialogica, deve anestetizzare le masse popolari affinché non pensino, come succede nel momento della conquista. Se le masse uniscono il loro pensiero critico, diventano una minaccia per gli oppressori e questo si concretizza nella rivoluzione.”
-Paulo Freire-

Distorsioni cognitive usate da chi detiene il potere

1. Distorsione del karma

È una delle distorsioni cognitive più distruttive perché conduce a grandi ingiustizie. Consiste in un’interpretazione erronea e semplicistica del principio di azione e reazione. Si pensa che a una persona non possa accadere qualcosa se non ha eseguito alcuna azione affinché ciò accada.

In questo modo, si arriva a pensare che chi si trova in una brutta situazione, vi si trovi perché se lo merita. Il povero è colpevole della sua povertà, la vittima dell’aggressione, il malato del suo dolore, ecc. Nonostante non vi sia alcun dato che lo confermi, in modo prevenuto si tende a credere che “vi sia qualcosa” dietro a ciascuna persona che si trova in una brutta situazione. Questa distorsione si vede favorita perché ci dà la sensazione di vivere in un mondo più controllabile, nel quale possiamo sempre fare qualcosa per non finire come loro. In altre parole, viene alimentata da un rinforzo intrinseco che tende a farla perpetuare.

Karma scritta illuminata

2. Distorsione della conferma

La distorsione della conferma consiste nel dare credito solo a quei dati che confermano le nostre credenze già stabilite. In questo caso non si valuta la fonte di questi dati, né si comparano con altri che sono diversi. Semplicemente, si pratica un’adesione, più o meno cieca. Anche questa distorsione è alimentata da un rinforzo intrinseco: favorisce, almeno a prima vista, la nostra economia cognitiva.

Questa si applica in particolare alla scelta di un partito politico o di una religione. In linea generale, queste credenze vengono ereditate e non si mettono più in discussione. Non si conoscono altre posizioni o opinioni, ma si dà per scontato che la credenza che ci appartiene sia quella vera. Per questo si considerano validi solo i dati che la ratificano.

3. Effetto di inquadramento

Si tratta di una delle distorsioni cognitive direttamente relazionate ai mezzi di comunicazione di massa. Riguarda la tendenza a trarre conclusioni diverse a seconda di come accediamo alle informazioni o di come ci vengono presentate.

Un esempio classico è: “Più del 30% non è d’accordo con Carlo”. Invece di dire che circa il 70% delle persone condivide le idee di Carlo, ci si concentra sul disaccordo. In questo modo, gli si dà una connotazione più negativa che positiva.

Ragazzo che si guarda in frammento di specchio

4. Correlazione illusoria

La correlazione illusoria è la tendenza a stabilire dei nessi fra due variabili, anche se oggettivamente tale associazione non esiste. Si associano due realtà a partire da elementi poco validi. In linea di massima, si cerca di giustificare una situazione o di costruire un’illusione di verità.

Un esempio molto frequente di questa distorsione si verifica quando si associano eventi strutturali a fatti precisi che non hanno alcuna relazione con i primi. Per esempio, dire che la prosperità è iniziata quando è salito al potere il governo “x”, senza tenere conto che in quel lasso di tempo è stato scoperto un giacimento di petrolio nel paese. La fonte del progresso non è il governo, ma la scoperta del minerale, e può accadere anche il caso contrario.

5. Costo irrecuperabile

Anche questa fa parte delle distorsioni cognitive più nocive, perché è alla base dell’intolleranza. Ci si attacca alle idee come se facessero parte di noi stessi.

Per questo motivo diamo per scontato che cambiare opinione abbia un costo molto alto. Da un lato, implica spogliarci di qualcosa che consideriamo “nostro”, lo vediamo come una perdita. Dall’altra, implica un grande sforzo: distruggere delle idee e comprendere nuovi modi di vedere le cose presuppone un esercizio affascinante, ma in molte occasioni anche arduo.

Ragazza con testa intrappolata in fili

È molto importante conoscere queste distorsioni cognitive per individuarle e regolarne l’influenza sul nostro flusso di pensieri. E il modo migliore per farlo è informarsi bene. Questo significa cercare fonti affidabili e neutrali e anche analizzare e digerire adeguatamente tutto ciò che emerge da fonti interessate. In particolare dalle figure di potere.