Disturbi emotivi: un pericolo anche per i bambini

· 15 ottobre 2017

È idea universalmente accettata che l’infanzia debba essere una fase felice della vita. I bambini dovrebbero passare il loro tempo a provare emozioni positive, non dovrebbe capitar loro nulla di brutto, non è così? Ma la verità è che, come con gli adulti, anche i bambini possono essere colpiti da disturbi emotivi.

Ora, perché ne soffrono alcuni bambini piuttosto che altri? Come con le persone anziane, vi sono caratteristiche personali e sociali che ci rendono più vulnerabili e che possono contribuire ad aggravare il malessere… Scopriamole assieme per poter aiutare al meglio i nostri piccoli!

“Una delle più grandi fortune che possano accadere nella via è avere un’infanzia felice”

-Agatha Christie-

Cosa rende i bambini vulnerabili ai disturbi emotivi?

Prima di tutto, non bisogna dimenticare che le emozioni hanno una funzione precisa. Tutte, anche quelle negative. Per questo motivo, provare rabbia per difenderci da un atto ingiusto è necessario o provare paura per difenderci da un pericolo o tristezza per affrontare il processo di lutto che segue alle perdite importanti.

Il problema sorge quando queste emozioni negative sono molto intense, appaiono per la maggior parte del tempo e con grande frequenza. In altre parole, le emozioni negative fanno male, a noi e ai bambini, quando non siamo capaci di utilizzare a nostro vantaggio l’energia e il messaggio che ci vogliono trasmettere. Questo processo è molto faticoso per gli adulti, figuriamoci per i bambini! Di conseguenza, la necessità del nostro aiuto e della nostra pazienza.

Bambino con disturbi emotivi

Anche i più piccoli presentano alcuni fattori di rischio associati a problemi di gestione emotiva. Avere un temperamento difficile o una forte introversione ne sono un esempio. Altri problemi possono essere una limitata riflessività, impulsività, poca costanza, problemi di attenzione, iperattività, elevata insicurezza o deficit nell’elaborazione delle informazioni.

Cosa aumenta il rischio di disturbi emotivi nei bambini?

I bambini che presentano le caratteristiche appena menzionate sono più vulnerabili in caso di problemi legati alla gestione emotiva. Esistono, inoltre altri fattori familiari, scolastici o sociali, che possono far aumentare il rischio.

La famiglia è un elemento fondamentale della vita dei piccoli. Se in casa c’è ostilità e violenza, ci saranno maggiori probabilità che i bambini soffrano a livello emotivo. Accade lo stesso in seguito all’indifferenza e al rifiuto. In quanto ai genitori, influiscono la mancanza di controllo e di mutuo consenso, problemi legali, oltre ad altri di tipo psichiatrico.

Problemi economici o la mancanza di risorse influiscono a livello sociale. Sul piano scolastico, sembra che scuole più piccole favoriscono una migliore gestione emotiva, mentre le elevate aspettative del corpo docenti, lo scarso coinvolgimento scolastico, l’apprendimento non cooperativo o l’isolamento e il rifiuto da parte dei compagni sono associati ad un maggiore rischio di disturbi emotivi nei bambini.

Segnali che denotano possibili disturbi emotivi nel bambino

Che le caratteristiche appena nominate siano fattore di rischio significa che il bambino che le presenta è portato a una maggiore probabilità di manifestare disturbi emotivi. Tuttavia, attenzione! È possibile anche che alcuni bambini presentino tutte le caratteristiche e nessun problema. La domanda, a questo punto, è: come possiamo individuare i bambini che presentano davvero disturbi emotivi?

Bambini tristi

È possibile che i bambini chiedano aiuto, ma non è comune, pertanto gli adulti, genitori e insegnanti, devono stare in all’erta in cerca di possibili malesseri emotivi nei piccoli.

Possiamo osservare alcuni sintomi a livello fisico, come tachicardia, affaticamento, nausea, bocca secca o tensione muscolare. Il bambino, in queste circostanze, manifesta condotte particolari, come l’isolamento, mordersi le unghie, pianto, tremori, grida, può rompere oggetti o  scontrarsi con altri.

“Non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice”

-Tom Robbins-

Infine, occorre prestare attenzione ai pensieri che manifesta il piccolo. Può trattarsi di contaminazione, autocritica, colpa o paura. Può mostrare anche un’immaginazione morbosa o può risultargli difficile elaborare idee alternative. Può presentare anche dei blocchi o non riuscire a concentrarsi. Tutto questo indica che il bambino sta passando davvero un brutto momento e… È il momento di chiedere aiuto!