I disturbi psicofisiologici: l’influenza delle emozioni sul corpo

25 luglio 2017 in Emozioni 906 Condivisi

Vi è mai capitato di provare forti emicranie o fastidi allo stomaco nei periodi di maggiore ansia? O magari di avere più contratture? Avete notato un aumento di questi sintomi dopo esservi infuriati per qualcosa? Se ci pensate, le emozioni possono avere una forte influenza sul malessere fisico, non è così?

Con questa premessa è più facile capire cosa si intende per disturbi psicofisiologici: si tratta di malattie fisiche che hanno origine in alcuni fattori psicologici o che vedono il proprio decorso influenzato da questi. Scoprite l’importanza di gestire le emozioni negative per la vostra salute fisica!

“Di cento malattie cinquanta sono prodotte per colpa, cinquanta per ignoranza.”

-Paolo Mantegazza-

Perché le emozioni influiscono sui disturbi psicofisiologici?

Le emozioni si manifestano attraverso un sistema di risposta triplo: cognitivo, motorio e fisiologico. Il sistema cognitivo fa riferimento ai pensieri che ci passano per la testa quando proviamo le varie emozioni. Quando veniamo sopraffatti dall’ira, per esempio, i nostri pensieri sono del tipo “lo fa per darmi fastidio”, “non posso credere che mi stia facendo questo”, ecc. Tuttavia, il discorso è totalmente diverso quando siamo tristi, ad esempio.

Il sistema motorio, invece, rappresenta l’insieme dei comportamenti che realizziamo a seconda delle emozioni che proviamo. Se veniamo colti dalla paura, per esempio, cercheremo di proteggerci o scappare, reazioni che non si presentano se, invece, proviamo allegria.

Infine, il sistema fisiologico consiste nell’insieme di sensazioni corporee manifestate. In questo senso, esistono emozioni che ci attivano o ci spengono più di altre. L’ansia, per capirci meglio, è un’emozione che ci rende particolarmente attivi a livello fisiologico, accelerando la nostra frequenza cardiaca o la nostra respirazione.

Come influiscono l’ira e l’angoscia sui disturbi psicofisiologici?

I disturbi psicofisiologici sono numerosi. Si può parlare di disturbi cardiovascolari (ipertensione arteriosa), respiratori (asma bronchiale), disturbi endocrini (diabete), gastrointestinali (ulcera peptica), dermatologici (orticaria) o immunologici, così come di dolori cronici o artrite reumatoide. Questi sono soltanto alcuni esempi. Tutti questi disturbi saranno influenzati dalla manifestazione fisiologica delle emozioni, soprattutto ansia e ira.

 “Di fronte alle malattie generate dalla miseria, di fronte alla tristezza, all’angoscia e alle avversità sociali dei popoli, i microbi, come causa di malattia, sono una causa povera”

-Ramón Carrillo-

Entrambe le emozioni comportano un’alta attivazione fisiologica. Provocano l’insorgere di tensione muscolare, iperventilazione o accelerazione del ritmo cardiaco, tra gli altri sintomi fisiologici. In un primo momento, il corpo si attiva in questo modo per affrontare il pericolo che ha provocato tali emozioni. Di per sé, non si tratta, dunque, di un fenomeno negativo.

Il problema insorge quando proviamo queste emozioni in modo troppo intenso, troppo spesso o per periodi di tempo prolungati. In quei casi, anziché scomparire dopo aver superato il momento iniziale, l’attivazione fa entrare il corpo in tensione superando il limite delle nostre possibilità. Gli organi si sovraccaricano e generano, così, alterazioni morfologiche e funzionali.

Che ruolo hanno i sintomi somatici in questo processo?

Tutto quanto illustrato finora ci porta ad una conclusione: è possibile imparare a gestire al meglio le nostre emozioni negative attraverso il modo in cui percepiamo e interpretiamo le varie situazioni. Lo stesso succede se riusciamo a trovare soluzioni adattative a quello che ci capita.

In questo modo, il nostro livello di attivazione non ci sfuggirà di mano e correremo minori rischi di sviluppare disturbi psicofisiologici. Lo stesso succede per qualsiasi altra malattia somatica. In questi casi, il paziente può:

-Essere convinto che non sia grave.

-Sapere che è grave, ma non aver voglia di lottare perché privo di speranze.

-Sapere che è grave, ma decidere di vivere al meglio e non autolimitarsi più di quanto non sia costretto.

 “La malattia che sopraggiunge è più pericolosa”

-Seneca-

Optando per una di queste tre opzioni, eviterete che l’ansia e l’ira legate ai problemi fisici degenerino. In questo modo, la probabilità che si presentino disturbi psicofisiologici si ridurrà a sua volta. Alle volte non è facile ottenere quest’obiettivo, ma con l’aiuto di un bravo psicologo è possibile riuscirci.

Immagini per gentile concessione di David Cohen, Benjamin Combs e Milada Vigerova.

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