Disturbo borderline di personalità e trauma

Se c'è una condizione stigmatizzata e incompresa, questa è sicuramente il disturbo borderline di personalità (DBP). Quasi il 70% delle persone che ne soffrono sono state vittime di maltrattamenti o abusi durante l'infanzia. Oggi parliamo della necessità di una riformulazione in questi casi.
Disturbo borderline di personalità e trauma

Ultimo aggiornamento: 14 giugno, 2022

Il disturbo borderline di personalità (DBP) e il trauma hanno un legame significativo. È importante sottolineare questo dettaglio per un aspetto tristemente ovvio. Ci troviamo di fronte a una condizione psicologica insultata e persino stigmatizzata.

Da un punto di vista terapeutico, sappiamo che si tratta di pazienti complicati. Ma sul piano sociale, la visione negativa è solitamente sproporzionata. Dimentichiamo la sofferenza che questi uomini e, soprattutto, donne devono affrontare.

Le diagnosi richiedono tempo e l’assistenza clinica non è sempre la più accurata. Oggi i cambiamenti, tuttavia, sono in vista. Stiamo assistendo a un tentativo di riformulare e rendere molto più visibile questa realtà clinica.

Tanto per cominciare, molti dubitano che si tratti davvero di un disturbo della personalità. Inoltre, la stessa “etichetta” stigmatizza i pazienti in modo significativo.

Lo percepiscono come un difetto della loro personalità e, con esso, aumentano la sensazione di inutilità e l’odio per sé. Molti esperti, di fatto, sono del parere che dovremmo vederlo come una risposta complessa al trauma.

La convivenza e il trattamento dei pazienti con DBP sono generalmente complessi. Tuttavia, con un approccio terapeutico appropriato, possiamo ridurre i sintomi e ottenere maggiore controllo su emozioni e impulsi.

Donna che rappresenta il disturbo borderline di personalità e trauma.
Vedere le persone con disturbo borderline di personalità come pazienti con una condizione dello spettro traumatico migliorerebbe la loro cura.

Tratti della persona con disturbo borderline di personalità

Gran parte dei casi di emergenza psichiatrica coincide con un disturbo borderline di personalità. Molti si presentano a causa di tentato suicidio o autolesionismo. Persone che soffrono, che mostrano una sensibilità emotiva estrema che le porta a comportamenti impulsivi e autodistruttivi.

Avere un figlio con DBP, per esempio, significa vivere con una persona che si odia, che cerca affetto ma che al tempo stesso rivolge parole cariche di disprezzo.

In molti casi, inoltre, si soffre anche di un problema del comportamento alimentare. D’altra parte, avere un partner con questa condizione vuol dire amare qualcuno che ha tentato il suicidio più di una volta.

La vita è davvero dura sia per chi manifesta questo disturbo sia per chi le sta accanto. Risulta importante, quindi, non lasciarsi trasportare dallo stigma o dall’idea che siano persone problematiche. È consigliabile vederle per quelle che sono, pazienti con una precisa realtà emotiva.

Quali tratti le definiscono?

Per diagnosticare il disturbo borderline di personalità bisogna fare riferimento al DSM 5 o Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

In esso si legge che sono sufficienti 5 tratti sui 9 che definiscono questa condizione clinica per ricevere la diagnosi di DBP:

  • Paura dell’abbandono
  • Modello di relazioni interpersonali instabili.
  • Alterazione dell’identità.
  • Impulsività in almeno due aree potenzialmente autolesionistiche: sesso, denaro, abbuffate, guida spericolata e abuso di sostanze.
  • Tentativi di suicidio o comportamento autolesionistico.
  • Instabilità affettiva.
  • Problemi a controllare la rabbia.
  • Sentimenti cronici di vuoto.
  • Ideazione paranoica transitoria associata a stress o sintomi dissociativi.

Una ricerca dell’Università di scienze applicate della Norvegia occidentale indica che sebbene l’incidenza generale sia dell’1 o 2% della popolazione, c’è un aspetto che trascuriamo.

Quando la persona riceve la diagnosi, vive questa realtà in modo problematico, riconosce lo stigma che ne deriva e in molti casi evita di ricevere un aiuto specializzato.

Negli ultimi 20 anni, sono stati fatti numerosi progressi nel trattamento della DBP. Programmi di trattamento specializzati, come la terapia comportamentale dialettica (DBT) e il trattamento basato sulla mentalizzazione (MBT) sono molto efficaci.

La necessità di una riformulazione: disturbo borderline di personalità e trauma

Negli ultimi anni numerose voci propongono una rivoluzione nella terminologia del disturbo borderline di personalità.

Dovremmo chiamarlo disturbo dello spettro del trauma, nello specifico una variante del disturbo da stress post-traumatico cronico o complesso. A seguire le motivazioni di una simile proposta.

Abuso sessuale, una condizione comune

La Dott.ssa Maria Zanarini ha esaminato la letteratura empirica su questa condizione rilevando che il disturbo borderline di personalità e il trauma sono correlati.

In uno studio del 2000 ha sottolineato che l’abuso sessuale è presente tra il 40 e il 70% dei casi. Nello specifico, potrebbero verificarsi le seguenti circostanze:

  • Negligenza da parte di un caregiver.
  • Abuso sessuale da parte di un caregiver.
  • Assistere a violenza sessuale durante l’infanzia.
  • Aver subito abusi in età adulta.

Eziopatogenesi del disturbo borderline di personalità e trauma

In un’altra ricerca più recente si evidenzia ancora una volta la presenza di traumi in questa condizione mentale. Allo stesso modo, è stata approfondita l’influenza della genetica e della biologia.

È stata teorizzata un’interazione tra i geni (polimorfismi FKBP5 e varianti CRHR2) e l’ambiente (abuso, abbandono emotivo, ecc.).

Un bambino con disturbo borderline di personalità e trauma.
Gli effetti di un’infanzia segnata dall’abuso sono l’innesco di alcuni disturbi della personalità.

Maggiore vulnerabilità agli effetti psicologici dello stress

Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo a una situazione traumatica. Sebbene sia vero che essere vittima di abuso durante l’infanzia può alterare completamente lo sviluppo psicosociale della persona, c’è chi mostra conseguenze mentali più gravi.

In questo modo, si stabilisce che il disturbo borderline di personalità e i traumi sono correlati perché alcune persone sono maggiormente vulnerabili agli effetti psicologici dello stress. Ciò si traduce in complesse conseguenze emotive, come rabbia, impulsività, sintomi dissociativi.

Tale affermazione coincide indubbiamente con studi precedenti, come quelli condotti da Johnson, Cohen, Brown et al. (1999) che lo hanno già dimostrato decenni fa. La vittima di abusi o abbandono durante l’infanzia soffre un rischio quattro volte maggiore di soffrire di un qualsiasi disturbo di personalità.

Secondo gli studi, il BPD mostra un tasso di suicidio da 10 a 50 volte superiore al tasso nella popolazione generale.

La necessità di un cambiamento

Il 75% delle persone con disturbo borderline di personalità tenta il suicidio, e ciò rappresenta già di per sé un problema più che ovvio per prendere questa condizione più seriamente.

Seppur problematiche, manipolatrici e definite da un’evidente disregolazione emotiva, si tratta di persone che soffrono profondamente.

Dietro l’etichetta c’è l’essere umano che ha bisogno di un approccio terapeutico più accurato e, soprattutto, di una società più empatica.

Forse sostituire la dicitura di “disturbo della personalità” con “disturbo dello spettro traumatico” aiuterebbe il paziente a sentirsi meno stigmatizzato e più motivato a iniziare il percorso psicoterapeutico.

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