Terapie per il disturbo da stress post traumatico

In questo articolo parleremo del disturbo da stress post-traumatico, del suo sviluppo e degli interventi che attualmente offrono i risultati migliori.
Terapie per il disturbo da stress post traumatico

Ultimo aggiornamento: 01 marzo, 2021

Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) si manifesta in alcuni individui esposti a eventi estremamente stressanti o a catastrofici. I fattori scatenanti possono risiedere nella morte di una persona cara in circostanze traumatiche, lesioni gravi, violenza sessuale, ecc. La psicologia offre diverse terapie per il disturbo da stress post traumatico.

Tale disturbo è caratterizzato, in linea di massima, da elementi intrusivi al livello della coscienza, come ricordi angoscianti ricorrenti e involontari dell’evento traumatico, sogni angoscianti o incubi, reazioni dissociative, come amnesia di quanto accaduto; o reazioni di disagio sproporzionate di fronte a elementi che ricordano il trauma.

Una volta che il soggetto è esposto al trauma, inizia, di norma, a sviluppare i sintomi tipici di questo quadro clinico.

D’altro canto, i soggetti che soffrono di disturbo da stress post-traumatico sviluppano una forma di evitamento piuttosto marcato nei confronti degli stimoli associati al trauma. Possono tentare a tutti i costi di evitare di ricordare l’evento, di raccontarlo a un’altra persona o di avvicinarsi a persone, luoghi od oggetti che potrebbero portarli a rivivere l’evento.

Sono presenti disturbi cognitivi e dell’umore, come l’incapacità di ricordare aspetti importanti dell’evento, convinzioni negative riguardo se stessi, sugli altri o sul mondo, sentimenti di distacco o incapacità di provare emozioni positive. Non è raro rilevare comportamenti di irritabilità ed esplosioni di rabbia, sensi di colpa o vergogna molto intensi e persino problemi di ipervigilanza, sonno e concentrazione.

Secondo quanto riporta il DSM5, la durata dell’alterazione dev’essere superiore a un mese; in quanto, se così non fosse, si tratterebbe di un disturbo da stress acuto (ASD).

Donna con crisi esistenziale.

Sintomi del disturbo da stress post-traumaticopa?

Subire un trauma non significa semplicemente esporsi una situazione complicata e affrontarla. I traumi vanno oltre le risorse psicologiche della persona. Il suo cervello, la sua anima e il suo essere non riesce a elaborare e sopportare così tanto dolore, in maniera così intensa e breve e, in tal modo, sviluppa il PTSD come meccanismo di protezione contro le minacce future.

Non tutte le persone che subiscono un trauma manifestano in seguito tali sintomi, ciononostante, l’incidenza raggiunge il 58% della popolazione a rischio.

Nel caso dello stupro, l’incidenza è generalmente del 50% circa, e molto di più se l’autore è qualcuno di noto alla vittima. Ciò è dovuto al fatto che trattandosi di una persona conosciuta, la vittima sviluppa una maggiore insicurezza, portandola a pensare di non essere mai al sicuro con nessuno e da nessuna parte.

In base alle teorie dell’apprendimento, i sentimenti estremi che il soggetto patisce durante l’evento traumatico consentono di prevedere mediante il condizionamento, come si svilupperanno i possibili problemi futuri del paziente. È per questo motivo che, successivamente, il semplice fatto di raccontare l’evento a un amico o a un terapeuta agisce come uno stimolo condizionato – ovvero viene associato all’evento stesso – causando potenzialmente la manifestazione degli spiacevoli sintomi.

Per comprendere il fenomeno dei ricordi intrusivi spesso sperimentati da questi pazienti – ad esempio, sotto forma di flashback, Foa e Kozak fanno rifermento a una rete di paure che segue l’esposizione al trauma, e che viene riattivata più e più volte in presenza di molteplici stimoli. Il soggetto inizia pertanto a sviluppare delle strategie di evitamento, perpetuate da processi di rinforzo negativi – la persona prova un intenso sollievo quando fugge da qualcosa che le ricorda il trauma.

Terapie per il disturbo da stress post-traumatico

Citando i modelli che spiegano lo sviluppo del disturbo da stress post-traumatico, possiamo affermare che evitare di parlare dell’evento traumatico o di entrare in contatto con stimoli che glielo ricordino, costituisce un momentaneo sollievo per il paziente. Ma tale sollievo è di fatto effimero, in quanto non consente il riprocessamento emotivo; così essenziale per la cura del disturbo.

Per tale ragione, la terapia espositiva è il trattamento d’elezione e quello con il maggiore supporto empirico secondo i più recenti studi (Cahill, Rothbaum, Resick & Follette, 2009). La chiave nell’esposizione attuata nei casi du PTSD, consiste nella sua ripetizione prolungata riguardo a tutto ciò che è legato al trauma.

Le modalità possono essere piuttosto varie, come sperimentare fattori scatenati che si tendono a evitare. Il paziente, ad esempio, può essere ripetutamente esposta agli indumenti che indossava il giorno dell’evento: guardandoli, toccandoli, annusandoli, fino a quando diminuisce l’attivazione.

Viene anche impiegata la visualizzazione, soprattutto quando l’evento fa parte del passato. In tal senso, è consigliabile che il paziente evochi deliberatamente il ricordo doloroso o lo scriva, lo descriva o lo ascolti in una registrazione. La terapia dell’esposizione ha dimostrato di essere altamente efficace, soprattutto nei pazienti adulti con traumi semplici.

Terapia cognitiva

Tra le terapie per il disturbo da stress post traumatico troviamo anche quella cognitiva. Lo scopo di tale approccio  è quello di modificare, tramite precisi strumenti come il dialogo socratico, le convinzioni e i pensieri irrazionali sul trauma. Come il senso di colpa per essere stati violentati, ad esempio.

La terapia cognitiva si focalizza sul significato che il trauma e le sue conseguenze hanno per il paziente. Si lavora inoltre sui concetti di sicurezza e pericolo, oltre che sulla fiducia verso la vita e gli altri. Tutte aree che dopo il trauma sono state compromesse.

In sintesi, la terapia cognitiva lavora soprattutto con le emozioni di vergogna e di colpa del paziente. Di fatto, molto frequenti in questa popolazione clinica e che spesso rappresentano un ostacolo alla risoluzione dell’evento traumatico. Inoltre, spesso fungono da fattore scatenante rievocando la memoria dell’esperienza traumatica.

Donna che prova ansia.

TPC di Resick e Schnicke tra le terapie per il disturbo da stress post-traumatico

Esiste una modalità di terapia cognitiva che funziona molto bene. È la terapia di elaborazione cognitiva di Resick e Schnicke. Tale terapia integra aspetti della terapia cognitiva con la teoria dell’elaborazione delle informazioni. Si centra sul reindirizzare l’attenzione del paziente al presente, sulle emozioni secondarie e sui pensieri distorti e si rivolge ai sintomi secondari quali la salute, il senso di colpa o la bassa qualità di vita.

Sfida i significati del trauma in cinque aree, che sono quelle in cui i pazienti tendono ad avere maggiori problemi: sicurezza, fiducia, potere o controllo, autostima e intimità e implicazioni nella vita quotidiana.

Si prepara una presentazione, descrivendo l’esperienza nel dettaglio per poi leggerla. Il paziente può scegliere la profondità di esposizione al trauma, giacché si è verificato che ciò non influisce in modo significativo sul miglioramento.

Esistono molti altri trattamenti, altrettanto efficaci, utilizzati nell’ambito del PTSD. Ma in questo articolo abbiamo preferito segnalare quelli maggiormente validati a livello scientifico. Tuttavia, non possiamo non segnalare, l’EMDR, sviluppato da Shapiro come tecnica specifica per i traumi; la terapia dialettica o l’inoculazione dello stress, che si è rivelata efficace nei pazienti con un’elevata componente di rabbia.

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  • Belloch, A., Sandín, B. y Ramos, F (2008). Manual de psicopatología. Volúmenes I y II. McGraw-Hill.Madrid
  • American Psychiatric Association (APA) (2014): Manual de Diagnóstico y Estadísitico de los Trastornos Mentales, DSM5. Editorial Médica Panamericana. Madrid.
  • Vallejo, P, M.A. (2016). Manual de Terapia de Conducta. Editorial Dykinson-Psicología. Tomo I.