Disturbo disforico premestruale (PMDD)

12 settembre, 2020
I sintomi premestruali rendono impossibile la vita del 3-5% delle donne. In questo articolo parliamo del disturbo disforico premestruale.

Il disturbo disforico premestruale (in inglese premenstrual dysphoric disorderPMDD) è un grave disturbo, a volte invalidante. La definizione più appropriata è stata data da Silvia Gaviria, studiosa che presenta questo disturbo come un insieme di sintomi emotivi, comportamentali e somatici che compaiono alla fine della fase luteale e si concludono con le mestruazioni.

Sia la sindrome premestruale sia il disturbo disforico premestruale sono caratterizzati da sintomi fisici ed emotivi. Nel secondo, tuttavia, si verificano sbalzi d’umore estremi che possono persino interrompere il lavoro e danneggiare le relazioni.

In entrambi i casi, i sintomi si manifestano da sette a dieci giorni prima dell’inizio del ciclo e continuano durante i primi giorni delle mestruazioni. Possono presentarsi gonfiore e dolore ai capezzoli, affaticamento, disturbi del sonno e alimentari. Nelle seguenti righe, tuttavia, ci concentriamo sui sintomi del disturbo disforico premestruale.

Donna depressa con gli occhi chiusi.


Epidemiologia

Il disturbo disforico premestruale è una grave variante della sindrome premestruale che colpisce circa il 5% delle donne in età fertile. Questa malattia si presenta già con il menarca in molte donne. La probabilità di soffrirne aumenta tra i trenta e i quarant’anni, rimanendo fino alla menopausa. In alcuni casi smette di manifestarsi spontaneamente.

Di solito i sintomi iniziano o si acuiscono dopo il parto, con l’età, con l’assunzione o sospensione dei contraccettivi orali o dopo aver subito un intervento chirurgico per la chiusura delle tube.

Tra le variabili cliniche associate al disturbo disforico premestruale vi sono il disturbo depressivo maggiore e la depressione postpartum, che a loro volta si presentano con maggiore frequenza dopo un diagnosi di PMDD.

Cause del disturbo disforico premestruale

È causato da fattori genetici, neurobiologici ed endocrini strettamente correlati tra loro. La comunità scientifica ritiene che possa trattarsi di una reazione anomala agli sbalzi ormonali legati al ciclo mestruale.

Gli studi sul campo hanno dimostrato una connessione tra iil disturbo disforico premestruale e bassi livelli di serotonina. Gli sbalzi ormonali possono causare una minore secrezione di serotonina, che porta ai sintomi del disturbo disforico premestruale.

Tabella dei sintomi del disturbo disforico premestruale

A partire dall’edizione del DSM III-R questo disturbo è stato incluso e studiato in psichiatria sotto il nome di disturbo disforico premestruale (PMDD). in seguito, nel DSM-IV, è stato incluso sotto la nomenclatura di disturbo disforico della fase luteale.

Nella classificazione ICD-10 non viene considerato un disturbo, e sono state evidenziate significative differenze sia nella bibliografia sia nella sua interpretazione e definizione. A ogni modo, il disturbo disforico premestruale è incluso tra i disturbi depressivi nel nuovo DSM-5.

Per poter formulare una diagnosi accurata, il medico deve conoscere la storia clinica della paziente e procedere con un esame fisico. Si consiglia di tenere un calendario o un diario dei sintomi per facilitare la diagnosi. Nello specifico, bisogna presentare cinque o più sintomi, tra cui un sintomo correlato all’umore.

Criteri diagnostici del disturbo disforico premestruale nel DSM-5

A. Nella maggior parte dei cicli mestruali devono presentarsi almeno cinque sintomi nella settimana che precede l’inizio delle mestruazioni; questi iniziano a migliorare alcuni giorni dopo l’inizio delle mestruazioni e diventano minimi o scompaiono nella settimana successiva.

B. Deve essere presente uno (o più) dei seguenti sintomi:

1. Intensa labilità affettiva.
2. Forte irascibilità o rabbia oppure aumento dei conflitti interpersonali.
3. Umore molto depresso, sensazione di disperazione o rifiuto di sé.
4. Ansia, tensione e/o sentirsi estremamente eccitate o nervose.

C. Deve essere presente anche uno (o più) dei seguenti sintomi, per un totale di cinque sintomi se combinato con i sintomi del Criterio B.

1. Diminuzione dell’interesse per le attività svolte abitualmente (lavoro, scuola, vita sociale, hobby).
2. Difficoltà di concentrazione.
3. Letargia, affaticamento o grave mancanza di energia.
4. Alterazioni nell’appetito: tendenza a mangiare troppo o voglia di mangiare cibi specifici.
5. Ipersonnia o insonnia.
6. Sentirsi sopraffatte o fuori controllo.
7. Sintomi fisici come dolore al seno o gonfiore, dolori articolari o muscolari, sensazione di “gonfiore” o aumento di peso.

Nota bene: i sintomi nei criteri A-C devono essere stati soddisfatti per la maggior parte dei cicli mestruali dell’anno precedente.

D. I sintomi sono associati a disagio clinicamente significativo.

E. Il disturbo non è semplicemente un’esacerbazione dei sintomi di un altro, come il disturbo depressivo maggiore, il disturbo da attacchi di panico, il disturbo depressivo persistente (distimia) o della personalità. Può tuttavia coesistere con uno di essi.

F. Il criterio A deve essere confermato da valutazioni giornaliere prospettiche per almeno due cicli sintomatici. (Nota bene: la diagnosi può essere effettuata provvisoriamente prima di questa conferma).

G. I sintomi non possono essere attribuiti agli effetti fisiologici di una sostanza o a un’altra condizione medica (per esempio l’ipertiroidismo).

Il dibattito

Le categorie diagnostiche del DSM-5 hanno sollevato numerose polemiche in quanto a eccessiva patologizzazione; il disturbo disforico premestruale è al centro di questa controversia. Questa patologia appare nel DSM-5 all’interno dei disturbi depressivi e si riferisce prevalentemente all’umore della donna nei giorni precedenti alle mestruazioni.

La domanda è: possiamo definire metà della popolazione come individui con disturbi mentali una volta al mese? Un naturale processo fisiologico può diventare una vera e propria patologia a causa delle reazioni che interessano alcune donne durante le mestruazioni? Il dibattito resta aperto.