Dolore provato: siamo molto di più

Delle volte ci autodefiniamo sulla base del dolore che abbiamo vissuto, delle ferite che fanno parte del nostro passato. Eppure siamo molto più di questo; anche la nostra capacità di resilienza conta.
Dolore provato: siamo molto di più

Ultimo aggiornamento: 01 ottobre, 2021

Siamo molto più del dolore provato e che in passato ci ha spezzato. Valiamo molto più delle nostre ferite, di quelle che ogni tanto sanguinano ancora perché non siamo riusciti a guarire del tutto; di quelle suture della memoria che hanno la brutta abitudine di ripresentarsi per ricordarci che esistono anche le brutte giornate.

Siamo molto più di tutto quello che ci ha fatto soffrire e che inevitabilmente ha segnato per sempre la nostra storia. Valiamo più delle nostre lacrime amare, di quella sensazione di soffocamento in cui ci siete immersi e del dolore che deriva dall’impegno che mettiamo per continuare a lottare ogni giorno di più.

E questo perché anche non possiamo cancellare la sofferenza, fa parte del nostro percorso, ma anche i nostri punti di forza ci contraddistinguono nonostante i momenti in cui vorremmo sparire o in cui sentiamo di essere sul punto di cadere. Fidatevi: siamo più coraggiosi di quanto pensiamo, dobbiamo solo imparare a guardarci dentro.

A volte nel buio, nelle difficoltà, è possibile toccare la verità.

-Carmen Martín Gaite-

Occhio di donna che piange.

Il nostro più grande punto di forza: la resilienza

Sebbene la vita non sia sempre stata facile e anche se il cammino è pieno di ostacoli, tunnel e trappole, non possiamo definire noi stessi semplicemente sulla base delle nostre ferite, di quel dolore che ci ha schiavizzato a lungo e di quell’angoscia che invade ogni singolo poro della nostra pelle.

Sapete perché? Perché siamo molto più del dolore provato in un determinato periodo. Anche la nostra capacità di ripresa ha la sua importanza.

Avete mai riflettuto sugli sforzi fatti per uscire da una data situazione? O sulla capacità di andare avanti nonostante le tempeste e rimettere insieme i cocci?

Siete molto più di ciò che vi ha spezzato a un certo punto della vostra vita e che minacciava di distruggervi. Non limitatevi a definire voi stessi attraverso la sofferenza.

Al di là della stanchezza, dello sfinimento, della voglia di far nulla e di quel dolore lancinante che trascinavamo dietro, siamo riusciti a proseguire senza sapere bene verso dove, ma con la tenue speranza che prima o poi avremmo raggiunto la terra ferma. O, quantomeno, con la speranza di poter trovare sollievo da quel dolore che impediva di vedere oltre l’oscurità.

Di certo ci sono stati momenti di tutti i tipi. A volte siamo stati a un passo dalla resa, altre il coraggio si faceva strada a forza. Quel che è certo è che oggi siamo qui e lo dobbiamo alla nostra grande resilienza. Siamo riusciti a risalire a galla nonostante le difficoltà, perché in fondo sapevamo che dietro ogni ostacolo si nascondeva una lezione.

Magari in un primo momento non lo abbiamo capito e i perché ci martellavano, ma invece di lasciarci sommergere da una spirale di risposte per dissipare i dubbi, ci siamo armati di coraggio e abbiamo scelto di proseguire.

Anche se il mondo è pieno di sofferenze, è altrettanto pieno di persone coraggiose che lo stanno affrontando.

-Hellen Keller-

Siete molto piu del dolore vissuto.

La saggezza dietro il dolore provato

Forse non siamo ancora riusciti a sanare del tutto le nostre ferite o magari stiamo affrontando un processo di ricostruzione. Poco importa. La strada delle esperienze dolorose non è breve, anzi richiede lentezza, pazienza e consapevolezza.

O magari ci troviamo già sulla terra ferma, dopo aver navigato in mezzo alle tempeste. In ogni caso, l’importante è guardare oltre le esperienze vissute, scavare a fondo ed essere in grado di trarne una lezione.

Siamo molto più di quello che ci ha spezzato a suo tempo: anche la nostra capacità di rimettere insieme i cocci ha la sua importanza.

Spesso fuggiamo dalla sofferenza perché conosciamo, o per meglio dire temiamo, le conseguenze. Il problema è che non siamo immuni al dolore né possiamo sfuggire ai suoi artigli.

Tutti noi soffriamo, chi più, chi meno. Dunque, anziché concentrarci sul tentativo di vivere senza soffrire, dovemmo imparare a viverlo in modo diverso. Certo, non è facile, soprattutto quando significa affrontare circostanze ed emozioni spiacevoli, ma a cosa serve rimanere tra le macerie?

Ripartire da se stessi è possibile. Bisogna solo imparare a includere la sofferenza nella propria storia di vita, come un capitolo in più, ma non come caratteristica unica: c’è bisogno degli altri episodi per trovare un senso. Dunque, di cosa abbiamo bisogno?

  • Accettazione del dolore e dargli lo spazio necessario per smettere di autocondannarci così da evitare che i nostri giorni siano pervasi dai fantasmi del passato e per poter illuminare tutto quello che custodiamo in noi e che contribuisce a definirci: forza, capacità di lottare, voglia di vivere e continuare a nutrire speranze.
  • Quesito “a quale scopo?”. La risposta a questa domanda spesso implica più insegnamenti di quanto non possiate immaginare.

L’importante è non fermarsi in superficie, ma esaminare a fondo il dolore provato e tenere a mente che siamo molto di più di esso, che la vita è ricca di capitoli che hanno senso solo quando sono insieme. Perché la nostra storia vale più delle nostre ferite.

La crepa è quella fessura attraverso la quale entra la luce

-Rumi-

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