L'amarezza delle lacrime non versate

02 novembre, 2020
Le lacrime non versate fanno male perché si accumulano dentro di noi sotto forma di disagio. È allora che l'impotenza e lo sconforto prendono il sopravvento. Perché non piangiamo?

A volte veniamo invasi da un’angoscia profonda, la gola sembra stretta da un nodo e la mente entra in una strada senza via di uscita. Avvertiamo tristezza e impotenza. In quei momenti ci sembra di non poter fare nulla, anche con tutta la buona volontà. Neanche le lacrime hanno il coraggio di affacciarsi alla finestra. Cosa succede, perché non avviene questo sfogo? Perché non piangiamo? Avete mai provato l’amarezza delle lacrime non versate?

Sono tante le persone che dopo aver subito un duro colpo non riescono a liberare il proprio dolore. Un’esperienza negativa può scuotere così tanto da bloccarci, rendendoci prigionieri della sofferenza e incapaci di esprimere il nostro stato d’animo.

L’amarezza delle lacrime non versate: vorremmo piangere, ma non riusciamo. Vorremmo dare parole a questo sentimento che ci invade, ma non ne siamo capaci. Il problema è che il disagio diventa sempre più ingombrante. Come se, a poco a poco, le lacrime non versate ci affogassero dentro. Approfondiamo.

“Sono quasi morto per tutte le lacrime che non ho versato.”

Il cavaliere nell’armatura arrugginita, Robert Fisher –

Ragazza con gli occhi pieni di amarezza per le lacrime non versate.

L’amarezza delle lacrime non versate: perché non riesco a piangere?

L’incapacità di piangere può avere varie cause, dalla malattia al blocco emotivo. In primo luogo, dunque, è importante escludere un problema fisico.

Per esempio, la sindrome di Siögren è una malattia autoimmune per cui avviene la distruzione delle ghiandole che producono lacrime e saliva, sebbene possa danneggiare anche altre parti del corpo. L’effetto di questa malattia è secchezza degli occhi e della bocca.

Prima di dare per scontato che l’incapacità di piangere sia dovuta a problemi psicologici come la depressione, sarà bene chiedere al medico.

Cause psicologiche

Una volta scartata la causa fisica, è il momento di esplorare l’universo psicologico. In ogni caso, è bene tenere presente che non tutti gestiamo i problemi allo stesso modo. Ognuno ha un suo modo speciale di affrontare la realtà, tempi personali di reazione e il proprio bagaglio di strategie.

Così, ci sarà chi è capace di liberare le emozioni senza difficoltà, chi avrà bisogno di più tempo per elaborarle e chi, per qualche motivo, resta bloccato come contraccolpo.

Se il problema ha radici psicologiche, è di solito collegato a una cattiva gestione delle emozioni. Si tratta di una reazione che può essere circoscritta, ma a volte sintomo di una depressione e altri fattori. Se l’incapacità di piangere si verifica durante l’elaborazione di un lutto, e si protrae nel tempo, potrebbe indicare uno stato di lutto patologico.

È importante tenere presente cosa significa, per ognuno di noi, piangere. A volte l’educazione ricevuta ci porta a pensare che sia negativo, un gesto di debolezza. Molti tendono infatti a reprimere le lacrime per paura di essere considerati fragili o vulnerabili, fino a quando non occorrerà più reprimerle perché diventa un automatismo.

In altri casi, a bloccare è la paura di entrare in contatto con se stessi. In  un caso o nell’altro, questo atteggiamento non è salutare, porta ad accumulare rabbia e aggressività, addirittura a somatizzare.

“Le lacrime versate sono amare, ma le più amare sono quelle che non vengono versate.”

– Proverbio irlandese –

Liberare le emozioni con le lacrime

William Frey, psichiatra al Saint Paul Ramsey Medical Center, assicura che le lacrime sono necessarie quanto i sorrisi. Sebbene non abbiano il potere di risolvere i problemi, alleviano la tensione e la tristezza, facilitano la conoscenza di sé e la connessione con gli altri.

Le lacrime sono parte di noi, sono un meccanismo di difesa e sfogo. In altre parole, un modo per liberare la tensione accumulata, indipendentemente dalla situazione. Per questo motivo è importante permettere a noi stessi di esprimerle.

Lauren Bylsman, ricercatrice presso l’Università di Pittsburgh, afferma che piangere aiuta il corpo a recuperare il proprio stato di omeostasi, ovvero di equilibrio, che era stato alterato.

Il pianto libera adrenalina e norepinefrina, ormoni che vengono secreti in quantità eccessive nelle situazioni di stress e che possono essere pericolose. Questo produce uno stato di tranquillità e sollievo fisiologico, quindi il corpo si rilassa.

Ciglia con lacrima.

Secondo uno studio condotto dal biochimico William H. Frey, le lacrime versate in una situazione negativa o drammatica rilasciano endorfine, prolattina, potassio, cloruro di magnesio e altre sostanze come l’adrenocorticotropina e la leucina-encefalina. Il disagio fisico ed emotivo si riduce grazie alla sensazione prodotta da questo sfogo emotivo.

Tecniche di sfogo emotivo

Reprime le lacrime o non riuscire a piangere favorisce l’accumulo di malessere. È come essere alla deriva in un oceano di sofferenza senza salvagente o terra in vista.

Esistono, tuttavia, alcune strategie che possono aiutarci a rilasciare la tensione accumulata e, finalmente, a far cadere le prime lacrime.

  • Vuoto nella mente. È una tecnica che aiuta a scendere in profondità. Il primo passo è chiedersi cosa ci rende tristi o cosa ci impedisce di stare bene. Una volta identificato il motivo, proveremo a rispondere a noi stessi: “sento che…”, “mi fa male che…”; in seguito penseremo a come agire in futuro e cosa fare per riacquistare quella tranquillità di cui abbiamo tanto bisogno.
  • Scrittura terapeutica. La scrittura ci consente di far emergere il nostro stato d’animo. Aiuta a liberare i sentimenti e a districare quella matassa interiore che ci imbriglia. Questo esercizio consiste nel descrivere i nostri sentimenti senza riflettere troppo. L’importante è che la scrittura sia spontanea.
  • Rivedere le proprie convinzioni. Riflettere sull’idea che abbiamo del pianto è altrettanto importante. Forse potremmo scoprire alcuni freni o false credenze che ci impediscono di piangere. Pensieri come “le lacrime sono per i deboli” o “gli uomini non piangono”, “a che serve piangere?” sono un esempio.
  • Parlare con una persona di fiducia. Rivolgersi a una persona capace di ascoltare, che ci faccia sentire compresi e sostenuti può essere un valido modo per sentirci capiti e poter liberare le nostre emozioni. Certo, non tutti ne sono capaci. Dobbiamo scegliere chi ci trasmette fiducia, sicurezza e calma.

Un gesto di coraggio contro l’amarezza delle lacrime non versate

Piangere è un gesto liberatorio e sano capace di trasformare la tensione in espressione del nostro mondo interiore. Ci aiuta a scaricare la pressione di cui, a volte, restiamo prigionieri.

In poche parole, facilita lo sfogo emotivo e rilassa. In questo modo inizieremo a sentirci più sicuri e potremo valutare gli eventi sotto una nuova prospettiva.

Le lacrime, inoltre, comunicano. Fanno appello all’empatia e al sostegno altrui. Spuntano quando le parole non riescono a descrivere ciò che trabocca dall’anima, quando non siamo in grado di spiegare come ci sentiamo a causa della troppa intensità.

Piangere non è un segno di debolezza, bensì di coraggio. Il coraggio di trasmettere la profondità dei nostri sentimenti. Come diceva lo scrittore statunitense Washington Irving: “C’è qualcosa di sacro nelle lacrime. Non sono un segno di debolezza, ma di potere. Sono messaggere di un dolore travolgente e di un amore indescrivibile”.

“Le lacrime sono il sangue dell’anima”.

– Sant’Agostino –