Domanda del miracolo: di cosa si tratta?

18 giugno 2018 in Psicologia 0 Condivisi
Punto interrogativo la domanda del miracolo

Immaginiamo che suona la sveglia e una volta alzati ci accorgiamo che si è verificato un miracolo e tutti i nostri problemi sono scomparsi. Come potremmo accorgerci che non esiste più quel problema per il quale siamo andati in terapia?  L’approccio basato sulla domanda del miracolo inizia così…

Questa metodologia di lavoro fa parte della terapia centrata sulle soluzioni, il cui massimo rappresentante è Steve de Shazer. Il lavoro è volto a individuare le eccezioni nella vita del paziente, ovvero situazioni nelle quali il problema non è presente potenziandole e massimizzandole il più possibile.

La terapia centrata sulle soluzioni rientra nel gruppo delle cosiddette terapie brevi, di circa dieci sessioni. Con la domanda del miracolo si vuole aiutare il paziente ad accorgersi in fretta di come cambierebbe la sua vita se il suo problema non esistesse o sparisse all’improvviso.

A volte siamo così tanto immersi nei nostri problemi che mettiamo da parte tutte le cose belle che ci succedono ogni giorno, ci concentriamo solo sulle cose negative e siamo incapaci di uscire da questa spirale. Con questa domanda può avvenire un miracolo: accorgerci di cosa succederebbe se avessimo di nuovo la fortuna di svegliarci e non avere quel problema.

Miracolo, un ragazzo guarda una candela accesa

Cosa ci impedisce di fare quello che vogliamo?

“Potremmo accorgerci che il nostro problema è scomparso se ci alzassimo e non sentissimo più quel dolore nel petto. Se potessimo fare colazione tranquillamente senza guardare ogni due minuti l’orologio, se potessimo svegliare i nostri figli senza fretta e dire loro quanto li amiamo. Ce ne accorgeremmo perché baceremmo il nostro partner e appena svegli saremmo già coscienti di quanto siamo fortunati avendo una famiglia e un lavoro. Dimenticheremmo per un momento il nostro stress e ci godremmo il piacere di fare colazione tutti insieme”.

La domanda del miracolo deve essere formulata da un terapeuta specializzato, che guidi la narrazione del paziente portandolo a vedere tutti i dettagli che gli stanno sfuggendo concentrandosi sul suo problema. Lo aiuta a capire cosa è cambiato e cosa ha abbandonato a causa del problema.

Guardarci dentro e immaginare cosa succederebbe se “stessimo bene” ci permette di individuare i fattori di cambiamento e gli obiettivi da raggiungere. C’è qualche fattore esterno che mi impedisce di ottenere quello che cerco o sono io che mi sto ponendo dei limiti? Molte volte siamo noi stessi a mettere la pietra sulla quale inciampare. Immaginare una quotidianità più bella ci aiuta anche a capire cosa vogliamo ottenere.

Miracolo, due amici pensando al futuro

Il lavoro dopo la domanda del miracolo

Dopo aver toccato con mano ed esserci resi conto di come il problema ha cambiato la nostra vita, arriva il momento di agire. La terapia centrata sulle soluzioni prevede anche la tecnica chiamata “effetto farfalla”. Questo esercizio ci aiuta a vedere che un piccolo cambiamento ne porta con sé tanti altri come in una reazione a catena.

Non possiamo stare fermi immaginando cosa potrebbe succedere o vedendo come stanno cambiando le cose, è il momento di prendere il controllo della quotidianità e iniziare ad agire. Rendersi conto del peso che il problema ha nella nostra vita è forse il passo più difficile, ma una volta coscienti, è più semplice iniziare a lavorarci su.

La domanda del miracolo potrebbe essere considerata un punto di partenza, ma dopo rimane ancora molto lavoro da fare. I fattori di cambiamento e gli obbiettivi da raggiungere vengono decisi dal soggetto dopo aver capito cosa gli piace e quanto è limitato dal suo problema. Prendiamo il controllo e cominciamo a lavorare in questa direzione.

E adesso chiediamoci, che succederebbe se domani ci svegliassimo e tutto quello che oggi ci crea malessere scomparisse? Iniziamo a interrogarci su cosa potremmo cambiare nella nostra vita. Immaginiamo e creiamo le possibilità per un giorno migliore.

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