Anni di educazione scolastica, ma non sappiamo amarci

19 aprile 2016 in Emozioni 27 Condivisi

Incerto. Non idoneo. Iperattivo. Con scarsa motivazione. Sfacciato. Sono molte, moltissime le etichette che i nostri bambini ricevono durante la loro educazione scolastica. Sono invece pochi gli sguardi che si fermano a comprendere quale emozione si nasconda dietro ad ogni alunno difficile.

Risulta curioso che negli ambienti degli affari o della politica l’Intelligenza Emotiva è considerata imprescindibile e strutturale per ogni professionista, mentre le Istituzioni Educative, arretrate su tale versante, non la considerano una competenza da potenziare.

L’educazione scolastica deve darci competenze tali da renderci capaci di cavarcela da soli; non serve a nulla formare bambini adatti alle scienze o alla letteratura se prima non insegniamo loro cosa sia l’autostima, il rispetto o l’empatia.
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Il peso delle capacità cognitive continua a essere essenziale per il sistema scolastico. Le emozioni, invece, vengono viste come un “tabù” che è meglio limitare all’ambito del privato, nella solitudine di ogni bambino intento a conoscere se stesso in un mondo sempre più complesso.

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Un’educazione scolastica che forma menti, ma non persone

I bambini e gli adolescenti di oggi sono abili strateghi delle nuove tecnologie. Le emoticon dei loro messaggi di testo sono spesso il solo avvicinamento al mondo delle emozioni. Tuttavia, quando si allontanano dai loro cellulari, sono incapaci di gestire o prevenire situazioni come il bullismo, ad esempio.

Begoña Ibarrola, psicologa e ricercatrice, ci dice che negli istituti che hanno integrato l’Intelligenza Emotiva in aula e nel curriculum scolastico, i casi di bullismo sono scomparsi e il rendimento scolastico è notevolmente migliorato. È benaugurante, non c’è dubbio.

L’educazione scolastica ha l’obiettivo di formare le persone che un domani cambieranno il mondo: educhiamo, quindi, persone felici, capaci di essere allegre, intelligenti nel rispetto e brillanti nella speranza.
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Se adesso ci domandiamo per quale motivo non si dia avvio a questa trasformazione tanto necessaria per la nostra educazione, dobbiamo considerare i seguenti aspetti e riflettere un momento:

  • La stesura dei programmi viene in molti casi determinata da una tendenza politica, e ognuna opta per il piano di studi che considera più adeguato.
  • Il peso del fattore cognitivo continua a essere molto radicato nel nostro sistema scolastico, nonostante teorie come “le intelligenze multipli di Gardner” indichino una chiara necessità di lavorare sull’Intelligenza Emotiva dei bambini in maniera precoce.

Dobbiamo considerare, inoltre, che qualsiasi cambiamento a livello istituzionale richiede tempo. Risulta necessaria una chiara presa di coscienza sociale, perché investire nelle emozioni significa investire nella convivenza, nell’imparare a essere più inclini alle relazioni umane, al rispetto e a quel diverso punto di vista nel quale si lascia da parte la necessità di educare bambini perfetti per formare persone felici.

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Educhiamo bambini unici, non alunni identici

In una società cangiante come quella attuale e con un’elevatissima concorrenza professionale, non ci serve poi a molto formare alunni uguali, specializzati nelle stesse materie. È necessario far prevalere il valore umano, potenziare le capacità naturali del bambino perché scopra da solo la parte migliore di sé e la offra al mondo affinché “sia unico”.

Un aspetto da tenere a mente è che molte volte lasciamo ricadere sulle istituzioni scolastiche tutto il peso dell’educazione di un bambino. È un punto di vista erroneo: siamo tutti educatori attivi, la famiglia è un ambiente essenziale e idoneo da tenere fortemente in considerazione.

La famiglia: primo scenario dell’Intelligenza Emotiva

Dall’ambito delle neuroscienze non ci lasciano alcun dubbio: il contesto emotivo e favorevole nel quale crescerà il bambino nei suoi primi anni di vita determinerà in buona parte il suo successivo sviluppo, compresa la sua personalità.

  • La riconoscenza, la reciprocità, l’attaccamento sicuro e la comunicazione emotiva sono pilastri che permetteranno al bambino di crescere in libertà e con maturità.
  • Se desiderate mettere al mondo un bambino capace di rispettare gli altri, di ascoltare e di usare l’affetto prima dell’aggressività, fate da modello. Tenete a bada le vostre parole, giudizi e azioni; siate il suo miglior esempio.

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La scuola: un microcosmo del contesto sociale

La scuola per il bambino rappresenterà un chiaro esempio di quel mondo con il quale dovrà confrontarsi un domani. Le relazioni con i suoi simili e con le figure autoritarie (i maestri e i professori) gli serviranno per acquisire nuove e importanti competenze.

  • È dimostrato che negli istituti in cui si adottano consuetudini e strumenti emotivamente sani, i bambini sono molto ricettivi a tali conoscenze.
  • Le assimilano giorno dopo giorno perché vedono che sono funzionali, che sono strategie utili con cui poter migliorare le loro relazioni ed essere maggiormente assertivi al momento di prevenire attacchi o intavolare amicizie.
  • l’Intelligenza Emotiva si trasforma in un’abitudine capace di ottimizzare il apprendimento, di canalizzare l’ansia o i nervi. Tutto ciò porta a un miglioramento dei risultati scolastici e a un rafforzamento della personalità. Un dato veramente incoraggiante.
Educare significa imparare a lasciare un’impronta nel cuore dei bambini
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