Effetti dell’ansia sul cervello: labirinto dell’esaurimento

24 giugno 2018 in Psicologia 0 Condivisi
Ragazza che soffre di ansia

Gli effetti dell’ansia sul cervello sono devastanti. Il cortisolo, l’adrenalina e la norepinefrina ci mettono in allerta e sulla difensiva. In poco tempo, la mente diventa terreno fertile per pensieri irrazionali, paure che divorano e paralizzano e per tutte le emozioni che, come una sera fredda senza luna e senza stelle, oscurano completamente la nostra realtà. La verità è che sono davvero pochi gli stati psicologici in grado di raggiungere una tale intensità.

Gli studi demografici dimostrano che molte persone vivono afflitte da ansia cronica. Incapaci di percepire l’esistenza di altri modi di vivere la realtà, si lasciano trasportare dall’ansia senza sapere come reagire. Altri studi prendono invece in esame la cosiddetta ansia situazionale, ovvero parlare in pubblico, affrontare un colloquio di lavoro, un esame o perfino relazionarsi con gli altri sono tutti momenti che fanno sventolare la bandiera rossa di pericolo.

 “Il timore acuisce i sensi. L’ansia li paralizza.”

-Kurt Goldstein-

Tutti abbiamo fatto i conti con l’ansia. Se suddivisa in dosi precise, questa naturale risposta umana può agire da valido impulso per i nostri propositi; quando invece si diffonde in maniera incontrollata, può arrecare seri danni. In poco tempo, prenderà il controllo della nostra vita senza accorgercene. E quando ciò accade, tutto si deforma e perde consistenza, come un quadro di Kandinsky.Uomo scappa da ombra

Effetti dell’ansia sul cervello

Per capire meglio la portata dell’impatto ansiogeno sul cervello, innanzitutto bisogna fare una prima importante distinzione tra ansia e stress. Quest’ultimo deriva da un processo di attivazione fisiologico ottenuto come risultato di diversi fattori esterni. In altre parole, c’è sempre un elemento concreto che lo scatena, che si tratti della pressione al lavoro, di un eccesso di responsabilità, di problemi familiari o altro. Lo stress compare nel momento in cui ci rendiamo conto di non avere risorse a sufficienza per affrontare gli stimoli esterni.

L’ansia, invece, è un qualcosa di molto più complesso. A volte può comparire come conseguenza dello stress, ma in molte occasioni si tratta di un’emozione che ci troviamo a sperimentare senza sapere perché. Si tratta di un fattore interno che può fare la sua comparsa in diversi momenti, una risposta fisiologica che ci prepara alla fuga o alla lotta nei confronti di una minaccia (reale o meno).

Tutto ciò rende l’ansia diversa dallo stress e, a sua volta, molto più difficile da gestire. Vediamo perché.

Amigdala

L’amigdala è una piccola struttura presente negli strati più interni del cervello. Processa e interpreta tutti i segnali sensoriali che provengono dall’ambiente, allerta il cervello della presenza di una minaccia, di un pericolo dal quale difendersi. Si tratta di quel sensore istintivo (e a volte irrazionale) che ci fa reagire davanti a “pericoli” comuni come i ragni, il buio, l’altezza…

Effetti dell'ansia sul cervello

Ippocampo

L’ippocampo è vincolato alla memoria emotiva. Quando gli effetti dell’ansia sul cervello sono intensi e costanti nel tempo, questa struttura si troverà in forte difficoltà. Diventa più piccolo e questa alterazione causa gravi conseguenze, come perdita di memoria, problemi di concentrazione e stress postraumatico. Questi effetti sono molto comuni nei bambini vittime di maltrattamenti, costretti a vivere sotto il peso di un costante stato di paura, angoscia, pericolo.

A tal proposito, solo qualche mese fa è stata pubblicata sulla rivista Neuron una scoperta interessante e incoraggiante. Si è scoperto che le cellule responsabili dell’ansia si trovano proprio nell’ippocampo, dato che ci fa sperare nella possibilità di sviluppare farmaci più precisi volti a combattere questo disturbo.

Cortisolo, norepinefrina e adrenalina

Inquietudine, la sensazione di allerta, tensione muscolare o tachicardia sono conseguenza dell’azione di diversi neurotrasmettitori. Gli effetti dell’ansia sul cervello si devono a questa infallibile (quanto temibile) azione congiunta di cortisolo, norepinefrina e adrenalina.

Così, mentre l’amigdala si incarica di individuare il pericolo, questi neurotrasmettitori ci spingono a reagire. Il cervello ci chiede di difenderci, scappare e reagire. A tale scopo, fa affluire più sangue ai muscoli, accelerando il cuore e portando più aria ai polmoni.

Questo stato di allarme può essere realmente d’aiuto qualora la minaccia sia “reale”. Al contrario, quando non è così e l’attivazione fisiologica è costante, sorgono vari problemi: cattiva digestione, cefalee, ipertensione, rischio di incidenti cerebrovascolari…

Ragazza che medita

Come possiamo contrastare gli effetti dell’ansia sul cervello?

L’ansia è una risposta fisiologica, non basta quindi ripetersi di calmarsi e che tutto andrà bene. Se il cervello stabilisce la presenza di un pericolo, i nostri ragionamenti serviranno a ben poco. Di conseguenza, è consigliabile iniziare a lavorare a livello fisiologico, organico e corporeo.

  • Convincete il vostro corpo che non esiste nessuna minaccia. In che modo? Praticando il rilassamento, la respirazione profonda, mettendolo in “pausa” in modo che si fermi anche il cervello.
  • Trasformate l’ansia in un vantaggio. Gestire l’ansia non è una questione di forza di volontà. Non si tratta di far sparire tale realtà psico-fisiologica dal cervello. Si tratta di sopportarla, di usarla a nostro favore. Per riuscirci, possiamo far uso delle terapie artistiche. Modellare l’argilla o dipingere, per esempio, possono servire a dar forma a quell’ansia che, come un mostro delle favole, può diventare piccola, inoffensiva e malleabile.
  • Nuove abitudini, nuove routine. A volte cambiare qualcosa nel nostro tran tran quotidiano può fare la differenza. Fare una passeggiata, andare ogni settimana a un concerto, conoscere gente nuova, iscriverci a yoga… Tutto può cambiare la percezione di allarme del nostro cervello per cominciare a vedere le cose in modo diverso.

Non bisogna esitare nemmeno a consultare un professionista qualora non si riuscisse a limitare lo stato ansiogeno. Nessuno merita di vivere afflitto dalla paura, di restare chiuso dietro le sbarre che l’ansia cronica, con il suo oscurare la realtà, ci costruisce attorno.

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