Empatia strumentale alla base della manipolazione

01 novembre, 2020
L'empatia strumentale è spesso messa in atto dai profili narcisisti e psicopatici. Si tratta di persone che intuiscono le realtà emotive altrui, ma che scelgono di sfruttarle a proprio vantaggio.

L’empatia strumentale è quella dimensione spesso tipica della persona psicopatica o narcisista. A differenza di quello che si potrebbe pensare, questi profili leggono le nostre emozioni e si identificano in esse. Una volta fatto ciò, tuttavia, si avvalgono di tale connessione per manipolarci, per attirarci a sé e per raggiungere il loro obiettivo, senza provare alcun rimorso.

Nel tessuto sociale, l’empatia rappresenta quanto positivo e auspicabile. Dimentichiamo, però, il rovescio della medaglia, meno luccicante e complesso, di questa dimensione. Ci capita spesso di ripetere a noi stessi che le persone in grado di ferire gli altri, fisicamente e psicologicamente, sono prive di empatia.

Ciononostante, uno studio pubblicato sulla rivista Brain, condotto dalle dottoresse Harma Meffert e Valeria Gazzola, mette in luce un aspetto che è importante tenere in considerazione. Il sistema dei neuroni specchio, che ci offre la capacità di sincronizzarsi con le emozioni altrui, è attivo anche negli psicopatici che hanno compiuto azioni criminali. 

In questi profili la connessione con gli altri è breve, episodica e orientata a specifici obiettivi. Non sembrano dunque privi di empatia, eppure non nutrono una reale preoccupazione verso chi soffre, poiché raramente arrivano si identificano con le emozioni altrui. Sembra prendere forma in loro il chiaro desiderio di strumentalizzare gli altri.

Chi combatte con i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro.

– F. Nietzsche-

Donna arrabbiata con sguardo fisso.

L’empatia strumentale: sento il tuo dolore, ma non mi importa

Nel campo delle neuroscienze cognitive sono state fatte diverse scoperte riguardo alla comprensione del comportamento umano. Tra queste che l’empatia prende forma in diverse aree del nostro cervello. Sono dunque necessarie diverse abilità per entrare in contatto con le realtà altrui, per sapere cosa prova l’altro, cosa può pensare e cosa potremmo sentire noi al suo posto.

Esperti in materia, come il Dottor Frans de Waal noto primatologo, ci fanno notare che a volte questi meccanismi possono presentarsi in modo diverso, variare di persona in persona. Questo significa che alcuni individui (primati inclusi) percepiscono la realtà emotiva dei propri simili e sono motivati ad agire per aiutarli.

Altre persone, invece, riconoscono le emozioni altrui, ma scelgono comunque di non fare nulla. Non sentono quell’esigenza, quella motivazione all’azione.

C’è poi una terza via, quella sulla quale si fonda l’empatia strumentale. Ci riferiamo a quegli individui consapevoli delle emozioni altrui e che se ne servono a proprio vantaggio. Manipolano e feriscono senza rimorsi né un esame di coscienza.

Manipolare gli altri.

Caratteristiche dell’empatia strumentale

Le persone che ricorrono all’empatia strumentale sono spesso tanto affascinanti quanto ambigue, perché ci portano a pensare che siano davvero preoccupati per noi. Ci convincono dell’autenticità di quel sentimento e che i loro comportamenti siano nobili. Eppure, hanno uno scopo ben preciso.

Come anticipato, questi tratti sono comuni tra i soggetti psicopatici e persino tra i narcisisti, ma anche le persone con secondi fini ed egoiste. Questi individui sono dotati di empatia, ovvero capiscono cosa provano gli altri osservandone i comportamenti, le espressioni, il tono della voce, etc.

Comprendono, ma non vanno a fondo, non raggiungono mai l’empatia affettiva, quella dimensione in cui “si sente” sulla propria pelle quello che sta provando l’altro.

Christian Keysers, dell’Università di Groningen, ci segnala che le persone dal profilo psicopatico provano emozioni, eppure la loro empatia sembra essere dotata di una sorta di “interruttore”. Questo significa che è un processo che si accende e si spegne.

Quando si palesa, lo fa per un breve istante, in una data occasione e per uno scopo. Queste personalità ottengono da noi precise informazioni per conoscere i nostri punti deboli e poterli sfruttare per manipolarci.

Come comportarsi con una persona la cui empatia non è emotiva?

L’empatia strumentale non è paragonabile all’empatia emotiva. Non esiste una connessione profonda, la persona non si mette nei nostri panni e non nutre alcun desiderio di volerci aiutare. A breve e a lungo termine, inoltre, ci danneggia, ci rende vulnerabili. Sorge spontaneo chiedersi come comportarsi in questi casi.

Secondo uno studio condotto nel 2011 e pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology, è dimostrato che gli individui dal profilo narcisista sanno che gli altri non hanno una buona opinione di loro, che non ispirano fiducia. Ciò, tuttavia, non le preoccupa né è un motivo valido per provocare in loro dei cambiamenti.

Si tratta, dunque, di personalità in cui riconosciamo assenza di contatto emotivo autentico, ma anche un disinteresse verso possibili danni da loro provocati e verso l’opinione negativa nei loro confronti.

Figure con elevati livelli patologici, in cui spesso si manifestano molti altri disturbi mentali. Raramente, dunque, si rivolgono a un professionista o accettano un aiuto per mettere in atto un cambiamento.

Uomo che usa la empatia strumentale.

Randall Selekin, dell’Università dell’Alabama, è un esperto di personalità psicopatiche e attualmente sta conducendo dei programmi di “rimodellamento mentale” per lavorare su questi aspetti. Lo scopo è molto ambizioso: riattivare in questi individui l’empatica emotiva.

Da parte nostra, se riteniamo che una persona a noi vicina faccia uso di empatia strumentale, dobbiamo prendere le distanze. Una barriera per la sicurezza personale.

  • De Waal, Frans. The age of empathy: Nature’s lessons for a kinder society. Broadway Books, 2010.
  • Decety, J. (2015). The neural pathways, development and functions of empathy. Current Opinion in Behavioral Science, 3, pp. 1-6.
  • Shirtcliff, E. A., Vitacco, M. J., Graf, A. R., Gostisha, A. J., Merz, J. L., & Zahn-Waxler, C. (2009). Neurobiology of empathy and callousness: Implications for the development of antisocial behavior. Behavioral Sciences and the Law. https://doi.org/10.1002/bsl.862