Espronceda: biografia di un poeta romantico

21 Marzo 2019
José de Espronceda è uno dei maggiori esponenti del romanticismo spagnolo. Le opere di questo autore sono note, ma sappiamo come interpretarle? Sappiamo che eroe si nasconde dietro il pirata? Oltre alla sua indiscussa attività letteraria, fu coinvolto in innumerevoli scontri a causa delle sue idee.

Il più grande poeta del primo romanticismo spagnolo è senza dubbio José de Espronceda. Il suo nome, insieme a quello di Larra o di Bécquer, anche se quest’ultimo è tardivo, spicca tra tutti gli altri quando ci si riferisce al romanticismo.

La poesia di Espronceda è ben nota soprattutto in ambito letterario. Non è difficile trovare saggi sulla sua opera ed è persino possibile imbattersi in studi comparativi tra il poeta spagnolo e Lord Byron.

La sua poesia è caratterizzata dal gusto per il contrasto, le descrizioni, l’abbondanza di aggettivi.. Espronceda si ispira alle figure della storia, ma anche a quelle leggendarie. È un romantico ribelle, disperato, che partecipa alla vita politica. Per questo motivo, in un certo senso, ci ricorda profondamente un altro romantico, il romantico dei giornali: Larra.

Espronceda coltivò diversi generi, come il romanzo, con Sancho Saldaña, o il teatro, oltre a scrivere in diverse occasioni come giornalista. Ma la sua attività più conosciuta è indubbiamente la poesia. Ad esempio in Spagna, sua terra natale, non esiste studente che non conosca i versi de La Canción del Pirata.

In questo articolo, vi invitiamo a scoprire un po’ di più sulla vita e le opere di Espronceda. E magari trovare una risposta ad alcuni interrogativi quali: perché proprio un pirata come protagonista principale? Può un pirata essere un eroe romantico?

Nave alla deriva

Vita di Espronceda

José de Espronceda nacque ad Almendralejo (Estremadura, Spagna) nel 1808. La politica e la letteratura segnarono ben presto la sua vita. Già in gioventù, tentò di vendicare la morte di Rafael del Riego (generale e politico spagnolo) e fondò un’associazione rivoluzionaria segreta per la quale fu poi confinato in un monastero. A quel tempo, iniziò a comporre Pelayo, un poema epico sulla conquista musulmana della Spagna, rimasto incompleto.

Dopo aver aver scontato il periodo di reclusione, tornò a Madrid, dove non rimase a lungo. Il contrasto delle sue idee con la realtà del paese lo avrebbero condotto all’esilio. Prima a Gibilterra, poi a Lisbona e infine a Londra. La sua vita fu segnata da carcerazioni ed espulsioni a causa delle sue idee. Successivamente, e dopo un soggiorno a Parigi, fece ritorno in Spagna.

Espronceda fu chiaramente influenzato da Lord Byron. Byron introdusse l’ultimo addio nel finale delle sue poesie, cosa che fece anche Espronceda. Entrambi citavano Platone e Orazio, spiegavano le fonti delle loro poesie e prendevano Aristotele come modello. Il critico letterario Esteban Pujals dedica uno studio a questa relazione, raccolta in Espronceda e Lord Byron (1951). In essa sottolinea che mentre Byron si distingue nell’epica e nella narrativa, Espronceda è superiore nella poesia lirica.

Parallelamente alla sua carriera letteraria, sviluppò un’importante attività politica. Negli ultimi mesi di vita, come risultato della sua attività politica, fu parlamentare del Partito progressista. Tuttavia, morì prematuramente all’età di 34 anni a causa della difterite. Alla sua morte era già considerato un grande poeta di successo. Per questo motivo, le esequie furono accompagnate dalla partecipazione e dal dolore della Spagna dell’epoca.

Classificazione delle sue opere

  • Poemi politici, patriottici e libertari: con “A la patria“, attacca il dispotismo che regnava in Spagna in quel periodo, rimpiangendo la morte degli esuli. In questa stessa categoria troviamo il sonetto “A la muerte de Torrijos y sus compañeros”.
  • Poesie sull’ostilità dei romantici verso le convenzioni sociali e la loro aspirazione a una libertà assoluta: in questo senso spiccano poesie come “El reo de la muerte“, “La Canción del Pirata” o “El verdugo“. Descrivono personaggi marginali e tipici del romanticismo. Con “El Canto del Cosaco” acquista una dimensione sociale e umanitaria affrontando una poetica dominata dalla collettività.
  • Poemi filosofici: in questo gruppo troviamo: “A Jarifa en una orgía”, “A una estrella” e “Himno al Sol”.

Si dovrebbero includere anche le poesie di transizione in cui Espronceda imita i suoi modelli: Jovellanos, Wordsworth … Sono poesie in cui il sé romantico soggettivizza il paesaggio e la realtà, e dove appare una visione rarefatta del locus amoenus.

Le poesie di Espronceda

Tralasciando El Diablo Mundo, le poesie costituiscono la sua produzione più innovativa. Sono sei e, come abbiamo anticipato, descrivono personaggi marginali. La prima poesia si trova nel romanzo Sancho Saldaña e si intitola “La Cautiva” e, sebbene non sia la più innovativa, parla di questioni come la ribellione e la sottomissione.

La Canción del Pirata” è la più nota. In essa vi è l’esaltazione dell’eroe romantico;  il pirata il cui unico obiettivo è quello di vivere in libertà, senza mai sottomettersi. Il pirata rappresenta l’eroe individuale, un personaggio che possiamo ritrovare nella tradizione romantica europea. Non amando i valori del mondo, affronta il mare, navigando verso la libertà più assoluta.

“Qual è la mia barca? Il mio tesoro; Qual è il mio dio? la libertà; La mia legge? la forza del vento; la mia unica patria, il mare. ”

-José de Espronceda, La Canción del Pirata

Non c’è da stupirsi che sia stato considerato il primo poema romantico spagnolo. Inoltre, Espronceda proietta se stesso nei suoi eroi; lui, come il pirata, ama la giustizia e la libertà sopra ogni altra cosa. In “El Verdugo”, denuncia le ingiustizie e le pene troppo severe del sistema, reclamando sanzioni commisurate ai crimini commessi.

I suoi eroi sono proiezioni simboliche del proprio Io di poeta. Rappresentano i simboli della ribellione individuale contro una ricca borghesia che manca di sensibilità. Da qui la scelta di personaggi marginali, come il mendicante o il pirata, che vivono al di fuori delle norme stabilite o che denunciano le cose che non amano del mondo in cui vivono. Espronceda alza così la sua bandiera, con gli eroi che rappresentano la libertà.

Opere di Espronceda

Espronceda e poemi narrativi

El estudiante de Salamanca  (1840) è un ampio poema narrativo che affronta l’ossessione di un personaggio, Don Felix, di voler conquistare ogni donna in qualsiasi situazione. È diviso in quattro parti: presentazione dell’eroe; ritratto della vittima, Doña Elvira; vendetta e morte del vendicatore; e, infine, visita notturna della città di Salamanca. In questo lavoro, si evidenziano alcune delle principali caratteristiche del romanticismo, come l’esaltazione dell’Io, l’amore per i contrasti, la libertà assoluta, ecc.

L’azione si svolge in una notte lunga e intensa in cui si verificano diversi eventi. Il conquistatore Don Felix si innamora di Doña Elvira, ma la dimentica il giorno successivo, lasciandola sprofondare in un dolore intenso che la conduce alla morte. Don Diego, fratello di Elvira, cercherà di vendicare la morte di sua sorella. Da quel momento, compare la magia, il soprannaturale avvolge la notte e il mistero afferra i versi.

El Diablo Mundo è un’opera iniziata nel 1839 e rimasta incompiuta. È uno dei poemi più interessanti e ambiziosi di Espronceda. In esso si può apprezzare il profondo pessimismo degli ultimi anni del poeta, il pessimismo del rivoluzionario romantico.

Condanna i conservatori, possiede una forte carica metafisica e simbolica, esplora temi come la libertà, l’esistenza di Dio, ecc. Il male si trova a ogni angolo, anche nei cuori degli uomini. La società è stata corrotta dall’ipocrisia e dall’ignoranza del dolore altrui. La libertà sembra non esistere e, nel mondo, non c’è spazio per la purezza e l’innocenza.

El Diablo Mundo è un canto di ribellione contro il sistema, contro le leggi che governano il mondo. Un mondo caotico, avvolto nella disperazione… Espronceda, da buon romantico, è riuscito a catturare nei suoi versi il desiderio della libertà individuale, quella libertà che sembra non esistere, che ci hanno sottratto e alla quale solo un pirata può avvicinarsi.

“È un Dio il Dio che strappa la speranza, frivolo, ingiusto e spietato tiranno del cuore dell’uomo, che lo incatena e che a morte eterna il peccator condanna?”

-José de Espronceda, El Diablo Mundo

  • Pujals, E., (1951): Espronceda y Lord Byron. Madrid, Consejo Superior de Investigaciones Científicas.