L'eterno ritorno di Nietzsche

Se oggi vi dicessero che rivivrete le esperienze fatte un migliaio di volte, come vi sentireste? È proprio questa la domanda alla base del concetto di eterno ritorno di Nietzsche e il vitalismo che pervade la sua filosofia.
L'eterno ritorno di Nietzsche

Ultimo aggiornamento: 25 settembre, 2022

Il pensiero rivoluzionario di Nietzsche mise a freno la concezione cristiana che aveva governato il mondo occidentale e concepisce il mondo e l’uomo da un’altra prospettiva. Cosa intende per eterno ritorno? Qual è il valore di questa dottrina?

Con la famosa frase “Dio è morto”, Nietzsche cerca di spiegare brevemente un principio complesso: gli esseri umani sono disposti a smettere di credere in un’entità superiore, un pastore del gregge che porterebbe alla svalutazione dei valori supremi e della legge morale.

Al contrario, comprende che l’individuo, con un atteggiamento da superuomo che rifiuta la moralità del gregge, riesce a farsi carico della propria vita allontanandosi dalla visione deterministica dell’esistenza.

Chi era Nietzsche?

Uno dei più importanti filosofi occidentali del XIX secolo, Friedrich Nietzsche nacque nel 1844 in Germania. La madre voleva che diventasse pastore, così vent’anni dopo entrò all’Università di Bonn per studiare teologia.

Tuttavia, e nonostante il malcontento della madre, l’anno successivo si trasferì all’Università di Lipsia per studiare filologia classica.

Influenzato dai pensieri di Arthur Schopenhauer e dalla musica di Richard Wagner, si interessò alla filosofia e finì per creare opere rivelatrici. Tra le più note: La nascita della tragedia dallo spirito della musica , Così parlò Zaratrusta e La gaia scienza.

Nelle sue opere sviluppa la sua interpretazione della tragedia nell’antica Grecia, la morte di Dio, la fine della religione come modello di valori nella società moderna e l’eterno ritorno.

Dal suo punto di vista nichilista, il cristianesimo aveva inventato un mondo ideale e inesistente che limitava la libertà dell’individuo.

Alla fine del 1889 ebbe un esaurimento nervoso irreversibile e, con evidenti segni di follia, fu ricoverato alla clinica psichiatrica di Basilea. Mentalmente instabile, si isolò in una casa di famiglia che condivideva con la sorella Elisabeth a Weimar. Morì il 25 agosto 1900.

Foto Nietzsche.

Il tempo secondo una concezione culturale

Come concepiamo il tempo? Come una freccia. In altre parole, con un inizio (passato), un presente e una consumazione finale (chiamata teologicamente come la fine dei tempi).

Per i greci il tempo era ciclico. Usavano due parole per riferirsi al tempo: k airós e cronos. La parola kairós rappresenta il tempo opportuno e di profonda attualità che ricorre nel tempo cronos (quello cronologico, che semplicemente trascorre).

“I primi greci pensavano che il passare del tempo si estendesse dal caos al cosmo, per poi tornare al caos e così via, in un ciclo eterno. Vale a dire che tutto ciò che nasce in natura, cresce, diventa e muore, poi rinasce e ripete il ciclo”.

-Lucas Gabriel Cantarutti-

Trovarsi nel kairós significa sentirsi in sintonia con il momento presente. In parole semplici, si tratta di prendere decisioni consapevoli nel qui e ora. Prendere possesso della propria vita e capire che non comanda il caso o il destino.

Nietzsche era contrario alla concezione del tempo basata sulle idee del cristianesimo e all’idea del tempo come una freccia, perché questo sguardo escatologico porta ad aspettarsi sempre qualcosa di meraviglioso, ignorando i propri desideri.

Il filosofo proponeva un’esistenza autenticamente amabile, a prescindere da un futuro promettente e considerando il presente come la vita stessa.

Donna felice che salta.
Per Nietzsche il presente è tutto.

L’eterno ritorno di Nietzsche

Questa idea non dà per scontata la possibilità di vivere in cicli infiniti. È una questione ipotetica più che un fatto. Non è posta in termini di reincarnazione, ma dovrebbe essere un test riflessivo sulla volontà e l’esistenza.

I negazionisti di questa concezione suggeriscono che gli eventi sono frutto del destino o del caso e che non dipendono dalla nostra volontà. Per loro, la vita è crudele e ingiusta, in attesa del paradiso celeste. In questo senso, avrebbe senso solo in futuro.

Al contrario, Nietzsche si ispirava al principio esistenziale secondo cui non bisogna concentrare le aspettative di vita su una promessa futura. Piuttosto, proponeva di vivere il presente con tale intensità da desiderare ripeterlo con il bene e il male, con gioie e dolori. Il motto moderno sarebbe godersi il presente così tanto da volerlo rivivere.

L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere!». Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: «Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina»?

-Friedrich Nietzsche-

Un’affermazione di vita, poiché l’eterno ritorno si costruisce in ogni decisione, in ogni momento. Attraverso questo concetto, Nietzsche cerca di risvegliare la volontà umana.

La dottrina della vita del superuomo, disposto a rovesciare la moralità decretata dal cristianesimo, insieme a greggi che obbediscono e pastori che predicano; creare una nuova moralità in cui l’uomo è giudice e carnefice di se stesso.

Stiamo conducendo un’esistenza che vale la pena di rivivere più volte? Stiamo traendo massimo profitto dalle esperienze vissute o queste sono effimere? Cosa vorremmo cambiare?

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