Famiglia sacrificante: quando i sacrifici si pagano con l’affetto

· 10 ottobre 2017

La famiglia sacrificante è quella che educa al “doversi sacrificare” per i membri che la compongono, quella che coltiva nei suoi componenti la necessità di rimandare i propri desideri e bisogni a favore del benessere familiare, nel suo insieme o in maniera individuale.

I suoi principi relazionali obbediscono ad una massima che può essere riassunta con “sacrificarsi significa essere accettati” o “dare la priorità ai bisogni altrui per non essere la pecora nera”. L’affetto professato e i benefici che apporta dipendono da questo, ovvero dal rendere la vita una continua catena di obblighi.     

I genitori sono i principali sacrificanti o martiri, che si fanno guidare dalla massima “la più grande soddisfazione sono i figli”. Le necessità manifestate dai figli, dunque, sono il filo conduttore della crescita.

La famiglia cresce e invecchia con quest’obbligo, che viene ereditato dai discendenti, e sulla base di ciò si dedicano cure ai vari membri e si presentano un’infinità di privazioni e rinunce a favore del bene comune.

Membri di una famiglia sacrificante

I genitori di una famiglia sacrificante

Quando i genitori sono i sacrificanti, i figli potrebbero sentirsi liberi di sviluppare diverse visioni della vita. Pertanto, si ribellano a tale pensiero, a tali parole o atti, cercando di far acquisire alla relazione con i propri genitori una prospettiva più sana.

Come afferma Giorgio Nardone, con queste inquietudini che non hanno scadenza, i figli “esortano i genitori a divertirsi di più, ad uscire, a viaggiare, mentre questi rispondono che se loro vogliono continuare a vestire alla moda, andare avanti con gli studi, avere una macchina, etc., devono continuare a sacrificarsi e impegnarsi”.  

Il punto chiave della loro visione del mondo e della famiglia risponde principalmente al dover preservare un’accondiscendenza continuativa nei confronti dei bisogni e dei desideri altrui. Lo considerano essenziale per garantire la stabilità e l’accettazione dell’altro membro.

Figlie di una famiglia sacrificante

Un altro modello di famiglia sacrificante si basa su “altruismi malsani” ed “egoismi malsani”, nei quali uno si gode i sacrifici fatti dall’altro. In questo senso, entrambi i membri hanno un ruolo potendo giocarsi la carta del sacrificio per dominare la relazione.

Ci sono ulteriori combinazioni possibili, che possono essere ugualmente perturbanti, come quelle che hanno inizio con competizioni di sacrifico a favore di obbiettivi esterni (comprare una casa, per esempio), creando così l’alibi perfetto per evitare di vivere con piacere il presente. L’obbiettivo? Godersi maggiormente il futuro.

Come vedremo di seguito, il modello relazionale di queste famiglie è altamente negativo. Questo perché danneggia l’amor proprio e la costruzione di un’autostima sana dei membri.

Figlia in gabbia

“Sacrificio” e “dovere”: parole che riassumono un modo di vivere

Nei casi più polarizzati, le parole “sacrificio” e “dovere” creano un’impronta determinante nella filosofia di vita. Quando l’altruista malsano è un genitore, ciò obbliga l’egoista malsano (figlio) a “pendere dalle sue labbra“. Come dice Nardone:

“Le relazioni sono spesso asimmetriche e chi si sacrifica, anche se apparentemente dimesso e sottomesso, è in una posizione vantaggiosa, poiché mediante le sue rinunce, ottiene superiorità facendo sentire gli altri sempre in debito o in colpa. Questo crea un gioco familiare imperniato su un sistema di debiti e crediti con slittamenti sul versante del ricatto morale.”

Tale condizione costituisce una sorta di modello di personalità che ingloba la persona, generando un danno immenso. In alcuni casi, la persona cresciuta in questo ambiente vedrà difficilmente soddisfatta la sua necessità di reciprocità, poiché impara a mettere da parte i suoi desideri per gli altri, quindi poche cose gli apporteranno la forza di cui ha bisogno.

Famiglia di procioni

Si ascoltano frasi del tipo “tu non comprendi il mio sacrificio, se non fosse per me…”, assumendo il ruolo di vittima principale. La vita per queste persone diventa una sepoltura, perché vedono continuamente i loro interessi e la loro vita seppelliti.

Il lascito emotivo di una famiglia sacrificante sventola la bandiera della contraddittorietà, dell’incapacità di godere del presente, dell’accettare i sogni degli altri come propri, della speranza svanita e della difficoltà nel maneggiare le abilità di auto-conoscenza che permettano di uscire dal tunnel.

Alcuni individui cercano modi inaspettati di abbandonare la soffocante atmosfera familiare nella quale gli obblighi, i ricatti e le preoccupazioni affogano le loro necessità. Altri ricercano costantemente il cambiamento, altri ancora aiutano a convivere, etc.

Ad ogni modo, identificare i modelli relazionali tipici della famiglia sacrificante è fondamentale per fare un passo verso la crescita personale ed elaborare le proprie priorità. Un aspetto che, senza dubbio, dovremmo tenere a mente ogni giorno.