Femminicidio e Donne di sabbia

28 Dicembre 2018
Nella sua opera teatrale, Donne di sabbia, Humberto Robles affronta il drammatico tema del femminicidio a Ciudad Juárez, in Messico.

Lo spettacolo Donne di sabbia di Humberto Robles porta a teatro il femminicidio. L’opera dà voce alle donne che hanno subito violenze terribili a Ciudad Juárez, Messico.

Tema attuale e sempre drammatico, il femminicidio viene denunciato attraverso l’opera di questo autore messicano. Con Donne di sabbia, Robles sostiene i familiari delle donne uccise in Messico.

Scrittore e sceneggiatore, Humberto Robles è anche un attivista per i diritti umani. Nel 2007 la stampa spagnola lo definì uno dei drammaturghi messicani più rappresentati in Sud America. È anche ritenuto uno degli autori teatrali più promettenti della scena contemporanea del suo paese. Con le sue opere, ha descritto le dure condizioni di vita delle donne messicane.

Il femminicidio a teatro

Con il suo spettacolo Donne di sabbia, Robles mette in scena il dramma del femminicidio nelle città messicane. Natalia, Micaela, Lilia Alejandra ed Eréndira raccontano la storia dei numerosi omicidi, violenze e sparizioni. Le attrici stesse sono state vittime di femminicidio.

Intercalate da poesie e statistiche, le testimonianze rivelano lo scarso interesse del governo messicano verso questi crimini. Il numero di donne scomparse o assassinate è desolante, ma non del tutto chiaro. Il clima di violenza continua a crescere senza che vengano prese contromisure concrete.

La parola “femminicidio” fa riferimento a crimini di odio, violenza e omicidio nei confronti delle donne. Definisce atti di estrema gravità che di solito avvengono in contesti di discriminazione di genere contro le donne e le bambine. A volte, le vittime subiscono una disumanizzazione impietosa.

Ciudad juárez femminicidio

Donne di sabbia: le vittime di Ciudad Juárez

Molte vittime di femminicidio sono accomunate da alcune caratteristiche: l’età (di solito sono giovani, dai 15 ai 25 anni) e le scarse risorse economiche. Fin dall’infanzia queste donne hanno dovuto darsi da fare per sopravvivere. Spesso la loro unica opportunità è lavorare in fabbrica o nelle maquiladoras.

Senza diritti e senza sostegno

Le maquiladoras sono fabbriche che producono o assemblano prodotti destinati all’esportazione, soprattutto verso gli Stati Uniti. Si tratta infatti di filiali di imprese americane che in Messico cercano mano d’opera più economica.

Queste giovani donne lavorano a turni di più di 12 ore al giorno e ricevono un salario minimo. Le condizioni lavorative sono precarie e non godono di alcun diritto. È per questo motivo che la scomparsa di una donna non è molto allarmante: l’abbandono del lavoro è normale.

L’aspetto più drammatico è rappresentato dal fatto che quasi tutte le lavoratrici di queste fabbriche conoscono almeno una ragazza scomparsa.

Croci rosa, simbolo delle donne scomparse per femminicidio

La denuncia del primo caso di sparizione risale ormai a più di 20 anni fa. Il primo femminicidio documentato è quello di Alma Chavira Farel, di soli 13 anni. Il suo corpo fu trovato il 23 gennaio del 1993. Era stata aggredita sessualmente e strangolata. Con lei, cominciò l’orrore denunciato dalle croci rosa.

Una marea rosa di ribellione

Lì dove si verifica una scomparsa, i familiari della vittima dipingono, piantano o appoggiano croci rosa su fondo nero. È il simbolo della protesta contro il femminicidio. Purtroppo, le autorità spesso le cancellano o le fanno sparire per reprimere le denunce nascondendole alla vista.

Anche le manifestazioni popolari contro questi avvenimenti sono piene di croci rosa. Sono portate da parenti, amici e tutti coloro che sostengono la lotta contro gli omicidi e le sparizioni di donne a Ciudad Juárez. Mentre marciano in strada, trasportano croci con messaggi di ribellione. Su ogni panchina, muro o spazio vuoto viene depositata una croce rosa.

Croci rosa contro il femminicidio

Tuttavia, i femminicidi a Ciudad Juárez restano impuniti.La cattiva gestione, la corruzione e la passività delle autorità messicane ha portato la Corte Interamericana dei diritti umani a pronunciare una sentenza storica. Per la prima volta, nel 2009 il Messico ha ricevuto una condanna per femminicidio.

Ma a tutt’oggi, il governo non è stato in grado di rispondere o affrontare i continui abusi e omicidi che si verificano ogni giorno. Per i familiari delle vittime, il riconoscimento del delitto è il primo passo per frenare il loro calvario. E la loro voce è l’arma migliore.

Concludiamo con una frase che riassume il clima di protesta contro questi crimini: “Le manifestazioni sono sempre più numerose. L’indignazione della popolazione inonda le strade con una marea rosa”.