Anche io dico NO alla violenza sulle donne

· 16 aprile 2016

La violenza sulle donne è un problema di tutti, non solo delle vittime. La società tradizionale ci insegna a disprezzare e a sottomettere tutto ciò che è femminile, a giudicare le donne per il loro aspetto e a non avere pietà quando si parla della loro attività sessuale: o è troppa o è troppo poca.

Diciamo sempre che “se da piccoli litigano, poi da grandi si desiderano” e ai nostri figli suggeriamo “se ti picchia, è perché gli piaci”, e così abbiamo educato i nostri bambini con un cattivo esempio.

Forse il detto “i bambini sono crudeli” ha molto a che vedere con la crudeltà consapevole ed inconsapevole della società adulta. Tutti possono comprendere facilmente espressioni come “corre come una femmina”, “combatte come una femmina”, “ride come una ragazzina” e tutti i loro significati.

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Come se essere ragazze significasse trovarsi al di fuori della linea della forza, rendesse deboli, incapaci ed impacciate. Ma la cosa peggiore è che conviviamo, comprendiamo e, nel peggiore dei casi, tolleriamo queste credenze in modo del tutto naturale.

Tuttavia, questa è solo la punta dell’iceberg ed è la causa e la conseguenza del fatto che è stata indetta una giornata simbolica (il 25 novembre) per la lotta a quella piaga sociale che è la violenza contro le donne.

Quando vedete una persona maltrattata, non potete più far finta di niente

Ogni anno muoiono migliaia di donne, assassinate o maltrattate per il solo fatto di essere donne. È triste, ma è la terribile realtà.

Ci sono milioni di persone violente che sono il prodotto di un sistema storico di sottomissione ed oppressione nei confronti delle donne, il quale giustifica lo sfruttamento, la strumentalizzazione e lo sminuimento delle donne, che permette di dominarle ed ucciderle.

Perché? Perché viviamo in una società malata che tollera la visione della donna come un’entità inferiore e che partorisce esseri che credono di potersi appropriare e di poter gestire il corpo e i sentimenti delle donne a loro piacimento.

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SÌ, esiste un altro modo di educare

Per prima cosa, dobbiamo iniziare ad educare e a sensibilizzare i nostri bambini e i nostri giovani in modo egualitario. Dobbiamo impegnarci per allontanare i concetti di “principessina indifesa” e “maschiaccio violento”, poiché sono il germe del maltrattamento delle donne.

Perché l’assassinio, ovvero la parte più visibile della violenza, è solo la punta dell’iceberg: tutto nasce da un’educazione lacunosa, che alimenta le dipendenze e le necessità, che genera il maltrattamento e che finisce per annullare psicologicamente e fisicamente.

Ad esempio, c’è un’ampia percentuale della popolazione mondiale che non considera “violenza” il maltrattamento psicologico o che non capisce la sottomissione come una forma di aggressione.

La nostra società ha bisogno di mettere in moto una rivoluzione educativa, poiché solo la pedagogia può salvarci dalla violenza. Per questo motivo, vogliamo ricordare che:

  • L’isolamento sociale ed affettivo È VIOLENZA.
  • Il ricatto emotivo È VIOLENZA.
  • Gli insulti espliciti ed impliciti SONO VIOLENZA.
  • Il controllo del cellulare, delle spese effettuate e degli account sulle reti sociali È VIOLENZA.
  • Le minacce e il disprezzo SONO VIOLENZA.
  • Il controllo del modo di vestire È VIOLENZA.
  • L’indifferenza emotiva È VIOLENZA.
  • L’aggressione verbale, i comportamenti dominanti (ad esempio, minacciare di porre fine alla relazione) e la gelosia SONO VIOLENZA.
  • La discriminazione sociale, sul lavoro ed economica È VIOLENZA.

In questo modo, inizieremo dalla base e otterremo un costruzione solida, con cui alimentare una società per lo più sana e ripulita dal maltrattamento, dalla violenza e dal pregiudizio.

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La violenza sulle donne non ha età

Data la attuale diffusione dell’uso del maltrattamento tra i giovani, è molto importante “educare dal basso”. La sottomissione in nome dell’amore è assolutamente normalizzata presso i giovani e gli adolescenti.

Questa tendenza è estremamente preoccupante, se pensiamo che si tratta di una fase della vita in cui si iniziano a plasmare le idee e le credenze a proposito dell’amore e delle relazioni di coppia.

È allora che l’amore viene idealizzato e soccombe al modello di fragili principesse in cerca di un principe che le protegga e le guidi per la strada della vita con la forza, la determinazione, il coraggio e la spavalderia che caratterizza un vero uomo.

È in questo periodo della vita che si banalizzano e si normalizzano i comportamenti violenti, è allora quando si immette nelle menti l’idea che in amore tutto vale e che, se non si resiste, non si sta lottando abbastanza per il proprio amore.

Non solo dobbiamo educare in nome dell’uguaglianza, ma abbiamo anche la responsabilità di far fronte alla violenza e al maltrattamento delle donne. È fondamentale insegnare che è possibile, e soprattutto necessario, dire “NO”.

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Da principesse ad ingegneri

Dobbiamo lottare contro “l’invasione del rosa” e incentivare l’uso di quei giocattoli, oggetti, vestiti e strumenti che sono utili per educare i nostri figli al valore dell’uguaglianza e dell’anticonformismo.

Dobbiamo fare in modo che quello che circonda i nostri bambini li aiuti a pensare e ad avere opinioni proprie, che favorisca la capacità di potenziare le loro abilità e di avvicinarsi alla tecnologia in modo divertente.

Se le nostre ragazze vogliono essere principesse, possono, ma devono essere principesse forti ed indipendenti. Se vogliono essere ingegneri, devono sceglierlo liberamente, sempre essendo forti ed indipendenti.

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Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi che c’è un altro modo di essere uomini. Essere maschi, infatti, significa anche essere affettuosi, prendersi cura degli altri, esprimere le proprie emozioni, rispettare, lottare per l’uguaglianza tra i sessi, evitare i sacrifici e le sofferenze a cui vengono sottomesse le donne, rifiutare la violenza, curare la propria casa, ecc.

Speriamo di poter presto cancellare dal calendario la ricorrenza del 25 novembre come giornata contro la violenza sulle donne. Magari potessimo disfarcene e dimenticarci della sua esistenza, perché significherebbe che le donne non sono più vulnerabili e che nessuno si arroga il diritto di maltrattarle né di gestire la loro vita a piacimento.

Il maltrattamento delle donne è un maltrattamento di tutti.