Ferire gli altri: meccanismi psicologici

La cattiveria esiste. Ci sono persino alcuni meccanismi psicologici che ci permettono di ferirne gli altri. Si tratta di giustificazioni e trasferimenti di responsabilità e c'è persino chi prova piacere a infliggere dolore agli altri.
Ferire gli altri: meccanismi psicologici

Ultimo aggiornamento: 05 ottobre, 2021

Alcuni meccanismi psicologici permettono di ferire gli altri. Si tratta di affinate strategie alla base della cattiveria, di atti che delineano un cervello concentrato sul proprio tornaconto a costo di ferire chi ha accanto.

Così, anche se potrebbe sembrare curioso e persino incomprensibile, c’è persino chi prova piacere nel comportarsi in questo modo. Le azioni perverse esistono. Inoltre, si dice spesso che più intelligente è una persona, più contorti potrebbero essere i suoi comportamenti volti a manipolare gli altri e a infliggere loro dolore.

Oltre a ciò, vivere sulla propria pelle queste esperienze dopo esserne stati vittime o aver letto al riguardo è sempre sorprendente, ma, soprattutto, inquietante.

Si pensa che l’essere umano sia soprattutto un essere sociale. In quanto tale, è facile intuire che dovremmo essere più predisposti al rispetto, alla cooperazione e all’armonia, tutto questo al fine di garantire il benessere del gruppo.

Tuttavia, come ben sappiamo, non è sempre così. Albert Bandura, docente dell’Università di Stanford ed esperto in psicologia sociale, indica un aspetto interessante.

Le persone non si comportano male senza un motivo. Il cervello sa e capisce quando un’azione è sbagliata. Per questo motivo, esegue una serie di processi, di meccanismi psicologici atti a giustificare determinate azioni. La cattiveria è strumentale, visto che si aspetta sempre di ottenere qualcosa in cambio.

Chi lotta con i mostri deve guardarsi dal non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche un abisso scruterà te.

-Friederich Wilhelm Nietzsche-

Il cervello umano.

5 meccanismi psicologici che permettono di ferire gli altri

I meccanismi psicologici che permettono di ferire gli altri sono stati oggetti di studio da parte di autori come Bandura o Gianluca Gini.

Fu quest’ultimo a guidare uno studio nel 2016 in cui si analizzavano in dettaglio una serie di processi e strategie mentali con cui una persona può arrivare a giustificare il proprio comportamento nocivo e avverso.

1. Giustificazione morale

Per quanto interessante possa sembrare, la cattiveria ha sempre una giustificazione di natura morale. Possiamo vederlo, per esempio, nel caso dei jihadisti: dietro le loro azioni violente c’è qualcosa di più del puro odio per il mondo occidentale.

Sono spinti da un impulso religioso e morale, dal bisogno di essere apprezzati dalla propria comunità e dall’aspirazione a trasformarsi in quel mujaheddin che, dopo aver perso la vita, viene elogiato da tutti.

Bandura ci ricorda anche che a un certo punto, ben oltre l’educazione ricevuta, la maggior parte di noi può compiere atti violenti se sussiste una giustificazione di natura morale.

2. Trasferimento di responsabilità

Tra i meccanismi psicologici che permettono di ferire gli altri vi è addossare le proprie responsabilità. “Ho fatto questo perché mi è stato ordinato di farlo, perché mi è stato chiesto, perché è ciò che gli altri si aspettavano da me”. Si delegano agli altri le proprie responsabilità.

Meccanismi psicologici per ferire gli altri.

3. La disumanizzazione tra i meccanismi psicologici per ferire gli altri

Senza alcun dubbio la disumanizzazione è uno dei processi psicologici più temuti. In essa la persona compie un atto violento perché non vede nell’altro un essere degno di rispetto.

Disumanizza, insomma, chi ha davanti; lo vede come un’entità incapace di provare sentimenti, senza alcun diritto, senza ragione di essere o di esistere.

Ne è un esempio la Seconda Guerra Mondiale, con l’olocausto, ma anche alcuni profili di assassini o psicopatici.

4. Proiezione della colpa per ferire gli altri

“L’ho fatto perché se lo meritava. Ho agito in questo modo perché mi hanno provocato, perché sono stato minacciato, perché non potevo più sopportare il suo atteggiamento…”.

Queste situazioni rientrano tra i meccanismi psicologici per ferire gli altri. A ciò si aggiunge, per citare Francesc Torralba dottore in Filosofia presso l’Università di Barcellona, che la cattiveria è quasi sempre reattiva.

In altre parole, quando una persona ritiene di essere stata offesa, attaccata o disturbata, si difende. Le cattive azioni hanno sempre un perché anche se per noi quello stimolo alla motivazione non è facile da capire.

5. Distorsione delle conseguenze

La distorsione delle conseguenze porta a minimizzare gli effetti di quanto successo. Le distorce al punto che nella sua mente tutto ha una giustificazione. Intanto l’altra persona subisce gli effetti di quell’offesa, di quell’attacco, di quel maltrattamento.

Giovane ferita.

Conclusioni

I meccanismi psicologici con i quali alcune persone ne feriscono altre si fondano su processi cognitivi altamente sofisticati.

Di certo, in molti casi dietro si cela una componente patologica che si riassume in un disturbo o che è conseguenza di uno specifico modello educativa. Tuttavia, non sempre tali condotte sono il riflesso di questi fattori.

La cattiveria è reale e ha molte sfaccettature. Impariamo a individuarle e, prima di tutto, come direbbe Nietzsche, a non trasformarci a nostra volta in mostri.

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