Giordano Bruno, biografia di un pensatore libero

08 novembre, 2020
Il crimine di Giordano Bruno fu quello di pensare liberamente. Non si attenne alle “verità assolute” che cercavano di imporgli e per questo fu processato, condannato e arso vivo. Come se non bastasse, per paura che parlasse sul patibolo, gli inchiodarono la lingua.

Giordano Bruno è un personaggio storico molto interessante, che nel tempo è diventato il simbolo dei pensatori liberi e della fermezza delle proprie convinzioni. Visse in un’epoca in cui prevalevano verità assolute e dogmi a priori, ma ne prese le distanze pensando con la propria testa; dando infine la vita per difendere la propria libertà.

Il vero nome di Giordano Bruno era Filippo Bruno. Così lo battezzarono quando nacque nel comune di Nola, a Napoli, nel 1548. A 14 anni prese i voti e iniziò a studiare in un monastero agostiniano. Poi, animato da un profondo fervore religioso, entrò nell’Ordine Domenicano per diventare sacerdote.

“La paura che provate imponendomi questa sentenza è maggiore di quella che provo io accettandola.”

-Giordano Bruno-

Giordano Bruno era un uomo profondamente curioso e spirituale. Era ansioso di imparare e cercare risposte alle sue domande, con tutti i mezzi. Ciò lo portò a studiare le opere di Erasmo da Rotterdam, pensatore olandese condannato dalla chiesa. Questa scelta ci dimostra che il suo desiderio di conoscere era più forte del dovere imposto dai dogmi.

Giordano Bruno, un dissidente

Dopo aver studiato Erasmo da Rotterdam con grande interesse, Giordano Bruno si immerse anche nei trattati di Aristotele e San Tommaso d’Aquino, teorizzando un sistema mnemonico che presentò di persona a Papa Pio V. Venne eletto sacerdote nel 1576 e poi conseguì il dottorato in teologia.

Durante i suoi anni da sacerdote, Giordano Bruno si macchiò di due gesti che provocarono le ire del clero. Chiese che tutte le figure dei santi venissero rimosse dalla sua cella, lasciando solo il crocifisso. In un’altra occasione disse a un novizio di smettere di leggere una poesia dedicata alla Madonna e e di concentrarsi su altro, ben più importante.

A seguito di questi eventi, gli furono rivolte pesanti accuse davanti alla Santa Inquisizione. Ciò lo portò a fuggire dall’Italia quando aveva 28 anni. Da allora divenne un vagabondo, vivendo nei porcili e vagando senza meta.

Al di là delle sue opinioni religiose, a suscitare enormi preoccupazioni e sospetti negli uomini di chiesa era la sua visione dell’universo.

Un uomo che sosteneva il progresso scientifico

Giordano Bruno dichiarò pubblicamente di essere d’accordo con le idee di Copernico. A suo avviso, la Terra non era al centro dell’universo. Si spinse anche oltre, affermando che il Sole era solo un’altra stella e che c’erano migliaia di soli, migliaia di mondi, all’infinito. Affermò anche che potevano esistere altre forme di vita e che magari ognuna avesse il proprio Dio.

Bruno fu uno dei primi a sostenere che tutta la materia è composta da atomi, che si muovono per impulso. Pertanto, che spirito e materia appartengono alla stessa realtà. Secondo lui, né l’ostia si è trasformata in carne né il vino in sangue. Quindi l’Eucaristia è falsa.

Non era uno scienziato, ma un filosofo e teologo. Pur non avendole testate, grazie alla sua opera instancabile si sono diffuse numerose idee scientifiche all’avanguardia per l’epoca. Quando la sua fama crebbe, dopo un lungo viaggio riuscì finalmente a stabilirsi a Parigi, e poi in Inghilterra e in Germania.

Libro antico sulle idee rivoluzionarie.


Il rogo di Giordano Bruno, un crimine storico

Bruno cercò di unirsi al Calvinismo e successivamente al Luteranesimo, ma venne espulso anche da questi due ordini religiosi. Durante il suo soggiorno in Germania, un giorno ricevette un invito da Giovanni Mocenigo, che voleva imparare da lui. In molti provarono a dissuaderlo, ma egli accettò.

Quando gli disse che se ne sarebbe andato, Mocenigo gli chiese di restare ancora un giorno. Giordano Bruno accettò e quella stessa notte venne rinchiuso in un sotterraneo. Il giorno dopo i soldati dell’Inquisizione vennero a prenderlo e lo arrestarono. Dopo un processo sommario in cui lo stesso Mocenigo dichiarò il falso, Giordano Bruno venne condannato a morte.

Trascorse i sette anni successivi nella prigione dell’Inquisizione romana, un posto disgustoso, famoso per essere teatro di torture e oscenità. Nel 1599 lo esortarono a ritirare le sue affermazioni, ma si rifiutò. Nove mesi dopo lo portarono a Campo dei Fiori per l’esecuzione.

Sul patibolo, gli bloccarono la lingua con un chiodo per impedirgli di parlare. Poi gli mostrarono una croce ed egli voltò la testa in segno di rifiuto. Fu così che infine lo arsero vivo.

  • White, M. (2002). Giordano Bruno: el hereje impenitente. Ediciones B Argentina para el sello Javier Vergara Editor.