Possiamo fidarci del nostro intuito?

· 5 maggio 2017

Ci sono molti elementi che ci aiutano nella pianificazione della risoluzione di un problema, ma cosa sappiamo del cosiddetto intuito? Esso trascende dalla ragione. Legato a questa parola, c’è il termine “presentire”, che significa intuire, indovinare o avere l’impressione che qualcosa stia per succedere.

Ebbene sì: abbiamo la capacità di prendere decisioni in una manciata di secondi e di non sbagliarci. Ma sembra impossibile che un meccanismo che contribuisce in modo così determinante alla nostra sopravvivenza sia governato dal caso, soprattutto se consideriamo tutte le volte in cui, effettivamente, ci azzecca.

“Per mezzo dell’intuito vinceremo l’ostilità apparentemente insopprimibile che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori.”

(Filippo Marinetti)

La fragilità dell’intuito

Sappiamo che non possiamo sempre fidarci delle nostre prime impressioni. Ci ricordiamo tutti delle volte in cui abbiamo fatto affidamento all’intuito e abbiamo sbagliato. Ma sappiamo che il nostro intuito lavora anche con approssimazioni e scorciatoie che, a causa del loro carattere globale e generale, sono ben lontane dall’essere precise.

“Tentiamo per mezzo della logica, ma scopriamo per mezzo dell’intuito.”

(Henri Poincaré)

L’intuito è un processo che è sempre stato associato alla donna (non a caso nel linguaggio comune si fa uso dell’espressione “intuito femminile”). Inoltre, è sempre stato considerato qualcosa di magico, un’abilità o un dono. Tuttavia, nonostante una parte della scienza non sia riuscita a chiarire certe situazioni, sappiamo che il suo funzionamento possiede una spiegazione ben più logica e comprensibile della magia.

I meccanismi di associazione del nostro cervello, spesso rapidi, si trovano alla base del nostro intuito. Sono veloci perché sono capaci di lavorare con una grande mole di informazioni e perché possono farlo nonostante non siano al centro dell’attenzione della nostra coscienza.

È possibile influire sui pensieri rapidi?

La storia di Abbie Conant raccontataci da Malcolm Gladwell nel libro “Intelligenza Intuitiva” non è una semplice storia di lotta contro il maschilismo nel mondo della musica. È anche una testimonianza di come si può favorire l’intuito quando la ragione si mette in mezzo. Abbie suonava il trombone, strumento tradizionalmente maschile, nell’Italia del 1980. Inviò il suo curriculum in molte orchestre europee, ma l’unica a darle risposta fu l’Orchestra Filarmonica di Monaco.

L’audizione si svolse dietro una tenda, perché uno degli aspiranti era figlio di un conoscente di un componente della giuria. Abbie Conant intepretò “Concertino per trombone di Ferdinand David” e sbagliò una nota. Anche se uscì pessimista dalla prova, venne scelta dalla giuria per suonare nell’orchestra.

“L’intelletto confonde l’intuito”.

(Piet Mondrian)

Gli esperti di musica riconobbero in una manciata di secondi la qualità dell’interpretazione. Quando la Conant suonò, videro tutto chiaro e, dopo aver ascoltato la sua interpretazione, vollero concludere subito l’audizione.

Fu per loro una sorpresa quando uscì allo scoperto il prescelto e videro che si trattava di una donna. Una donna che, nella loro mente, non aveva la capacità di suonare quello strumento. La assunsero, ma le fecero passare un’infinità di prove, fino a che lei non dovette ricorrere al tribunale per essere riconosciuta.

Questo è un esempio di come possiamo manipolare l’ambiente affinché l’intuito fluisca. La tenda è fondamentale in questa storia: essendo annullata la parte del pensiero, rimase solo quella della sensibilità e della purezza. Senza la tenda, il valore di Abbie sarebbe stato oscurato da uno dei demoni dell’intuito, il pregiudizio.

L’importanza di sgombrare il cammino per avere impressioni affidabili

Nonostante quanto detto, l’intuito tende ad essere affidabile quando abbiamo poco tempo per prendere una decisione. Immaginate che vi propongano di cambiare dipartimento presso l’ufficio per cui lavorate e che vi dicano di decidere velocemente perché c’è bisogno di coprire quel posto. Quando non avete tempo per prendere una decisione, fidarsi dell’intuito è l’opzione migliore.

L’intuito è un buon alleato anche nei processi in cui c’è una grande quantità di informazioni. Così grande che è impossibile mettere tutto su una bilancia da calibrare con la ragione. In questi casi, l’intuito, lavorando lontano dal centro dell’attenzione della nostra coscienza, ha più potere per darci la soluzione utilizzando tutte quelle informazioni, senza saturare il nostro sistema logico.

L’intuito non è esente dalle alterazioni provocate dai contesti culturali, dai pregiudizi o dalle emozioni incontrollate. In altre parole, possiamo commettere degli errori. È per questo che possiamo usarlo come risorsa, ma mai come unica soluzione. Ci sono determinate situazioni per cui è meglio realizzare un ragionamento consapevole, sempre che ci sia tempo a sufficienza.

Vogliamo anche dirvi che potete migliorare il vostro processo intuitivo cercando di individuare le associazioni rapide con cui esso lavora e mettendole alla prova. È possibile vedere fino a che punto gli elettori di un certo partito politico si identificano con una determinata caratteristica o fino a che punto gli abitanti di un paese rispettano una tradizione con cui da fuori vengono identificati.

Migliorare e affinare le associazioni di questo tipo renderà il vostro intuito più efficiente, perché i collegamenti rapidi che si effettueranno nel cervello saranno più rapidi.

“Vivi in sintonia non con gli ideali ricevuti, ma con le tue aspirazioni, con il tuo intuito più veemente”.

(Antonio Gala)