“Figli di un dio minore”: un luogo in cui le parole non servono

11 aprile 2017 in Film 643 Condivisi

Gli anni ’80 ci hanno lasciato diversi capolavori, tra cui il film di cui vi parliamo oggi. Si tratta del lungometraggio intitolato “Figli di un dio minore”, il cui titolo originale è “Children of a lesser god”. I protagonisti sono James e Sarah, interpretati rispettivamente da William Hurt e Marlee Matlin, la quale ha vinto l’Oscar come migliore attrice.

In questo film si narra la vicenda di una ragazza sordomuta che, contro ogni previsione, vive una storia d’amore con il suo professore di sostegno. Una storia che invita a riflettere soprattutto su ciò che possiamo trasmettere tramite il nostro corpo e su quale sia la parte più autentica di noi.

La scena principale si svolge nella piscina di una casa sulla spiaggia, in cui possiamo ammirare la comunicazione gestuale tra i due. Con questo scambio di messaggi, si manifesta l’attrazione che avvertono l’uno per l’altra, e si crea un processo di conquista in cui le parole e la comunicazione verbale non esistono, e non ce n’è neppure bisogno.

Oltre le parole: il potere della comunicazione non verbale

Spesso le parole non sono necessarie per mostrare i nostri sentimenti e il nostro affetto. Stiamo parlando del grande potere della comunicazione non verbale, un mezzo per trasmettere messaggi, talmente efficace che non ha bisogno di nessuna aggiunta vocale per toccare l’anima dell’altra persona.

La comunicazione non verbale è meno consapevole di quella verbale, dunque è più affidabile e più difficile da manipolare. Inoltre, bisogna tenere a mente che con le parole tendiamo a non rivelare più del 10% delle informazioni che vogliamo trasmettere.

Tornando alla scena del film, guardandola non si sentirà pronunciare nemmeno una parola, ma si assiste ad una passionale conversazione in cui James porrà delle domande per mezzo di sguardi sinceri e leali, e Sarah risponderà con candide carezze. Niente viene messo in discussione, non ci sono secondi fini ed i sentimenti espressi sono REALI.

L’autenticità degli sguardi

Il sistema visivo è quello più connesso alle nostre emozioni e noi lo sappiamo bene. Tant’è che quando vogliamo nascondere il nostro stato d’animo, quando non vogliamo che leggano ciò che in realtà stiamo dicendo, distogliamo lo sguardo. Quando vogliamo celare un’emozione, il nostro sguardo si confonde e i nostri muscoli oculari vengono turbati.

Gli sguardi ci tradiscono, ci lasciano senza via di fuga davanti all’altro, ci mettono a nudo e ci mantengono prigionieri, lasciandoci del tutto senza parole. Con uno sguardo, possiamo far innamorare, arruffianare, far sentire qualcuno importante, eccitare, attrarre una persona verso di noi per sempre.

Quando la persona che ci ama e che noi corrispondiamo ci guarda da molto vicino, possiamo sentire quelle famose farfalle nello stomaco, una sensazione così speciale che è difficile provare in altro modo. Uno sguardo ravvicinato può essere il miglior rifugio che possiamo trovare, perché in esso possiamo rinvenire una comprensione immensa. Esso, però, è anche capace di farci sentire dei perfetti sconosciuti in un mondo inospitale. In un modo o nell’altro, il suo potere è smisurato.

Uno sguardo al momento giusto, insieme ad una carezza inaspettata, può scaldare l’anima dell’altro più intensamente rispetto a qualche bella parola. Con uno sguardo, possiamo oltrepassare qualsiasi tipo di barriera e di limite, perché grazie ad esso riusciamo a svelare quanto di più intimo e reale c’è dentro di noi.

Più che ascoltare, serve sentire

Dopo un po’, Sarah si ritrova a non poter “ti amo”, ma probabilmente James non ha bisogno di sentirselo dire. Di certo lo sa già, perché i gesti di Sarah, l’espressione sul suo volto e il suo sguardo non lasciano dubbi. Questo è un messaggio aperto, chiaro e sincero, trasmesso senza fronzoli, con la pura intensità del corpo.

Questa scena ci insegna la naturalezza con cui si possono mostrare i sentimenti, senza bisogno di parole o adulazioni. Ci mostra un’attrazione reale senza confini, con una grande dose di passione, sincerità e veracità. Ci mostra l’immenso desiderio di comunicare per mezzo di una forza silenziosa e, allo stesso tempo, travolgente.

A voi che non conosco dico: aprite gli occhi, dichiaratevi con lo sguardo, usate le mani e sostenete quella persona così importante per voi. Non abbassate lo sguardo, non nascondete le mani e non trattenete il sorriso. Amate anche in silenzio e non ci sarà bisogno dei “ti amo” dichiarati, perché l’avrete già comunicato con il corpo, e l’altro lo saprà.

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