Garcilaso de la Vega, padre della letteratura peruviana

· 7 Giugno 2019
El inca Garcilaso de la Vega è per diritto uno dei padri della letteratura latinoamericana. Fu il primo autore a plasmare l'anima della popolazione meticcia, da un punto di vista culturale e genetico, nata in America.

In ricordo del 23 aprile 1616 festeggiamo, nella stessa data, la Giornata Mondiale del Libro. La scelta di questa data non è casuale, bensì coincide con il decesso di due dei più importanti autori occidentali, o così sembra. A differenza di quanto tramandato dalla tradizione, Miguel de Cervantes morì un giorno prima, il 23 venne celebrata la sua sepoltura. D’altra parte, William Shakespeare morì, sì, il 23 aprile, ma del calendario giuliano usato nelle isole britanniche in quell’epoca, che secondo i nostri calcoli attuali corrisponderebbe al 3 maggio. C’è, tuttavia, un prominente autore che venne a mancare proprio in questo giorno: il peruviano Garcilaso de la Vega.

Nato da un conquistador spagnolo della nobiltà dell’Estremadura e una principessa Inca della famiglia di Huayna Cápac e Túpac Yupanqui, fu battezzato come Gómez Suárez de Figueroa. Il suo nuovo nome fu legato anche ai suoi antenati.

Non discendeva da famiglie di soli  governanti e guerrieri, ma anche di grandi scrittori come Jorge Manrique, il marchese di Santillana e Garcilaso de la Vega. Dall’unione del suo celebre antenato e dalla sua coscienza americana giunse la sua firma: El Inca Garcilaso de la Vega.

Libro di poesie

La gioventù di Garcilaso de la Vega

Nonostante le sue origini illustri, l’epoca in cui nacque gli remò contro. Suo padre accompagnò uomini famosi come Alvarado, Cortés o i fratelli Pizarro e fu uno dei primi spagnoli in America.

All’epoca, i matrimoni con la gente del Nuovo Mondo non erano ancora stati regolati e questo condannò Garcilaso all’illegittimità, per lo meno temporaneamente. Nonostante tutto, ricevette l’educazione più scrupolosa di Cuzco, insieme ad altri figli illegittimi di grandi famiglie. Probabilmente fu così che nacque il suo amore per la letteratura.

Già nel 1560, a soli 21 anni, intraprese il viaggio opposto a quello di suo padre. Seguendo la carriera militare, combatté in Italia come capitano e aiutò a soffocare alcune rivolte moresche a Granada. Il suo passaggio in Italia gli permise di conoscere il filosofo neoplatonico Leone Ebreo, di cui tradusse i Dialoghi d’amore.

Forse fu questo primo contatto con la scrittura o la delusione per le difficoltà incontrate nell’ascesa militare, in quanto meticcio, che lo indussero a iniziare una nuova vita.

El Inca Garcilaso de la Vega

Dopo essere sopravvissuto alle sue avventure militari, si stabilì a Montilla, Cordova. Fu in quel momento che divenne uno dei cronisti più peculiari della lingua castigliana. Da parte di padre, e per sua personale esperienza, conosceva molti fatti verificatisi nelle prime fasi di conquista dell’Impero Inca.

In Europa ricevette notizia anche delle prime gesta degli uomini di Hernando de Soto nella Florida spagnola. In materia nulla lo differenziava dai suoi colleghi, anzi aveva un vantaggio: era un meticcio.

Da sua madre, Garcilaso de la Vega apprese anche la gloriosa storia del Perù prima della conquista. Ironicamente, la stessa condizione che gli causò molti problemi fu anche quella per cui divenne famoso.

Pochi autori sono stati capaci di rappresentare il romantico eroismo, sfiorando la follia, che diresse le imprese degli esploratori spagnoli. Non ci sono dubbi sul fatto che i poemi epici di qualità devono contare su una buona dose di tragedia, e tragica è la visione dell’America precolombiana di El Inca Garcilaso. Tragica, ma non per questo meno memorabile.

Padre della Ibero-America

La sorte fece di Garcilaso de la Vega un pioniere. Non fu il primo meticcio americano, ma, sì, il primo che possiamo riconoscere come meticcio culturale.

Nella suo opera storica, intende il passato dei due popoli in conflitto come il suo personale passato, e in buona parte lo era. Non si mostra come figlio né dei vincitori né dei vinti, bensì come orgoglioso rampollo di entrambi.

L’anima contraddittoria, ma al contempo compatibile, della sua opera è l’anima del popolo che stava nascendo in tutti i territori delle due Spagne, in particolar modo in quella oltreoceano; è l’anima della ispanità.

Libro antico

Le opere di Garcilaso de la Vega

Ridurre le sue opere al suo approccio innovativo sarebbe trattarle come una mera curiosità. Garcilaso, invece, coltivò una prosa degna di confronto con le migliori del Secolo d’Oro. Non a caso, conobbe personalmente Góngora e Cervantes, fatto che accrebbe senz’altro il suo amore nei confronti delle sue radici peninsulari, e ricevette una scrupolosa formazione.

Anche la avanzata età con la quale iniziò le sue opere più importanti condizionò il suo stile conservatore e retrospettivo. Il suo gusto per la filosofia attribuisce ai suoi scritti una dimensione trascendentale.

Il suo essere meticcio e drammatico lungo il corso della sua vita fu durante la vecchiaia motivo di orgoglio, così come scriveva. Di certo la sua vita è un’eccellente metafora dell’America Ispanica, che poté godere prima della sua morte del riconoscimento signorile che meritava di diritto. La lingua spagnola celebra dunque due dei suoi padri il 23 aprile.

  • Sánchez, Luis Alberto (1993) Garcilaso Inca de la Vega: Primer Criollo.
  • Mataix, Remedios, Apunte biobibliográfico Inca Garcilaso de la Vega.