Gli effetti dell'isolamento sul cervello

13 aprile, 2020
Ciascuno affronta l'isolamento domiciliare a suo modo. Questo contesto, tuttavia, può avere particolari ripercussioni sul nostro cervello. Conoscerle ci permetterà di attuare delle strategie per preservare al meglio la nostra salute mentale.

A seconda delle circostanze in cui ci si trova, gli effetti dell’isolamento sul cervello possono essere diversi. Ciascuno sta affrontando questo periodo a suo modo, in un contesto unico e particolare. Eppure, gli effetti dell’isolamento possono colpire significativamente ogni singolo individuo.

Purtroppo non esistono studi esaustivi che spieghino la situazione che stiamo vivendo, visto che è la prima volta dopo moltissimi anni che affrontiamo un’emergenza di questo tipo. Tuttavia, possiamo prendere spunto dallo studio attualmente condotto dal King’s College di Londra, pubblicato sulla rivista The Lancet.

Possiamo fare riferimento anche all’isolamento che nel 2003 fu messo in atto in 10 paesi a causa della SARS oppure ai dati sulla quarantena da ebola che ogni anno coinvolge il continente africano. Tutti questi dati ci offrono una base per comprendere quali sono gli effetti e le conseguenze dell’isolamento sulle nostre menti.

D’altra parte, risultano interessanti anche le ricerche in merito alle conseguenze dell’isolamento nelle carceri; sebbene si tratti di contesti diversi, esistono delle somiglianze con la situazione vissuta dai cittadini liberi.

Queste ricerche ci aiutano a capire quali effetti può avere l’isolamento sul nostro cervello e quali strategie possiamo attuare per migliorare la nostra sensazione di benessere.

Uomo davanti a un cervello

Gli effetti dell’isolamento domiciliare sul nostro cervello

Gli esperti lo hanno detto: le persone più esposte ai rischi dell’isolamento sono quelle che lo affrontano da sole. Gli anziani, non c’è dubbio, rappresentano la fascia più debole in questo senso.

Per comprendere quali conseguenze possano derivare da gravi contesti di reclusione, e solo come esempio più drammatico, possiamo parlare di Robert King, uomo che trascorse 29 anni di vita nel Louisiana State Penitentiary. 

L’uomo fu arrestato per un crimine non commesso e, fino al momento della sua scarcerazione, dovette sviluppare strategie mentali per resistere a una reclusione in totale solitudine.

Nonostante la sua forza mentale, le conseguenze di tre decenni trascorsi in una tale situazione furono evidenti: l’uomo mostrava problemi di memoria e di orientamento, difficoltà a socializzare, disturbi dello stato d’animo, disturbi dell’attenzione e persino crolli psicotici.

Il nostro cervello non è preparato a vivere in contesti di completo isolamento.

Per fortuna, oggi ci ritroviamo ad affrontare una situazione ben diversa: siamo confinati, è vero, ma la tecnologia ci consente di mantenere i contatti con i nostri cari.

Abbiamo mezzi e strumenti tecnologici, famiglia, amici, vicini e altri canali per mantenere attiva la mente. Un isolamento in compagnia e con stimoli costanti riduce gli effetti negativi sul nostro cervello. Scopriamo, però, quali conseguenze possono verificarsi a seguito della quarantena.

Ho perso il conto dei giorni

Più si allunga il periodo di confinamento, più è facile perdere la capacità di riconoscere che giorno è. Il motivo è semplice: la routine è sempre la stessa, non cambia da lunedì a sabato. Abbiamo perso i nostri punti di riferimento.

Se fino a qualche tempo fa aspettavamo con ansia il venerdì, adesso ci concentriamo di più sul momento attuale, sul qui e ora, a prescindere dal giorno.

Sensazione di pericolo: sta per succedere qualcosa

Il nostro cervello non va d’accordo con l’incertezza, soprattutto quando viene privato della capacità di pianificazione. Ammettiamolo, è questo il leitmotiv che ci accompagna oggigiorno.

Ciascuno vive la situazione a suo modo, c’è chi la affronta meglio e chi peggio. Nei casi più problematici, è facile arrivare a provare la sensazione che accadrà qualcosa di brutto.

Chi dà importanza a questa idea e sensazione inizia a provare insonnia e a farsi prendere dal panico. Come ci spiega uno studio realizzato nel 2016 da parte di alcuni neuroscienziati dello University College di Londra, ci sono alcuni aspetti da tenere a mente:

  • Di fronte all’incertezza sul domani, il cervello si attiva alimentando la paura.
  • Il cervello ci fa concentrare sulle idee negative e irrazionali.
  • Per controllare la nostra mente, dobbiamo concentrarci sul presente. Non anticipate il peggio, bensì preoccupatevi soltanto di stare bene in questo momento, dedicandovi a riposare, chiamare i vostri cari, leggere un libro…

Gli effetti dell’isolamento: pensieri eccessivi e mente in sovraccarico

Uno degli effetti dell’isolamento sul nostro cervello è l’esaurimento mentale. Quasi senza rendercene conto, iniziamo a generare pensieri su pensieri fino a creare un gomitolo mentale in cui restiamo intrappolati. Questo effetto è conseguenza diretta anche della paura e dell’incertezza.

Siamo preoccupati per un milione di motivi, ed è normale dato il contesto attuale. Ma non dimentichiamoci che tutto ha un limite. Se lasciamo che la nostra mente si sovraccarichi, ogni giorno di più, verremo presto sopraffatti dal demone dell’ansia. 

Esiste una strategia per superare questa situazione. Limitiamo le preoccupazioni a uno o due momenti stabiliti durante la giornata. Quando arriva la preoccupazione, accettiamola e analizziamo con calma ogni pensiero.

Chiediamoci se tale scenario è reale o se è soltanto un’immagine catastrofica creata dalla nostra mente. Se il pensiero non è utile e peggiora il nostro stato d’animo, lasciamolo andare.

Alti e bassi emotivi

Chi non ne ha già sofferto? Gli alti e bassi emotivi sono assolutamente normali in un contesto di questo tipo. Passare dall’iperattività alla pigrizia, dalla motivazione allo sconforto e dalla speranza alla paura è normale per tutti noi. Dobbiamo accettare il turbinio di emozioni come parte del nostro meccanismo di sopravvivenza.

È tuttavia importante impedire agli stati d’animo negativi di renderci vulnerabili. Paura e tristezza devono essere nubi passeggere. Dovrebbero soffermarsi un minuto e poi essere soffiate via.

Ragazza sorridente davanti alla finestra

Senso di irrealtà: la vita di prima appare sempre più lontana

Ecco un altro fenomeno curioso dovuto all’isolamento e molto simile a quanto viene provato dalle persone che hanno provato l’esperienza di una vasca di deprivazione sensoriale. All’improvviso, la nostra vita di prima ci appare lontana e quasi irreale. Ciò che siamo o eravamo prima sembra dissolversi.

Si tratta di un effetto del cervello che ci fa provare la sensazione che siano passati mesi dall’ultima volta che abbiamo passeggiato con normalità per strada. Ecco alcune strategie per risolvere questo problema:

  • Manteniamoci attivi soprattutto nelle faccende legate al nostro lavoro.
  • Coltiviamo le relazioni con i nostri cari. Quando facciamo una chiamata o una videochiamata, proviamo a ricordare i bei momenti vissuti insieme.
  • Fissiamo degli obiettivi per il futuro vicino. Convinciamo il nostro cervello che la situazione passerà e che dobbiamo avere mete e sogni da raggiungere.

Per concludere, stiamo vivendo un fenomeno unico ed eccezionale. È difficile prevedere come reagirà ciascuna persona, per questo l’importante è che ognuno di noi cerchi di reagire come meglio può. Dentro di noi abbiamo le risorse per superare al meglio questo momento.

  • Brooks, S. K., Webster, R. K., Smith, L. E., Woodland, L., Wessely, S., Neil Greenberg, Fm. James Rubin, G. (2020). The psychological impact of quarantine and how to reduce it: Rapid review of the evidence. The Lancet6736(20). https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)30460-8