Gravidanza: amare qualcuno che ancora non si conosce

· 11 aprile 2016

La gravidanza: nove mesi durante i quali un cordone ombelicale unisce due cuori, due mondi, in uno solo. Accade una cosa meravigliosa e, allo stesso tempo, poco conosciuta: che ci crediate o no, le nostre emozioni possono attraversare la barriera protettrice della placenta e accarezzare nostro figlio.

È curioso come, durante la gravidanza, le famiglie si preoccupino di acquistare culla e vestitini e di controllare che la madre mantenga una corretta alimentazione; ma cosa succede se la madre soffre di stressSecondo molti studiosi, siamo soliti non occuparci della sfera emotiva della madre, la quale influisce sullo sviluppo del feto.

La gravidanza è mistero ed è speranza: implica amare qualcuno di cui ancora non conosciamo il viso. È immaginare la sua risata e il colore dei suoi capelli, mentre accarezziamo la sua forma attraverso la pelle della madre, trasmettendogli già il nostro sincero affetto.

Vivette Glover è specialista in psicobiologia perinatale dell’Imperial College London, per l’esattezza è una pioniera della “Educazione emotiva a partire dall’utero materno”, una branca di grande interesse e importanza che desideriamo condividere con voi.

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L’importanza delle nostre emozioni durante la gravidanza

Fino a non molto tempo fa si riteneva che il mondo emotivo della madre non influisse sullo sviluppo del feto. È errato: ricerche come quelle pubblicate sulla rivista “New parents support” ci spiegano che quel “magico involucro intrauterino” è molto ricettivo alle emozioni, specialmente durante il quarto mese.

I media, la società e la famiglia sono soliti esaltare la bellezza delle gravidanze. Tuttavia, in realtà, poche volte ci viene insegnata l’importanza del poter stabilire una connessione corporea ed emotiva con il feto, in un contesto in cui le emozioni ne influenzano lo sviluppo.

Quando le emozioni vanno al di là della placenta

La stessa Vivette Glover, insieme agli specialisti in terapia Gestalt, evidenzia l’importanza di occuparsi della madre in toto. Non bastano ecografie e analisi del sangue, è necessario prendersi cura anche del suo stato emotivo.

  • La dottoressa Glover ha realizzato uno studio su 14000 donne incinte, nel quale è stato misurato il loro livello di ansia e stress. Sono state poi seguite nei 5 anni successivi, per vedere anche come crescevano e maturavano i bambini.
  • Si è scoperto che se le madri soffrivano di un elevato livello di stress, i figli avevano il doppio del rischio di ricevere una diagnosi di iperattività.
  • Quando la madre si trova in una situazione stressante, l’ipotalamo rilascia un ormone chiamato CRH, che a sua volta fa induce le ghiandole surrenali a secernere il cortisolo.
  • La placenta funziona come un filtro e il cortisolo, rilevato come “tossico”, di solito non passa tale barriera. Ebbene, se i livelli dell’ormone CRH sono molto elevati, finisce per attraversare la placenta, influendo direttamente sul feto e mettendolo “in allerta”. È importante tenerne conto.

L’educazione emotiva dei figli non comincia quando vengono al mondo, ma nell’utero.

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L’educazione emotiva a partire dall’utero materno

Nonostante non conosciate ancora vostro figlio, vedete il mondo in modo diverso e le vostre debolezze le avete trasformate in forza. Dobbiamo tenere a mente che la sua educazione inizia già da quando sta in quell’involucro tanto comodo, ma non isolato. Lì è molto ricettivo a quello che si trova fuori, ma anche a quello che succede all’interno.

Per questo motivo, per impartire un’adeguata educazione emotiva durante quei nove mesi di gravidanza, risulta importante che ogni coppia di genitori tenga in considerazione questi importanti aspetti:

  • Riformulazione di alcuni concetti: di sicuro avrete ascoltato più di una volta “l’importante è il bambino, è necessario fare ogni sacrificio”. Il bimbo è importante, ma bisogna anche curare “il rivestimento”, in particolar modo quel cuore che gli dà vita: la madre.
  • Ogni madre vive la gravidanza a modo suo: ci sono donne che non si aspettavano di rimanere incinte, altre che affrontano la gravidanza dopo aver sofferto qualche aborto in passato. È necessario considerare ogni caso, essere coscienti della nostra realtà particolare e affrontarla con forza e tanto sostegno.
  • Rallentate, datevi la priorità, circondatevi di stimoli positivi: cambiate il ritmo delle vostre giornate e concentratevi sul presente, rafforzando l’unione col vostro partner, regalandovi momenti piacevoli, riempiendovi di speranze e affrontando con normalità i cambiamenti del vostro corpo.
  • Provate nuove terapie: al giorno d’oggi vengono impartiti molti corsi di educazione emotiva durante la gravidanza. Allo stesso modo, praticare il mindfulness, lo yoga o massaggiare il ventre ascoltando musica nei momenti di calma, sono attività che possono offrire benefici alle madri e ai feti.
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