Hair Love: un piccolo gioiellino da Oscar

24 Aprile 2020
Si può dire molto con poche parole, bastano pochi minuti per emozionare e rivendicare. Parliamo di "Hair Love", che ha vinto l'Oscar come miglior cortometraggio animato e che si fa rappresentante dei capelli afro nel mondo dell'animazione.

Ogni anno, dopo aver scoperto i vincitori del gala del più importante riconoscimento cinematografico, i mezzi di comunicazione sono invasi di notizie che spaziano dai vestiti visti sul red carpet ai grandi discorsi dei vincitori. Tutti parlano dei film più premiati, degli attori e dei registi. Ma esistono anche altre categorie, meno rinomate, che spesso vengono dimenticate. Per questo vale sempre la pena di dare un’occhiata ai premi che risuonano appena, ma che possono regalare veri e propri gioiellini. Uno fra questi è Hair Love.

Nel 2018 ci stupivamo quando una pellicola sulle mestruazioni vinceva la statuina come miglior cortometraggio documentario, volto a rivelare una realtà spesso messa a tacere. Sono proprio queste le categorie che, sebbene non ricevano troppa attenzione, rivelano incredibili talento e potenziale. I cortometraggi sono capaci di concentrare in poche parole messaggi che ci emozionano, risvegliano e danno speranza. 

Quest’anno la piccola scoperta dura appena sei minuti ed è facilmente reperibile su Youtube. Hair Love si è guadagnato il premio come miglior cortometraggio d’animazione e ci regala una commovente storia volta a normalizzare una realtà che dovrebbe ormai essere assimilata dalla società.

Divertente ed emozionante, semplice ma molto efficace, Hair Love ci mostra un padre intento a pettinare l’indomabile chioma della figlia.

La storia dietro al cortometraggio

Il regista americano Matthew A. Cherry si è dedicato al football americano fino ai 27 anni, quando ha deciso di abbandonare lo sport per occuparsi appieno di cinema. L’inizio della sua carriera cinematografica, tuttavia, non è stata particolarmente degno di nota.

Dopo aver diretto qualche videoclip di scarso successo ed essersi dedicato a qualche titolo per il cinema indipendente, nel 2017 ha lanciato una proposta sul sito web Kickstarter, piattaforma destinata alla raccolta fondi per progetti artistici e creativi.

Il progetto è nato con l’intenzione di raccogliere 75.000 dollari finendo per sfiorare i 300.000. Cherry si è così messo all’opera con l’aiuto di molti importanti nomi nel campo dell’animazione. 

La produttrice Karen Rupert Toliver si è unita a Cherry per dare vita al cortometraggio, poi proiettato nei cinema come apertura prima del film Angry Birds 2. Un umile inizio per arrivare a vincere un Oscar. Dallo stesso cortometraggio è nato un libro omonimo illustrato da Vashty Harrison che è stato molto apprezzato dalla critica.

Un pezzo semplice, delicato e sincero, ma con una profonda componente di rivendicazione sociale. Hair Love ci presenta un’immagine assolutamente positiva della paternità e nasce dal bisogno di aumentare la rappresentazione della popolazione nera negli spazi animati. Una cosa semplice come la chioma di una bambina diventa elemento di unione e rappresentanza.

Hair love: l’ispirazione nei video virali

I duri canoni di bellezza a cui siamo sottoposti spesso omettono la pelle nera o i capelli afro. Fino a non poco tempo fa, sembrava che una chioma liscia e lucente fosse l’unico simbolo di bellezza possibile. Ben poche pubblicità di estetica o di cura dei capelli includevano nei loro spot donne dai colori e dalle chiome africane. Una sfera così semplice come quella della cura dei capelli sembrava escludere una buona fetta di popolazione.

Ebbene, adesso sono sempre di più le campagne pubblicitarie realistiche e inclusive che si sforzano di raggiungere un pubblico sempre più ampio; la strada, però, è ancora lunga.

Cherry ha deciso di affrontare questo argomento nel campo dei cartoni animati e, dopo essersi accorto dei numerosissimi video presenti su Youtube che mancavano del supporto dei grandi mezzi di condivisione, gli si è accesa la lampadina. Video virali di padri che pettinano le loro bambine sono diventati la sua fonte di ispirazione.

Nei video trovati in rete, i padri sembrano quasi rompere la tradizione dei ruoli di genere secondo cui sono le donne a dover pettinare le proprie bambine. L’idea dei video blog di bellezza è molto presente nel cortometraggio, in una storia che, con originalità e grazia, ci porta nel campo di battaglia contro gli indomabili ricci di una bambina.

Protagonista di Hair love che guarda tutorial per pettinarsi i capelli

L’amore e la famiglia

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una reinvenzione della mascolinità tradizionale nei mezzi di comunicazione di massa. Dalla pubblicità al cinema, non ci sorprende più vedere un uomo piangere o utilizzare prodotti per la cura della pelle o dei capelli. Il cinema era sempre stato il campo d’azione per gli eroi maschili, soprattutto caucasici; per fortuna, pian piano stiamo abbandonando quest’idea.

Se lo scorso anno Period. End of sentence promuoveva la naturalizzazione o normalizzazione di un aspetto quotidiano come la mestruazione, Hair Love ci fa sorridere grazie a una storia allegra e divertente, ma portatrice di un messaggio che vale la pena di approfondire.

Dovremmo chiederci perché, per molti, risulti così affettuoso, per non dire sorprendente o strano, vedere un padre che pettina sua figlia; ma lo stesso non avviene quando lo fa una mare. Quasi come se per le donne sia così naturale da non sorprenderci affatto.

Il cortometraggio cerca di normalizzare un’azione strappandoci un sorriso. In modo umile ma raffinato, narra una storia di famiglia e amore. Proprio come indicano nel tutorial che si vede all’interno di Hair Love, con sforzo e amore si può fare ogni cosa.

Il video ci invita ad affrontare i problemi da una prospettiva positiva; dal più semplice di tutti, come può essere pettinare la chioma di una bambina, fino ai drammi più difficili della nostra vita. Mai prima d’oggi una pettinatura si era mostrata così rivendicativa.