Herbert Spencer: vita e opere

· 6 Aprile 2019
Herbert Spencer è considerato il padre del darwinismo sociale, oltre a essere stato uno degli autori più influenti della sua epoca nell'ambito della psicologia. Scopriamo insieme la vita e le opere di questo autore controverso

Il britannico Herbert Spencer è stato uno dei più importanti pensatori del suo tempo. Filosofo, psicologo, sociologo e naturista, si è distinto nell’ambito dell’evoluzionismo filosofico e del positivismo dell’epoca. Non è strano che molte delle sue teorie si ispirano a Lamarck e a Darwin.

Herbert Spencer applicò le leggi evoluzioniste alla filosofia e alla società. Tuttavia, queste applicazioni di impronta darwiniana giustificavano il dominio di alcuni popoli su altri, così come la supremazia della razza umana sulle altre specie.

Queste idee si diffusero e penetrarono in Occidente nel XIX secolo e nella prima metà del XX secolo. Il successo dell’opera di Spencer suscitò l’interesse di altri pensatori e intellettuali appartenenti ad aree molto diverse.

Alcuni autori si prestarono ai dibattiti, trassero ispirazione dalle idee di Spencer o lo citarono come fonte. I nomi di Émile Durkheim, George Edward Moore o Thomas Hill Green sono stati associati di frequente alla figura di Herbert Spencer. Un autore senza dubbio molto prolifico, ma non esente da critiche e polemiche.

Occhiali appoggiati su un libro

Biografia di Herbert Spencer

Herbert Spencer nacque da un’umile famiglia nel 1820 a Derby, in Inghilterra, e morì a Brighton nel 1930. Pur frequentando la scuola, non imparò a leggere fino a 7 anni. Durante l’adolescenza, si dedicò allo studio delle scienze, ma non si distinse mai per meriti scolastici.

In maniera del tutto autodidatta, si formò come ingegnere e lavorò nel settore ferroviario tra il 1837 e il 1846. In questi anni continuò a studiare e pubblicò alcuni libri sulla scienza e la politica. Più tardi, nel 1848, ottene il posto di redattore per la rivista The Economist.

Questo cambiamento mise fine alla sua carriera di ingegnere e segnò l’inizio del suo impegno come scrittore e filosofo. Nel 1851 pubblicò il suo primo libro, Social Statics Economist, dove espose la sua previsione secondo cui l’umanità si sarebbe adattata a vivere in società senza bisogno di uno Stato.

Spencer era solito partecipare a riunioni e incontri con diversi pensatori del suo tempo. Fu così che entrò in contatto con alcuni esponenti del positivismo. Nel 1855 pubblicò Principles of Psychology in cui sosteneva l’idea che la mente umana fosse guidata da leggi naturali che potevano essere spiegate mediante la fisiologia e la biologia.

Anni più tardi pubblicò System of Synthetic Philosophy con cui volle dimostrare che i principi dell’evoluzione potevano essere applicati alla filosofia, alla psicologia e alla sociologia. Si trattava di un’opera di grande portata, composta da più di 10 volumi. Spencer impiegò 20 anni a completarla. Fu uno scrittore molto prolifico fino agli ultimi anni di vita.

In genere le opere filosofiche non riscuotono un grande successo, forse lo ottengono con il passare del tempo, ma rimane comunque un fenomeno raro trovare dei trattati filosofici alle prime posizioni nelle classifiche di vendite.

Nel mondo editoriale il successo è associato più alle opere di letteratura. Tuttavia, Herbert Spencer si distinse come pensatore dall’enorme influenza, arrivando a vendere più di un milione di copie della sua opera. Nel 1902 fu candidato al Premio Nobel per la Letteratura.

Spencer e la psicologia

Herbert Spencer scrisse la sua opera prima di Darwin, dunque integrò l’associazionismo e la fisiologica con la teoria dell’evoluzione lamarckiana. In questo modo, anticipò di decenni la psicologia dell’adattamento. Spencer concettualizzava lo sviluppo come il processo mediante il quale le connessioni tra le idee riflettevano esattamente le connessioni tra gli eventi dominanti nell’ambiente.

Le connessioni erano stabilite dai vecchi principi di contiguità e contingenza. Lo sviluppo della mente rappresenterebbe dunque un adattamento alle condizioni ambientali. L’autore britannico considerava il cervello come un registro organizzato di esperienze. D’altra parte, era convinto che gli istinti fossero abitudini associative ben apprese.

Difendeva, inoltre, l’idea per cui i processi mentali delle varie specie si riducono al numero di associazioni che il cervello di un animale in particolare può portare a termine. Secondo Spencer, quindi, le differenze tra le capacità mentali delle diverse specie sarebbero di tipo quantitativo.

Herbert Spencer e il darwinismo sociale

In maniera molto controversa, Spencer riteneva che i gruppi sociali avessero diverse capacità di dominare la natura e stabilire la loro supremazia. I ricchi, quindi, sarebbero più adatti dei poveri, dato che i primi si trovano al vertice della società e i secondi alla base.

Per Spencer la società funzionava in maniera molto simile a un essere biologico. Così giustificava il dominio dei popoli e delle razze superiori e la sparizione dei più deboli. A partire da quel momento, le politiche imperialiste e il razzismo contavano su un supporto teorico.

In definitiva, i più forti dovevano imporsi nella lotta alla sopravvivenza, il cui obiettivo doveva essere quello di evitare la degradazione e la degenerazione della società. Al contrario, se i deboli o meno capaci superavano in numero i meglio dotati (fisicamente e intellettualmente), il paese correva il rischio di decadere.

Ritratto di Herbert Spencer

Riflessioni sulla vita e le opere di Herbert Spencer

Spencer era sostenitore di una prospettiva positivista, biologica ed evoluzionista della filosofia, della psicologia e della sociologia. Attribuiva grande importanza all’apprendimento e all’adattamento fisico e psicologico dell’essere umano. La sua opera fu mal interpretata da molte persone che la vedevano come un supporto scientifico a idee di razzismo e di supremazia.

Non è la prima volta nel corso della storia che l’opera di un autore venga fraintesa e criticata. Lo stesso accadde a Machiavelli o a Nietzsche, il cui concetto di Übermensch venne visto nell’ottica del nazismo e dell’antisemitismo, ma in realtà non aveva nulla a che vedere con queste ideologie. Non è facile parlare di superiorità di alcuni rispetto ad altri senza generare polemica.

Le opere filosofiche e letterarie vanno osservate da una certa prospettiva. In altre parole, bisogna analizzare il periodo e il contesto in cui sono state prodotte per comprendere meglio il pensiero dell’autore. Polemiche e riflessioni a parte, non c’è dubbio che Herbert Spencer sia stato un importante intellettuale “multidisciplinare” che si è distinto per le sue teorie dal grande impatto per la sua epoca.

  • Spencer, H. (1917). Principios de psicología. Revista del Centro de Estudiantes de Filosofía y Letras1(2).
  • Spencer, H. (1884). El individuo contra el Estado. Editorial MAXTOR.
  • Spencer, H. (1867). Creación y evolución (Vol. 16). Escuela Moderna.
  • Spencer, H. (1942). La ciencia social. Nueva biblioteca Filosófica.