I bambini assorbono come spugne, è vero?

Il cervello di un bambino presenta limiti imposti dalla fase di sviluppo biologico in cui si trova. A volte, dunque, gli è impossibile acquisire alcune abilità.
I bambini assorbono come spugne, è vero?

Ultimo aggiornamento: 20 maggio, 2021

“I bambini assorbono come spugne”, quante volte lo abbiamo sentito dire? Questa idea è talmente radicata nel subconscio sociale collettivo che poche volte la mettiamo in dubbio. Con questa affermazione diamo per scontato, per esempio, che convenga trasmettere quanto prima il  maggior numero di informazioni possibili.

Ma questa convinzione è davvero fondata? Davvero il potenziale cerebrale dei piccoli tra 0 e 5 anni è così incredibile come si dice? I professionisti dell’educazione rispondono a questi interrogativi. Un aspetto è chiaro a tutti: una spugna non può assorbire più di quanto la sua stessa capacità permetta.

La mente di un bambino non è una vuota. Non è un armadio da riempire con un numero infinito di oggetti, libri e materiale fino a farlo scoppiare. Il cervello umano non può assorbire altro se non le informazioni che riceve dal suo contesto: le rielabora, le snocciola, le interpreta e deve dare esse un significato. L’apprendimento, inoltre, è un processo attivo, direttamente collegato alle emozioni.

I nostri piccoli hanno bisogno di solide fondamenta sulle quali costruire, poco per volta, il proprio sapere. Non è utile riempire: bisogna costruire buone basi, partendo dall’affetto e dal senso di sicurezza.

Bisogna anche stimolare in loro la curiosità, il gioco, l’entusiasmo e l’allegria attraverso l’interazione con tutto quello che li circonda. È questa la chiave del successo.

Per prendersi cura del cervello l’aspetto più importante è l’affetto.

-Alvaro Bilbao-

I bambini sono come spugne.

I bambini assorbono come spugne, un concetto da rivedere

I genitori desiderano che i loro figli siano felici. Ebbene, negli ultimi anni c’è un altro desiderio che molti vorrebbero si avverasse: che siano pronti a ciò che il futuro ha in serbo per loro.

Un simile desiderio a volte porta a volere che acquisiscano determinate competenze prima possibile: leggere, scrivere, essere bravi in matematica, imparare due lingue straniere, etc.

Ecco che in questa corsa per l’educazione di bambini brillanti in realtà non facciamo altro che crescere piccoli super stimolati e con alti livelli di ansia.

Ci hanno fatto credere a lungo che i bambini assorbono come spugne, quindi, tendiamo a premere l’acceleratore sulle fasi della crescita senza sapere che anche il cervello ha i suoi tempi e, soprattutto, esigenze proprie.

Un cervello dotato di potenziale, ma sensibile all’eccessiva stimolazione

Di certo il cervello di un bambino ha un grande potenziale. Dopo la nascita e fino ai 7 mesi, migliaia di neuroni si sposteranno dall’interno del cervello al lobo frontale. Successivamente, fino ai 3 anni di età questo organo raggiungerà la sua massima plasticità.

Lo studio condotto dal medico Arthur Toga dell’Università del Texas e pubblicato su Cell ci aiuta ad avere una visione globale sula mappatura del cervello di un bambino in fase di maturazione.

Grazie alla risonanza magnetica è stato possibile scoprire che fino all’età di 10 anni il consumo di glucosio da parte del cervello infantile è doppio rispetto a quello degli adulti. Il motivo risiede nel dispendio energetico necessario a quell’enorme numero di connessioni neuronali che si verificano durante i primi dieci anni di vita.

Ma c’è un altro dato che vale la pena di analizzare. Il Dottor Arnold Scheibel, direttore dell’Istituto di Ricerca sul Cervello (UCLA), spiega che l’apprendimento dovrebbe essere un momento di festa per il bambino, gioioso e mai stressante.

Quando i livelli di stimolazione sono eccessivi, di fatto, il cervello produce cortisolo, l’ormone dello stress. Ciò è controproducente per lo sviluppo infantile.

Il cervello di un bambino.

Rispettiamo i loro tempi, nutriamo le loro emozioni e permettiamo loro di giocare

In una società fondata sull’immediatezza e sulla competizione, molti genitori vogliono che i propri figli acquisiscano determinate competenze quanto prima. Così, molti bambini si ritrovano con agende più fitte di quelle degli adulti.

Il concetto di gioco risulta distorto; sembra che i giochi che non hanno nulla da insegnare non abbiano senso, quando lo scopo principale del gioco in età infantile è offrire divertimento. Il riflesso di questa dinamica è evidente in tutti quei bambini che etichettiamo come iperattivi.

Non sempre nostro figlio è il più brillante e, ancor meno, il più feliceDi sicuro il cervello dei bambini possiede un grande potenziale, ma ha i suoi tempi, come tutti gli organi in fase di sviluppo.

Per esempio, è impossibile insegnare a scrivere o a leggere a un bambino che non abbia maturato le strutture visive che gli permettano di mettere a fuoco, distinguere e interpretare i simboli; e non è possibile se non ha ancora sviluppato la coordinazione occhio-mano.

Non serve a nulla anticipare le tappe

In Finlandia tra gli 0 e i 6 anni non c’è spazio per l’acquisizione di competenze di letto-scrittura. A scuola si lavora su altre abilità, quelle di cui un bambino avrà bisogno per costruire solide fondamenta cerebrali grazie alle quali, successivamente, potrà imparare il resto. Ma quali sono queste altre abilità?

  • Il gioco.
  • Il movimento, le abilità grosso-motorie e fino-motorie.
  • L’interazione sociale.
  • Lo sviluppo e l’affinamento dei sensi.
  • L’intelligenza emotiva.
I bambini assorbono come spugne o no.

Riflessioni conclusive: i bambini assorbono come spugne?

Sebbene i primi dieci anni di vita siano fondamentali per il corretto sviluppo della persona, non bisogna cadere mai nell’iperstimolazione.

Non possiamo trascurare l’importanza del gioco simbolico, ovvero stimolare la creatività, nutrire al meglio l’intelligenza emotiva; né possiamo dimenticare di promuovere il movimento, l’interazione, la curiosità o il piacere per la scoperta.

Dovremmo dunque rivedere l’idea secondo cui i bambini sarebbero come delle “spugne”. I nostri piccoli meritano di avere le migliori opportunità per imparare, così come meritano tutto il nostro affetto e la possibilità di condurre la migliore infanzia possibile. Senza pressioni, senza idealizzazioni.

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