I conflitti irrisolti si cristallizzano

· 5 gennaio 2018

I conflitti si presentano quando c’è un disaccordo o un contrasto in termini di valori, idee o interessi tra due o più persone. La mancanza di un accordo non è il conflitto in sé, ma la sua causa. Il conflitto vero e proprio nasce quando questo disaccordo ci porta a commettere delle azioni finalizzate a eliminare, neutralizzare o minimizzare la controparte. Talvolta, però, nessuna delle due parti ottiene tale effetto e i conflitti irrisolti si cristallizzano.

A volte lo scontro avviene in termini verbali. L’obiettivo, in questo caso, è di persuadere o imporre all’interlocutore le proprie ragioni. Altre volte, i conflitti danno luogo ad azioni dirette. Quest’ultime possono essere esplicitamente o implicitamente violente. In tutti i casi, lo scopo è sempre lo stesso: una delle due posizioni deve vincere e imporsi sull’altra.

Ciò nonostante, in alcune circostanze nessuna delle due parti riesce a vincere sull’altra. In questi casi, esistono tre strade da intraprendere. La prima consiste nel “voltare pagina”, ignorando il conflitto e rinforzando tutti i punti comuni; una variante potrebbe essere quella di risolvere il problema costruendo nuovi accordi che tengano in conto una parte di ciascuna posizione.

La seconda strada è quella che porta a mettere dei limiti e ad allontanarsi: il conflitto mette fine a un vincolo. Con la terza strada, invece, si persiste nel disaccordo, che viene mantenuto nonostante tutto. In questo ultimo caso si verifica la cristallizzazione del conflitto.

Donna con i corvi

I conflitti irrisolti cristallizzati

Si parla di conflitti cristallizzati quando si crea una situazione nella quale nessuna delle due parti coinvolte riesce ad avere la meglio sull’altra. In altre parole, si genera un equilibrio di forze. Tuttavia, invece di considerare il conflitto finito, vedendo che nessuno può vincere, esso si perpetua. Si impara a mantenere quella situazione così com’è, senza cercare una soluzione né porvi fine.

Questi scenari si verificano solo quando alla base di un rapporto esistono forti legami che uniscono le due parti. Altrimenti, ciascuno dei due “implicati” semplicemente si allontanerebbe dal problema o realizzerebbe delle azioni finalizzate a mantenere la distanza dall’altro.

I conflitti irrisolti che si cristallizzano sono caratterizzati da un contesto di accordi, valori, idee e interessi comuni. Parallelamente, però, ci sono anche degli aspetti o degli elementi per i quali esiste un disaccordo. Questi tipi di conflitti sono molto frequenti tra le coppie, gli amici intimi o i parenti.

È chiaro che dove ci sono gli essere umani, ci sono i conflitti e molti di essi non sono risolvibili. Malgrado ciò, impariamo a superarli. Sappiamo che qualcuno non è d’accordo con noi su un determinato argomento, ma invece di alimentare un conflitto, non diamo molta importanza a questo attrito. È un modo sano di gestire questo genere di difficoltà. Ciò che non è sano, invece, è nutrire il disaccordo e portarlo sempre agli estremi.

Esistono delle soluzioni per i conflitti irrisolti?

Ci sono sempre delle soluzioni per tutti i conflitti umani. A volte serve solo un po’ di buona volontà. Se manca quest’ultima, persino i disaccordi più futili finiscono per minacciare una relazione. Per quanto riguarda i conflitti irrisolti, entrambe le parti coinvolte preferiscono non cedere piuttosto che trovare una soluzione. La possibilità di non imporsi sull’altro viene vista come una grave perdita.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Tel-Aviv, Gerusalemme e Herzliya, hanno scoperto vari aspetti interessanti. Uno di essi rivela che quando una persona è coinvolta profondamente in uno o più conflitti con un’altra, interpreta come minacce le ragioni che quest’ultima espone. In altre parole, pensa che dare ragione all’altra persona significherebbe andare contro se stesso. Teme che questo finisca per sopraffarlo. 

Ragazza con un filo di luci

Su questa base, i ricercatori hanno fatto una prova. Hanno mostrato alcuni video a un gruppo di fanatici israeliani. Il contenuto di questi video riguardava le loro credenze. Il materiale dava credito alle loro convinzioni sui palestinesi, in aggiunta le portava agli estremi. Per esempio, la scomparsa totale dei musulmani, la loro completa degradazione e la loro lapidazione da parte di tutti i paesi del mondo. In questo modo, non si contraddicevano le opinioni dei ricercatori, ma al contrario, venivano alimentate. 

Il risultato: tutti quelli che videro questi video si mostrarono in seguito più disposti a rivalutare le proprie idee. Detto in altri termini, aprirono la strada per l’autocritica. L’aspetto migliore fu che questo nuovo atteggiamento si era mantenuto nel corso del tempo. Ciò viene chiamato “pensiero paradossale” e consiste nella capacità di ammettere che due posizioni opposte possono convivere. Credete che si potrebbe applicare alla vita personale?