Cosa sono i nootropi e come potenziano la nostra intelligenza?

· 1 ottobre 2017

I nootropi sono conosciuti anche come “farmaci intelligenti” per i risultati che promettono, che non sono da poco: migliorare le nostre prestazioni mentali e potenziare le nostre capacità cognitive. La loro popolarità è cresciuta negli ultimi anni, a tal punto che migliaia di persone assumono già a colazione questa pillola dorata con la quale essere più produttivi a lavoro.

Per contestualizzare un po’ meglio i nootropi, è sufficiente ricordare il film Limitless. In quest’ultimo Bradley Cooper assumeva una droga sperimentale chiamata “NZT-48”. Poco dopo averla assunta, il mondo gli appariva più vivo, i suoi sensi si acuivano e il suo potenziale cognitivo si alzava al 200%, al punto da renderlo capace di apprendere molteplici lingue con fluidità, essere un genio della finanza a Wall Street o ricordarsi qualsiasi cosa avesse visto, letto o ascoltato.

“Presumibilmente il cervello infantile è qualcosa di simile ad un taccuino di quelli che si comprano dai cartolai. Poco meccanismo e una quantità di fogli bianchi”
-Alan Turing-

Una cosa del genere ci permetterebbe –all’apparenza- di essere più produttivi di Stephen King, di memorizzare la stessa quantità di informazioni impiegando, però, la metà del tempo o di attivare quelle strutture neurali capaci di risvegliare il genio della musica o della matematica che c’è in ognuno di noi. Ovviamente specifichiamo “all’apparenza” perché la realtà è diversa, di certo è più limitata, modesta e meno luccicante, ma comunque pur sempre interessante.

L’industria farmaceutica, per esempio, investe ogni anno importi miliardari sullo sviluppo di nuovi nootropi e lo fa per una ragione molto semplice: la domanda si sta moltiplicando.

La pressione del lavoro è sempre più elevata, lo sappiamo: occorre essere sempre attenti, migliorare la concentrazione, essere più agili a livello mentale, più creativi, più produttivi… Desiderano tutti ottenere risultati migliori senza dover ricorrere a sostanze pericolose, ed è qui che entrano in scena i nootropi o farmaci “intelligenti”.

Ai tempi d’oggi sappiamo che questi farmaci sono molto diffusi fra gli universitari, i piloti dell’aeronautica militare, i programmatori informatici o gli sviluppatori di prodotti per aziende pubblicitarie, che cercano in questi farmaci una risorsa, all’apparenza innocua, con la quale potenziare l’intelletto, migliorare l’attenzione e dare il meglio di sé nel raggiungimento dei loro obiettivi.

Ebbene… funzionano davvero i nootropi?

I nootropi per favorire la concentrazione

I nootropi: una scoperta accidentale che ha dato forma ai “farmaci intelligenti”

C’è chi definisce i nootropi il “farmaco” del futuro, un prodotto per una società frenetica che desidera andare oltre le proprie possibilità. Tuttavia, questo termine è scomodo, non ci piace e non lo si accetta perché -per la maggior parte- non hanno alcun effetto collaterale né sono degli “psicostimolanti”. Da qui la scelta di definirli con un termine molto più ispiratore: “potenziatori cognitivi”.

C’è anche chi si spinge persino a dire che i nootropi saranno il piano evolutivo del domani e che, grazie ad essi, sarà possibile raggiungere un altro livello di sviluppo cerebrale.

Per quanto possa sembrare strano, questo è precisamente l’obiettivo delle grandi imprese o degli enti più conosciuti. La Silicon Valley -capitale mondiale dell’industria tecnologica- lavora da anni coi nootropi, fino al punto di trovare nuovi meccanismi coi quali intensificarne le proprietà, gli effetti, la durata e persino l’utilità.

Non serviranno solo a migliorare la nostra attenzione e creatività, ma hanno già reso possibile la sperimentazione dei sogni lucidi o di un livello di rilassamento simile a quello che si raggiungerebbe solo dopo vari anni di meditazione. Tuttavia, siamo del tutto consapevoli che, per molti dei nostri lettori, alcuni dati potranno sembrare pura fantascienza e, per questo, è necessario procedere a piccoli passi. Prima di tutto, scopriamone l’origine.

Da induttori del sonno ad attivatori dell’attenzione

Siamo negli anni ’60 e nel laboratorio belga Union Chimique Belge, dove il neurofarmacologo rumeno Corneliu Giurgea lavora sulla sintesi di diversi composti chimici, con un fine ben preciso: indurre il sonno.

Tuttavia, scoprì una molecola molto speciale che gli concesse di creare il primo nootropo della storia, trattasi del Piracetam. Questo farmaco, lungi dal ridurre l’eccitabilità neuronale e favorire il riposo, aveva nei fatti l’effetto contrario: mettere in allerta la mente e migliorare alcune funzioni cognitive, come la memoria e la concentrazione.

Uomo molto produttivo perché assume i nootropi

  • Ciò era possibile grazie allo spostamento chimico dei neurotrasmettitori come l’acetilcolina e il glutammato; inoltre non presentava effetti collaterali troppo avversi.
  • Il Piracetam di Corneliu Giurgea non tardò ad essere commercializzato, incoraggiando poi anche altre proposte successive come l’Oxiracetam, l’Aniracetam, il Pramiracetam e o il Fenilpiracetam.

Il meccanismo di azione dei nootropi varia. Tuttavia, la maggioranza di essi ha effetti sulla vasodilatazione, ovvero migliorano il flusso sanguigno verso il cervello, portandogli più ossigeno, più nutrienti  e glucosio, essenziale fonte di energia di cui si serve il cervello per garantirci lunghi periodi di concentrazione.

Allo stesso tempo, a titolo informativo su cui riflettere, è risaputo che nella Silicon Valley lavorano coi nootropi combinandoli col biohacking, in altre parole, cercano di “hackerare” certe funzioni cerebrali mediante diverse sostanze chimiche per potenziare, in questo modo, le funzioni del pensiero.

Sembra che la porta per compiere questo salto evolutivo nel nostro cervello stia già aprendo la sua serratura…

Quali sono gli effetti dei nootropi? Sono così benefici come sembrano?

L’obiettivo che le industrie farmaceutiche vogliono raggiungere coi nootropi è duplice. Da una parte, e come già sappiamo, si cerca di migliorare i processi cognitivi di base, cosa che, in gran parte, hanno già raggiunto. Il secondo aspetto è che fungano da neuro-protettori e che i loro possibili effetti collaterali siano minimi, per non dire inesistenti.

Ebbene, uno dei principali problemi che stanno incontrando gli esperti in materia di sanità è che, sia gli studenti universitari sia gli imprenditori e altre persone con uno stile di vita particolarmente stressante comprano i nootropi su internet, senza preoccuparsi troppo della provenienza o, cosa ancora peggiore, delle modalità in cui devono essere assunti.

Facciamo un esempio. La caffeina è un nootropo naturale, come gli acidi grassi del gruppo omega 3. Se consumiamo 10 tazze di caffè in una sola notte, molto probabilmente si presenteranno cefalee, nausea e ipertensione. Lo studente che compra su internet un nootropo del quale non conosce la composizione né le modalità di somministrazione, col solo fine di passare l’esame del giorno dopo, ne avvertirà gli effetti indesiderati, piuttosto che un miglioramento dell’attenzione e della memoria.

È necessario, dunque, tenere presente che: i nootropi aiutano, ma non sono la panacea. I benefici, inoltre, saranno visibili solo assumendoli in modo corretto, lasciandoci consigliare da un esperto del tema.

Un altro dato curioso è che i laboratori russi hanno creato una nuova famiglia di nootropi tutti derivanti dalla corticotropina, l’ormone dello stress e degli agonisti dei recettori GABA come il Phenibut o il Tolibut. Questi farmaci hanno una richiesta molto alta ultimamente, per i loro effetti ansiolitici e di diminuzione dello stress. Occorre dire, però, che i loro effetti collaterali sono senza dubbio i più pericolosi sul mercato, dato che a lungo termine creano dipendenza.

Come assumere i nootropi

Gli esperti dicono che ci sono alcune fasi fondamentali che dobbiamo conoscere prima di assumere un tipo qualsiasi di nootropo:

  • Cercare il nootropo che sia più consono alle proprie necessità.
  • È necessario consultare uno specialista che ci orienti sulle opzioni disponibili sul mercato.
  • Ogni persona ha una determinaa neurochimica e, in generale, è consuetudine cominciare con dosi molto basse, provando prima un nootropo e poi l’altro, fino a trovare quello adeguato.
  • Qualora si avverta malessere, come cefalee o nausea, è necessario interrompere subito l’assunzione.
  • È altrettanto importante ricordarsi che questi farmaci non hanno un’azione immediata. Il cervello deve abituarsi ad essi; il loro effetto, infatti, comincerà a notarsi dopo qualche giorno o settimana.

Fare sport invece di assumere i nootropi

Funzionano solo se seguiamo una dieta adeguata ed evitiamo la sedentarietà

Se vogliamo modulare la nostra chimica cerebrale affinché funzioni nel miglior modo possibile, abbiamo bisogno di nutrienti adeguati che attivino il meccanismo di azione di questi farmaci intelligenti. Affinché i nootropi agiscano, dunque, è essenziale seguire una dieta equilibrata, ricca di frutta fresca, verdure, acidi grassi omega 3 e omega 6.

Allo stesso modo, se conduciamo una vita sedentaria disporremo di un metabolismo lento, meno efficiente e per il quale, inoltre, la nostra funzione epatica non riuscirà neanche a elaborare in maniera eccellente le componenti dei nootropi.

Fare sport e avere un’alimentazione equilibrata e con un basso contenuto di grassi saturi sono precetti necessari affinché questi farmaci raggiungano gli obiettivi prefissati.

“Il vero segno dell’intelligenza non è la conoscenza, ma l’immaginazione.”
-Albert Einstein-

Tipi di nootropi

È importante sottolineare che non tutti i nootropi sono farmaci. Molti di essi non necessitano di una ricetta medica poiché hanno componenti naturali e sono facilmente acquistabili anche in erboristeria. Nonostante ciò, prima di iniziare a assumere degli stimolatori cognitivi, è sempre opportuno consultare uno specialista.

Occorre sapere cosa stiamo cercando, perché, proprio come possiamo vedere, l’offerta di nootropi è piuttosto ampia e lo sarà ancora di più negli anni a venire.

  • Nootropi per migliorare lo stato d’animo.
  • Nootropi per migliorare la concentrazione.
  • Nootropi per combattere l’ansia.
  • Nootropi per migliorare la memoria.
  • Nootropi per migliorare il riposo, le forze e il sonno.
  • Nootropi come anti-aging o longevità.

i nootropi e i loro effetti collaterali

Per concludere, è fondamentale ricordare che si tratta di nootropi e che non sono integratori alimentari. Non conviene farne uso alla leggera, soprattutto perché l’offerta è sempre più ampia e l’efficacia degli stessi sempre meno affidabile. Anche se tutti noi vogliamo ottimizzare le nostre capacità cognitive per adattarci alla domanda attuale del mercato del lavoro, sarà sempre meglio cercare prima altre strategie, altri sentieri percorribili.

Nonostante ciò, resteremo in attesa dell’evoluzione di questi potenziatori cognitivi e del loro impatto sul nostro futuro.