I tratti psicologici del maltrattatore

· 29 maggio 2015

Gli psicologi e gli psichiatri dubitano che il maltrattamento sia la conseguenza di una malattia, bensì sono inclini a considerare una spiegazione che ha a che vedere con un sistema diverso, ossia un abuso di potere o di dominazione che colpisce la società.

Un maltrattatore di solito inizia tormentando la vittima, riducendone la libertà, isolandola dal suo ambiente familiare e sociale, indebolendone l’autostima, bloccandola e minandone la percezione di sicurezza, rendendola a poco a poco dipendente.

“Si arrabbia quando esco con le mie amiche”, “mi dice che non mi devo truccare troppo”, “non gli piace che indossi una gonna molto corta”, “non vuole che parli con i miei colleghi di lavoro uomini” sono le frasi più comuni tra le donne che subiscono maltrattamenti psicologici da parte del compagno.

Riprenderla, trattarla come una bambina, considerarla inutile o maldestra facendo sì che cambi il suo modo di essere o di vestire sono altre forme di maltrattamento.

Di solito il maltrattatore abusa anche del suo potere, che sia economico o fisico, e riesce a far sentire la donna colpevole per il suo modo di parlare, pensare e agire. Il problema della colpevolezza è molto comune e può anche sfociare nella cosiddetta “Sindrome di Stoccolma”, in cui si evitano le situazioni che possono creare conflitti o discussioni per non litigare o persino separarsi.

In genere il ciclo del maltrattamento inizia durante l’infanzia dello stesso maltrattatore, in molti casi, o con qualche trauma che lo ha colpito durante i suoi primi anni di vita fino all’adolescenza. Può accadere che il maltrattatore abbia vissuto in un ambiente pieno di violenza fisica o mentale e che abbia dovuto provare la paura, l’abbandono, la ritorsione, il controllo eccessivo, le percosse e altro ancora.

Le caratteristiche del maltrattatore

Queste sono le caratteristiche principali di una persona che incarna il profilo di chi abusa, del maltrattatore o di chi picchia.

Possessivo, dominante ed esigente: una delle prime azioni che compie è voler allontanare la vittima da famiglia e amici. Come? Parlando male di loro, facendoli sentire a disagio in pubblico, volendo mettere zizzania in discussioni o problemi. Questo trasforma la personalità della vittima, la priva dell’appoggio esterno e la rende dipendente. Con l’uso della violenza, il maltrattatore esercita un potere assoluto su tutto quello che fa, pensa e sente, anche nella parte più intima del suo essere.

Egocentrico: il mondo deve sempre girare intorno a lui, ma non lo ammette mai. Si fa quello che piace a lui in ogni momento (il film, il ristorante, il luogo delle vacanze, le uscite) altrimenti si irrita. La donna è semplicemente un satellite che deve muoversi intorno a lui, dipendendo da ciò che vuole ed essendo lì per compiacerlo. Tutto deve essere sotto il suo controllo e se lei desidera un po’ di indipendenza, mostrerà i suoi lati più violenti.

Indole negativa: capricci come i bambini, scenate, sfuriate, minacce, faccia tosta, litigi e quant’altro. Tutto è sempre giustificato dalla colpa dell’altro, non da motivi interni. Dirà che tale atteggiamento lo mette di cattivo umore, che tale risposta è la causa della sua arrabbiatura e una lunga lista di altre motivazioni.

Ridicolizzare o umiliare pubblicamente: in una cena di famiglia o con gli amici non si farà problemi a mostrare agli altri i difetti della sua compagna. “Non vi sembra che sia un po’ in sovrappeso?”, “si sbaglia sempre”, “non sa cucinare la carne come piace a me”, “è disordinata” e così via.

Lo fa per tenere la donna sotto controllo, insultandola, denigrandola e ferendola. Di conseguenza, si distrugge la fiducia e si pensa solo agli errori. Non si rallegrerà più per i progressi o per i successi e minimizzerà qualsiasi risultato. Le mancanze personali verranno alla luce a scapito delle virtù, così che abbia la sensazione che stia sempre facendo tutto male.

Maniaco del controllo paranoico: pensa che gli altri si vogliano approfittare di lui, del suo denaro, del suo potere, dei suoi soldi, delle sue conoscenze, della sua esperienza. Ha un bisogno ossessivo di controllare la compagna tutti i giorni tramite domande mirate a cercare contraddizioni.

Il maltrattatore vigila costantemente i movimenti della sua vittima volendo sapere dove si trova, con chi si incontra, a che ora torna, che cosa fa o non fa, con chi parla, perché ritarda qualche minuto ecc. Considera l’altra persona come una sua proprietà, un oggetto, non una persona con una vita propria.

Violento e aggressivo: inizia a poco a poco a rompendo piatti, mobili o vetri, colpendo le pareti, tirando oggetti a terra o contro la persona. Se si arriva a questo punto è bene sporgere denuncia e fuggire immediatamente, non dargli più opportunità.

Sembra facile da fare, ma non lo è poiché il maltrattatore tiene la vittima “legata” in diversi modi con un grande peso psicologico. Tuttavia, se vari di questi punti vi suonano familiare, avete un problema che dovete risolvere prima che sia troppo tardi.