Identità virtuale: se non sei su internet non esisti

Per alcune persone la loro identità online è equiparabile o persino più importante della propria identità offline (vita reale). Uno status digitale che, in molti casi, finisce per condizionarne la vita.
Identità virtuale: se non sei su internet non esisti
Valeria Sabater

Scritto e verificato da lo psicologo Valeria Sabater.

Ultimo aggiornamento: 02 dicembre, 2021

L’identità virtuale definisce l’immagine, l’identità e la posizione su Internet. Siamo arrivati a un punto in cui chi non è sui social è come se non esistesse.

Non solo le aziende sono quasi costrette a ritagliarsi una nicchia in quell’universo, ma la maggior parte di noi si è sentita più di una volta dissuasa dal dover aprire un profilo.

Ciò è facilmente comprensibile da un punto di vista professionale. Chi vuole farsi conoscere per ottenere clienti e far conoscere un progetto non esita a farsi varco tra queste risorse digitali.

Tuttavia, molti individui costruiscono un Io online perché esso dà loro maggiore soddisfazione rispetto al loro vero Io. Nello specifico, gli consente di ottenere buona parte dei loro rinforzi quotidiani.

Questa identità virtuale è diversa, ha un altro linguaggio, nuove risorse e possibilità. Si può scegliere cosa mostrare e come; di fatto, si può configurare una realtà parallela a proprio piacimento.

È possibile persino avere diversi Io, account falsi e altri autenticati con cui muoversi più facilmente in quasi tutti gli scenari dei social network.

Fu Bill Gates a dire che “se non sei su internet, non esisti”. Questo messaggio era rivolto alle aziende, ma l’idea si è presto diffusa anche ai privati.

Uomo che si gode il suo status virtuale.

Identità virtuale: chi sei su internet?

È difficile trovare qualcuno sotto i 35 anni che non sia su un social network. È strano, ma non improbabile. Come tutto nella vita, ci sono eccezioni. Tuttavia, è comune far parte delle dinamiche virtuali anche se non si vuole per evitare di essere esclusi.

Dopotutto, una parte della nostra realtà si muove in quell’altra realtà digitale. Ci informiamo, ci connettiamo tra di noi, ci esprimiamo, impariamo, ci divertiamo.

Avere uno status virtuale significa non solo essere partecipi di tutto quello che accade sui social network, ma anche costruire un altro Io.

Abbiamo raggiunto un momento storico in cui il mondo online e il mondo offline si sovrappongono ed è quasi necessario essere presente in entrambe le sfere. Molti credono di sì. È come se avessimo due vite.

Una è quello vera, in cui l’esistenza è più routinaria: si va al lavoro, si porta a spasso il cane e si guardano serie su Netflix.

Poi c’è un’altra vita in cui si hanno migliaia di follower su Instagram e Facebook, in cui ritocchiamo le foto e bramiamo Mi piace come l’ossigeno, ci si scontra su Twitter o si blocca qualcuno per fargli capire che la relazione è finita.

Il profilo online come fonte di informazioni per la vita offline

Nella creazione dell’identità virtuale, tutte le versioni dell’Io vengono filtrate. Si selezionano le foto, si sceglie cosa mostrare, quali hobby rivelare, cosa dire e cosa tacere.

Ciò aiuta gli altri ad avere una visione di noi (o di come vogliamo che ci vedano). Ovviamente ci sono persone che prestano più attenzione ai dettagli rispetto ad altre.

È interessante sapere che questo profilo online condiziona in molti casi ciò che ci accade successivamente nella vita offline: le relazioni che instauriamo, chi conosciamo o quali lavori otteniamo. L’impatto dell’identità creata nei social network ha un impatto maggiore nella popolazione più giovane.

Secondo uno studio dell’Università di Gent (Belgio), per gli adolescenti ha un ruolo sostanziale conoscere il profilo di una persona per interagire con essa. È il miglior riferimento e un meccanismo essenziale per l’interazione quotidiana.

La persona manipola un cellulare costruendo il suo stato virtuale.

Identità virtuale ed economia della reputazione

Per molti, lo status virtuale modella il loro modo di esistere. La verità è che abbiamo raggiunto un punto per cui la vita online è tanto o più importante della vita reale.

Questo può essere spiegato per motivi di lavoro (parliamo per esempio degli influencer). Allo stesso modo, tuttavia, c’è chi sente il bisogno di quell’altro Io per ottenere rinforzi quotidiani con cui coltivare l’autostima.

La tecnologia attuale ci consente questa avatarizzazione delle identità per navigare nella vita virtuale, che ci porta all’economia della reputazione. In altre parole, quando qualcuno cerca di ritagliarsi uno status virtuale, è obbligato a prendersene cura costantemente, modellarlo e coltivarlo.

Bisogna scattarsi selfie ogni giorno, realizzare  video per le storie di Instagram, creare contenuti, fare campagne pubblicitarie, interagire con i follower, mettere Mi piace e li attende in cambio con ansia.

Creare e mantenere il proprio status virtuale è estenuante e consuma tempo prezioso dalla nostra vita reale.

L’economia della reputazione ci rende creature ossessionate dall’ottenere follower e riconoscimenti digitali a ogni costo. Lo facciamo senza renderci conto del costo che implica nella nostra vita offline.

Conclusioni

Come detto dalla scrittrice Margaret Atwood, “Ogni aspetto della tecnologia umana ha un lato oscuro, inclusi arco e frecce”.

Dobbiamo essere in grado di utilizzare queste preziose risorse a nostro vantaggio, poiché solo così potremo godere di reali progressi.

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