Idrofobia, la paura dell'acqua

L'idrofobia è un disturbo psicologico caratterizzato dalla paura irrazionale, eccessiva e ingiustificata verso l'acqua.

Ultimo aggiornamento: 30 ottobre, 2019

L’acqua è uno degli elementi fondamentali per la vita degli esseri viventi. È una sostanza abituale nelle nostre vite, ma che rischia di diventare un problema per chi soffre di idrofobia.

L’idrofobia, o paura dell’acqua, è una forma di repulsione che l’essere umano può sviluppare quando entra per la prima volta in contatto con l’ambiente acquatico. Nelle prime fasi di esplorazione, scoperta e adattamento tendiamo a imbatterci in comportamenti restii al contatto con l’acqua (Saquicela e Jacinto, 2010).

Si tratta dunque di un disturbo psicologico caratterizzato dalla paura irrazionale, eccessiva e ingiustificata dell’acqua.

«Nella vita niente deve essere temuto, ma solo capito. È tempo di capire di più, in modo da temere di meno.»
~ -Marie Curie- ~

Sintomi dell’idrofobia

Sintomi fisici:

  • Aumento della frequenza cardiaca.
  • Aumento della frequenza respiratoria.
  • Iperventilazione o sensazione di soffocamento.
  • Tensione muscolare generalizzata.
  • Sudorazione eccessiva in tutto il corpo e/o sudori freddi.
  • Mal di stomaco e/o mal di testa.
  • Esperienze di irrealtà o spersonalizzazione.
  • Midriasi.
  • Vertigini, nausea e vomito.

Sintomi cognitivi:

I sintomi fisici rinforzano quelli cognitivi, provocando pensieri negativi nel soggetto quando è in prossimità dell’acqua. Tali pensieri, inoltre, producono e alimentano i dubbi sulle proprie capacità di affrontare l’idrofobia.

Sintomi comportamentali:

  • Evitamento. Il soggetto evita a tutti i costi il contatto con l’acqua, contribuendo così a incentivare la paura e a impedirne il superamento.
  • Fuga. Quando il soggetto non è in grado di evitare il contatto con l’acqua, tenterà di uscire dalla situazione il prima possibile.
«La paura è sempre disposta a vedere le cose peggio di loro.»
~ -Tito Livio- ~

Le cause

Secondo Calamnia (1993), le cause dell’idrofobia possono essere raggruppate in due blocchi:

  • Educazione alla paura verso l’acqua. L’adulto trasmette la propria paura al bambino, che in questo modo la interiorizza nel suo organismo prima ancora di sperimentarla in prima persona. È la forma più diffusa.
  • Esperienze negative pregresse o situazioni stressanti connesse al contatto con l’acqua.

Secondo Zubiaur e Gutiérrez (2003), l’idrofobia in relazione al comportamento motorio può essere dovuta a molteplici fattori:

– Paura delle minacce psicologiche:

  • Paura di fallire. È una delle cause più comuni nei bambini e aumenta con l’età. Può essere dovuta alla poca fiducia nelle proprie capacità o alla paura delle conseguenze del fallimento.
  • Timore di essere giudicati negativamente.
  • Paura di essere ridicolizzati in pubblico. È più frequente nella fase dell’adolescenza e in molti casi può perdurare fino all’età adulta.
  • Timore della competizione.

– Paura per l’incolumità fisica:

I principianti si trovano ad affrontare movimenti insoliti, spesso in ambienti poco abituali, o a realizzare movimenti che possono causare la perdita dell’orientamento spaziale o dell’equilibrio, e che pertanto possono provocare una sensazione di paura.

Se a questo aggiungiamo la novità della situazione, l’insicurezza nei risultati e l’importanza di ottenere il successo, tale sentimento durante, e forse dopo l’esecuzione, può essere molto intenso.

«L’uomo che ha paura senza che vi sia pericolo, inventa il pericolo per giustificare la sua paura.»
~ -Alain Emile Chartier- ~

Come si cura l’idrofobia?

Come per quasi tutte le fobie, la terapia espositiva è in genere il trattamento più comunemente utilizzato nel trattamento dell’idrofobia. L’esposizione può essere di due tipi: dal vivo o virtuale (quest’ultima grazie all’ausilio delle nuove tecnologie). A ogni modo, il soggetto viene esposto all’ambiente temuto e impara a disimparare gradualmente ad aver paura dell’acqua, affrontando le situazioni che producono più paura a quelle che ne producono meno.

In abbinamento alla terapia espositiva, i medici prescrivono anche alcuni farmaci in grado di aiutare i pazienti a reagire alle paure. Gli SSRI, o inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, possono aiutare a calmare l’ansia e gli attacchi di panico. Ricordate, però, che i farmaci non producono effetti di lunga durata e possono causare sintomi di astinenza. È pertanto fondamentale evitarne l’uso nel lungo termine.

Inoltre, è possibile ricorrere anche a tecniche di riduzione dello stress come il rilassamento, lo yoga, la meditazione, ecc. Ultimamente stanno prendendo sempre più piede i metodi basati sul recupero della piena consapevolezza: mindfulness e focusing.

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