Il bullismo e il ruolo dei genitori

· 21 Dicembre 2018

L’anno scorso Netflix ha lanciato una serie che ha suscitato polemiche. Stiamo parlando di Tredici, basata sul libro di Jay Asher; ma sappiamo tutti che la letteratura raramente desta passione e interesse in tante persone quante i contenuti audiovisivi. Proprio per questo motivo è stata la serie, e non il libro, ad aver in qualche modo alzato un polverone.

La serie inizia con un adolescente che una mattina trova una scatola da scarpe contenente sette cassette registrate. Ciò che viene raccontato in questa storia calza a pennello con la parola chiave del nostro titolo: il bullismo.

Queste sette cassette contengono le tredici ragioni per cui una delle sue compagne di scuola si è suicidata. Trama senz’altro originale, non per la scelta della ragazza, purtroppo più frequente di quanto vorremmo tra gli adolescenti che devono fare i conti con il bullismo, ma per il punto di vista e la costruzione della storia. È un racconto che non risparmia la crudezza nel raffigurare la sofferenza di qualcuno come un iceberg del tutto sommerso, nascosto agli occhi delle persone che potrebbero aiutare.

Volto con lacrime in bianco e nero

Guardarsi dentro

Allontanandoci dalla finzione, non è raro venire a conoscenza di uno degli eventi più tragici nelle pagine di cronaca nera: un adolescente che ha deciso di togliersi la vita perché costretto ad affrontare una sofferenza che era incapace di gestire. È il gesto ultimo, rinunciare alla vita in un’età in cui la si dovrebbe accogliere a braccia aperte, in cui si dovrebbero accumulare esperienze.

Una sofferenza spesso nascosta da chi la causa, ma anche da chi la subisce. Questi ragazzi non vogliono destare preoccupazioni, non vogliono sembrare deboli di fronte alle persone che li circondano. Preferiscono piangere in silenzio e hanno paura che qualcuno li possa ascoltare, perché temono che la situazione che non tollerano possa addirittura peggiorare.

In molti altri casi, quando trovano il coraggio di raccontare agli adulti quello che succede loro, ricevono delle risposte che cercano di sminuire o normalizzare la situazione;“Sono cose da ragazzi”, “Sicuramente lo hai picchiato anche tu”. Alcuni genitori rimproverano i propri figli: “E tu non sai difenderti?”. Altri optano per cambiare direttamente argomento, pensando che lasciandosi alle spalle gli abusi il problema finisca, ignorando che le esperienze vissute dal figli e i ricordi della stessa possono trasformarsi in un serio problema. Questo può essere solo l’inizio dello avrebbero dovuto saperlo.

Molte volte la conseguenza peggiore di un’aggressione, maltrattamenti o abusi non è l’effetto diretto, bensì il peso che lasciano. La sensazione che il mondo sia incontrollabile, che vi siano delle minacce che eccedono di molto le loro risorse, che in loro vi sia qualcosa che li rende oggetti di scherno o di beffa o che hanno poco o nessun valore per gli altri ragazzi e ragazze della loro età. Questa sensazione si ingigantisce sempre di più quando i genitori sono assenti, allora ai pensieri precedenti si somma “lo scomparire e non essere importante per nessuno”.

Altri genitori optano per cambiare direttamente argomento, pensando che lasciandosi alle spalle gli abusi il problema finisca, ignorando che le esperienze vissute dal figli e i ricordi della stessa possono trasformarsi in un serio problema.

Bambini sfocati che giocano

Molti genitori giustificano il bullismo

Spesso i genitori non riescono a concepire che i propri figli, che tanto amano, possano causare sofferenza a qualcuno. Non si staccati da quell’immagine innocente tipica dell’infanzia, e i bambini, invece, possono essere più perversi del peggiore degli adulti.

Quando accade molti si giustificano dicendo che non lo sapevano

Forse lo intuiscono, perché hanno visto o hanno sentito come si rivolgono a qualche loro compagno. Hanno sentito alcune delle marachelle fatte e, lungi dal disapprovarle, hanno partecipato al divertimento. Questi genitori non ritengono i propri figli esemplari, ma neanche cattivi.

I bulli non si fermano mai a chiedere al compagno maltrattato e umiliato come si sente. E non lo fanno nemmeno chi rideva mostrandosi complice. Non ci si ferma a pensare che quanto successo nell’infanzia possa far venire ancora i brividi al sol pensiero. È il peso amaro di cui parlavamo prima, le voci ancora silenziate, gli scusami che non sono mai stati chiesti.

La reazione dei genitori è determinante al momento di incoraggiare o meno il bullismo operato da parte dei figli bulli. In una certa misura, nella condanna del loro comportamento va anche la condanna del proprio comportamento. E questo passo non è facile da compiere.

Quando si verifica il peggio, allora molte delle parti coinvolte si dichiarano estranee e ignare dei fatti, come se questo potesse togliere loro una parte di responsabilità. Ma è ancora peggio quando non lo sapevano davvero, quando non si erano accorti di nulla.