Il caso del marinaio perduto

21 Febbraio 2020
Il caso del marinaio perduto è tanto affascinante quanto commovente. Parla di un uomo che, a causa delle vicissitudini della vita, soffre degli effetti prolungati dell'abuso di alcol. In un dato momento, questa condizione lo porta a non essere più se stesso.

Il caso del marinaio perduto è molto affascinante, sebbene sia una vera tragedia per il protagonista. Racconta di una delle tante conseguenze che l’alcolismo può avere sulle funzioni cognitive. In alcuni casi, questi strascichi non si manifestano subito, ma nel lungo tempo.

Il protagonista de Il caso del marinaio perduto è un uomo di nome Jimmie G. Egli viene descritto come un uomo intelligente, amichevole, ottimo conversatore ed esuberante. A prima vista, non sembra avere nessuna particolarità nello specifico. Il suo stato d’animo è calmo e affabile.

Ciò nonostante, un giorno si rivolge a una casa di cura, portando con sé un certificato enigmatico, che non sembra corrispondergli. Tale certificato lo descriveva come un soggetto “indifeso, demente, confuso e disorientato”. Ragione per cui, un neurologo avrebbe dovuto seguirlo. Per fortuna, a occuparsi di lui fu il dottor Oliver Sacks, un uomo particolarmente sensibile e aperto.

“La memoria, ch’è la sentinella del cervello.”

-William Shakespeare-

Oliver Sacks
Oliver Sacks

Una visita rivelatrice

La prima visita iniziò in modo del tutto normale. Jimmie G. parlava del suo passato con grande gioia ed entusiasmo.

Aveva lavorato come marconista nella Marina ed era membro supplente nei sottomarini, fatto che lo riempiva di orgoglio e che gli riportava alla mente ricordi meravigliosi.

Il protagonista de Il caso del marinaio perduto aveva una folta capigliatura di colore bianco. Rispondeva con notevole precisione alle domande sulla sua città natale. E si offrì persino di disegnare una mappa, esprimendosi con affetto riguardo al suo luogo d’origine. Parlava anche della sua scuola, della sua passione per la matematica e ricordava persino i numeri di telefono della sua infanzia.

Ciò che amava di più era parlare delle sue esperienze in Marina. Raccontava delle missioni che aveva svolto. Disse anche che avrebbe voluto continuare a lavorare per la Marina, ma che poi preferì frequentare l’università.

Il neurologo notò qualcosa di speciale nel suo modo di parlare del passato. Quando Jimmie parlava della sua infanzia, lo faceva al passato. Mentre quando parlava della Marina, lo faceva al presente.

Il caso del marinaio perduto e la memoria

Appena il neurologo notò questa particolarità, con una semplice intuizione, chiese a Jimmie in che anno si trovassero. Il paziente fu molto sorpreso dalla domanda e poi, naturalmente, rispose: “Nel 1945”. E aggiunse “Abbiamo vinto la guerra”. Di fronte a questa curiosa risposta, il Dott. Sacks gli chiese nuovamente l’età. Ancora più sorpreso, Jimmie rispose che stava per compiere 20 anni.

Era evidente che Jimmie fosse confuso. A quel punto, in modo avventato, il neurologo prese uno specchio e glielo mise di fronte. Voleva che l’uomo vedesse con i suoi occhi che aveva i capelli bianchi, le rughe sul viso e che, chiaramente, non era affatto giovane.

Sebbene l’intento del Dott. Sacks fosse quello di metterlo di fronte alla realtà, l’effetto che ottenne fu sorprendente. Jimmie era del tutto sconvolto e non credeva a ciò che aveva davanti agli occhi. Pensava che si trattasse di uno scherzo o di un incubo. Si chiedeva se fosse diventato pazzo. Quell’immagine allo specchio non corrispondeva in alcun modo all’immagine che aveva di se stesso.

Spechio

Un fatto rivelatore

Il neurologo comprese il suo errore e sviò la conversazione su altri argomenti. Riuscì a far dimenticare a Jimmie lo specchio e l’immagine riflessa. Poco più tardi, il dottore dovette assentarsi per qualche attimo.

Al suo ritorno, Jimmie non fu più in grado di riconoscerlo. Era come se non lo avesse mai visto. Questo fatto permise a Sacks di farsi un’idea di ciò che stava accadendo.

Il problema del marinaio perduto è noto come amnesia anterograda. Questo disturbo consiste nell’impossibilità di immagazzinare i ricordi a breve termine. Si ricorda tutto quello che è avvenuto prima dell’amnesia, ma non quello che è successo negli ultimi cinque minuti. È quanto stava accadendo a Jimmie.

Dopo aver indagato sul suo passato, scoprì che Jimmie era stato alcolista per molti anni. Ciò gli aveva danneggiato il cervello, causando un disturbo noto come sindrome di Korsakov. Tutti gli alcolisti sono esposti al rischio di soffrire di tale disturbo, in quanto l’alcol altera il metabolismo della vitamina B1, il che si ripercuote sul sistema nervoso centrale.

Il caso del marinaio perduto ci racconta non solo di una rarità neurologica, ma anche di una tragedia del tutto umana. Non avere più la memoria a breve termine corrisponde a non avere più una vita. La memoria è un aspetto fondamentale della nostra identità e l’incapacità di immagazzinare i ricordi ci relega in un limbo in cui il tempo cessa di scorrere.

Palacios-Sánchez, L., Botero-Meneses, J. S., Guerrero-Naranjo, A., Vélez, M. C., & Mora-Muñoz, L. (2017). Oliver Sacks, maestro y divulgador de la Neurología: reflexión. Iatreia, 30(2), 230-237.