Il consenso informato in psicologia

· 11 Aprile 2019
Per consenso informato in psicologia si intende il processo per cui al paziente vengono fornite le informazioni rilevanti per prendere una decisione liberamente per qualsiasi procedimento diagnostico o terapeutico.

Il consenso informato in psicologia nasce per anteporre il principio di autonomia (capacità di darsi norme e regole senza pressioni) al principio di beneficenza (il dovere di agire in beneficio di altri, favorendone i legittimi interessi ed eliminando i pregiudizi). È il requisito più importante nella pratica professionale. Inoltre, deve precedere la valutazione e il trattamento psicologico.

Potremmo definire il consenso informato in psicologia come il consenso libero, volontario e cosciente di un paziente, manifestato nel pieno uso delle proprie facoltà dopo aver ricevuto le informazioni adeguate, affinché si verifichi un’azione che abbia effetti sulla sua salute (A.D. Luelmo, 2001).

“Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso.”

-Eleanor Roosevelt-

Firma del consenso informato

Precedenti storici a livello mondiale

Il riconoscimento morale di un diritto all’informazione e alla decisione medica da parte dei pazienti è piuttosto recente. È sostenuto da molteplici decisioni giuridiche. Secondo Jay Katz: “l’informazione e il consenso non hanno radici storiche nella pratica medica, ma l’etica giuridica l’ha costretta ad accettarli”.

Nel 1931, il Ministero della Salute del parlamento tedesco emanò una normativa in materia di terapie mediche ed esperimenti sugli umani. Si riconobbe così il diritto del paziente (o del suo sostituto legale) a concedere il suo consenso per partecipare a sperimentazioni cliniche. Normativa che non fu applicata nel territorio tedesco durante la Seconda guerra mondiale, nemmeno nei campi di concentramento e di sterminio, né con determinati gruppi sociali (rom, ebrei, omosessuali, etc).

Finita la guerra, il Processo di Norimberga si adoperò per stabilire i principi di base in materia, al fine di tutelare gli aspetti morali, etici e legali coinvolti nelle ricerche sugli essere umani.

L’importanza del consenso informato in psicologia

Il rapporto psicologo-paziente dai tempi di Ippocrate fino al tardo decennio del 1960 negli Stati Uniti era regolato dal principio paternalistico di beneficenza. Pensare al bene del malato e al suo consenso era irrilevante.

Il diritto al consenso informato in psicologia ha contribuito a “orizzontalizzare” il rapporto tra lo psicologo e il paziente e a porre fine al modello paternalistico. Questo diritto domina e precede in un certo senso tutti gli altri.

Caratteristiche del consenso informato in psicologia:

  • È un processo verbale;
  • È volontario;
  • Si tratta di un processo di informazione;
  • Richiede capacità di comprensione;
  • Termina con una decisione.

“Essere liberi vuol dire essere informati.”

-George Menager-

Il consenso informato in psicologia e i suoi benefici

Si può affermare che esistono benefici reali e determinabili quando si parla di consenso informato in psicologia. I benefici sono:

  • Legali: tutela il medico poiché si specificano le azioni intraprese e il consenso del paziente a tali azioni. Tutela anche il paziente in quanto gli vengono comunicati diritti e obblighi;
  • Qualità delle informazioni condivise: consente al paziente l’accesso a informazioni convalidate, coerenti e specifiche della sua condizione, costituendo la base per la comprensione del suo stato attuale;
  • Estensione della conoscenza disciplinare: in base al punto precedente, la qualità delle informazioni che il paziente riceve permetterà la diffusione di concetti più corretti all’interno della sua cerchia di legami;
  • Miglioramento della qualità del trattamento: il rapporto informato e il processo decisionale permettono un maggior impegno da parte del paziente, poiché questi comprende il senso delle azioni da realizzare;
  • Promozione della ricerca clinica: il consenso informato in psicologia è uno strumento che permette di sviluppare ricerche con gli umani, rispettando gli aspetti etici fondamentali;
  • Oggettivazione di accordi e impegni: sottolineare in modo chiaro e obiettivo le azioni dei partecipanti permette di chiarire i punti accordati, riducendo le ambiguità e le incertezze che potrebbero interferire con il processo terapeutico.

“La parte contraente della prima parte sarà considerata la parte contraente della prima parte.”

-Groucho Marx-

Penne su fogli

Argomentazioni contrarie

Esistono anche argomentazioni contrarie avanzate da chi ancora è contrario all’idea che il paziente abbia un ruolo fondamentale nel processo decisionale. Le argomentazioni tradizionali usate con più frequenza sono le seguenti:

  • Il paziente non può comprendere adeguatamente le informazioni;
  • I pazienti non vogliono essere informati delle cattive notizie;
  • Le informazioni di solito spaventano troppo il paziente e possono spingerlo a rifiutare interventi che comportano soltanto un rischio minimo;
  • Conoscere la nuda verità e i vincoli  dello psicologo priva il paziente dell’effetto placebo fornito da speranza e fiducia.

Tutte queste argomentazioni racchiudono alcuni elementi degni di nota, ma nel complesso possono considerarsi l’espressione di un punto di vista tradizionale. Da un punto di vista logico, sembrano razionalizzazioni e giustificazioni di una pratica prestabilita, piuttosto che ragioni obiettive.

Al momento si può dire che lo psicologo ha il dovere di informare il paziente e istruirlo affinché sia in grado di prendere una decisione coerente con i propri valori. Il paziente avrà l’ultima parola una volta informato.

  • Katz, J. (2002). El mundo silencioso de médico y paciente . JHU Presione.
  • Luelmo, A. D. (2001). Régimen jurídico del consentimiento informado y la historia clínica de los pacientes en la ley gallega 3/2001, de 28 de mayo. Revista xurídica galega, (33), 327-342.