Il contrario della depressione non è la felicità

Il contrario della depressione non è l'allegria né la felicità, ma la voglia di vivere. Perché chi soffre di depressione non prova solo tristezza, bensì la sensazione di sprofondare in un buco nero dove non entrano luce, desideri né speranza.
Il contrario della depressione non è la felicità

Ultimo aggiornamento: 18 marzo, 2021

Il contrario della depressione non è la felicità, ma la vitalità. Perché il disturbo depressivo non è semplicemente sinonimo di tristezza. Quando ci sentiamo tristi possiamo avere comunque voglia di vivere, creare, esprimerci. La depressione, invece, offusca qualsiasi senso, voglia o speranza.

L’idea della mancanza di vitalità fu espressa per la prima volta dallo scrittore e docente di psicologia della Columbia University Andrew Solomon nel suo noto libro Il demone di mezzogiorno. Depressione: la storia, la scienza, le cure. Nell’opera fa riferimento alla sua personale esperienza con questo disturbo patologico, includendo la testimonianza di moltissime persone affette per anni di depressione.

Il libro e le storie di chi combatte giornalmente con questo problema ci insegnano ad affrontare tale condizione in ogni sua forma. Ci sottrae ogni forza di vivere, è il lamento silenzioso di chi sente di non avere più nulla, di chi non trova più senso alle cose e si sente intrappolato in un corpo e una mente privi di impulsi o energia.

Pensare alla depressione come a qualcosa di monolitico è errato. Non si tratta di un raffreddore curabile con antibiotici. Chi affronta una depressione non ha bisogno di sentirsi rassicurare o di ridere, perché la sua malattia non è la tristezza.

Ha bisogno è di una diagnosi accurata, un trattamento terapeutico multidisciplinare e maggior consapevolezza a livello sociale.

“Anche se la depressione non si cura con l’amore, sentirsi amati dagli altri è di grande aiuto per superare questa condizione.”

-Andrew Solomon-

Ragazzo depresso senza vitalità.

Il contrario di depressione non è allegria né amore né felicità

Abbiamo la tendenza quasi innata a categorizzare tutto quello che ci circonda. Spesso lo facciamo in termini assoluti. Per esempio: se non siamo allegri, siamo tristi; se non siamo calmi, siamo ansiosi o preoccupati; il contrario di depressione è ovviamente la felicità.

Questo approccio, oltre che totalmente sbagliato, non è affatto d’aiuto specialmente in caso di disturbi emotivi e psicologici, che interessano un universo personale molto complesso.

William Styron, noto scrittore statunitense, ci ha regalato un eccezionale libro intitolato Un’oscurità trasparente (1990) in cui analizza nel dettaglio l’argomento. L’autore ha superato una profonda depressione quando aveva sessant’anni.

Definisce la malattia come una pioggia grigia che ricopriva qualunque cosa su cui ricadesse il suo sguardo. Sentiva la presenza della morte al suo fianco, aveva la sensazione che una parte del suo corpo fosse rotta; ma non sapeva quale. Era convinto che il suo cervello avesse in qualche modo ingannato i suoi pensieri ad agire contro di lui. Aveva freddo e caldo allo stesso tempo, inoltre provava una snervante e continua solitudine.

Leggendo la descrizione caotica, ma cruenta, di Styron, possiamo capire quanto poliedrica sia la depressione; una realtà piena di bivi, meandri e profondità, impossibile da definire come semplice tristezza.

Silhouette di uomo dietro una finestra bagnata dalla pioggia.

Il Prozac e la vana ricerca della felicità

Nel 1988 si verificò un’autentica rivoluzione in campo clinico e sociale: con l’arrivo dei cosiddetti SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), e in particolare con l’introduzione della fluoxetina (Prozac è stato il suo primo nome commerciale), le cose cambiarono. Per la prima volta, le persone iniziarono a parlare della loro depressione senza paura.

Il Prozac passò in un batter d’occhio dagli scaffali delle farmacie alle copertine delle riviste, e infine iniziò a diffondersi una cultura legata alle malattie mentali. La fluoxetina era di moda, specialmente a seguito della pubblicazione del libro Prozac Nation di Elizabeth Wurtzel, negli anni ’90.

In quel momento la società iniziò a vedere il farmaco come la soluzione per ogni pena, preoccupazione o sconforto. Il Prozac divenne una vera pillola della felicità. E il contrario della depressione divenne ancora una volta la ricerca di un sentimento completo e superiore che il farmaco sembrava in grado di dare.

Ebbene, gli antidepressivi hanno una funzione reale ed effettiva. Agiscono sui livelli di serotonina generando maggior benessere, ma non danno la felicità. Anzi, nella maggior parte dei casi non risolvono affatto il problema.

Ragazza ricerca il contrario della depressione in un campo di fiori.

Il contrario della depressione è la voglia di vitalità

La depressione non è altro che uno squilibrio chimico. Un disturbo della mente, del cervello, del corpo… Il dottor Alexander Glassman della Columbia University, ricorda che colpisce persino la salute cardiovascolare, al punto che chi soffre di depressione corre un rischio maggiore di soffrire di patologie cardiache.

L’impatto della depressione è enorme e la sua anatomia è complessa. Ma è pur sempre un disturbo che si può trattare attraverso la giusta terapia, cambiando le proprie abitudini, il proprio modo di pensare, i propri propositi e il dialogo con se stessi. L’obiettivo dell’intero processo non è recuperare la felicità persa né lasciarsi la tristezza alle spalle.

Quando si combatte la depressione, si aspira a una cosa soltanto: recuperare la voglia di vivere.

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