Il lato oscuro del potere

07 febbraio, 2020
Quando il potere consuma la parte più umana di una persona, mostra il lato peggiore della sua natura e provoca inevitabilmente dei danni agli altri.

Se la storia ci ha insegnato qualcosa, è che il potere attrae, è accattivante e inevitabilmente deleterio. I paesi considerati “civili” non si basano su un sistema di governo autocratico e puntano sulla separazione dei poteri per prevenire i danni che possono essere inflitti quando a detenere il potere è una sola persona. Vi invitiamo a scoprire il lato oscuro del potere.

Uno dei compiti più difficili per un educatore, che sia madre, padre, un tutore o un professionista, è insegnare la differenza tra gerarchia, leadership e autorità. Questo compito è difficile perché anche l’adulto, a volte, sfiora pericolosamente i limiti della dittatura. Se dovessimo dare un nome al “sistema di governo” presente nelle nostre case, di fatto, potrebbe non essere la democrazia.

La famiglia e il potere

Immaginiamo un nucleo familiare formato da un padre che lavora, una madre che si occupa delle faccende domestiche, un figlio di dodici anni e una figlia di sette anni. A prima vista l’organigramma appare semplice: i genitori sono in cima alla scala gerarchica seguiti dai figli tra i quali il maggiore ha più diritti e responsabilità.

La prima difficoltà che incontriamo è la distribuzione dei poteri tra i membri della “cupola”. In linea di massima, uno dei due genitori è responsabile degli introiti finanziari della famiglia e l’altro della gestione della logistica e della cura dei bambini e della casa. Entrambi i membri si completano a vicenda svolgendo compiti diversi.

Tutto sembra andare per il meglio fino a quando uno dei due membri analizza il suo contributo all’interno della famiglia e quantifica l’importanza del lavoro di entrambi. È in questo momento che iniziano a emergere piccole crepe nell’equità della distribuzione del potere.

Se una delle parti ritiene che il proprio contributo sia più importante – basandosi, ad esempio, sul tempo, sugli sforzi o sui bisogni familiari che il suo lavoro copre da un punto di vista economico – si genererà un’idea di squilibrio in cui si ritiene che un membro contribuisce più dell’altro e che, quindi, ha il diritto di chiedere e avere più potere all’interno della famiglia.

Di solito questo è il caso del padre lavoratore che usa il potere economico per instaurare una dittatura familiare, relegando la moglie a un livello inferiore e in balia delle decisioni del “capofamiglia”.

Nel caso dei fratelli, in genere, si verificano delle discrepanze. In genere, chi è più grande pensa di avere il potere di comandare sul più piccolo che, invece, ritiene di rispondere solo alla volontà dei genitori. Questa situazione crea dei continui scontri.

Fratello che sgrida la sorella

Gli esperimenti sul lato oscuro del potere

Nel 1971 venne condotto un esperimento alla Stanford University che sarebbe diventato una pietra miliare nello studio delle relazioni personali basate sul potere.

L’esperimento consisteva nel dimostrare la velocità con cui le persone detenute assumevano il ruolo di prigionieri, lasciando da parte la loro dignità e la loro identità.

Negli scantinati dell’università venne creata una prigione provvisoria in cui dodici studenti avrebbero avuto il ruolo di prigionieri e altri dodici il ruolo di carcerieri.

Il comportamento degli studenti che assunsero il ruolo di carcerieri attirò l’attenzione dei promotori dell’esperimento. Gli studenti-carcerieri non impiegarono molto tempo ad assumere il ruolo non più di guardiani, ma di molestatori, intimidatori, punitori, umiliatori e torturatori.

Il secondo giorno dell’esperimento, il trattamento a cui erano stati sottoposti i presunti criminali causò una rivolta. Questa rivolta fu soppressa duramente dagli studenti-carcerieri. Il dato più sorprendente è che non avevano ricevuto alcuna istruzione su come gestire la prigione. Agirono in base a quello che pensavano si dovesse fare.

L’esperimento della prigione della Stanford University fu sospeso dal suo creatore, lo psicologo Philip Zimbardo, il sesto giorno dal suo inizio a causa della pressione di un osservatore esterno che li avvisò di una violazione dei valori morali ed etici più elementari. Non era la prima volta che un esperimento portava alla luce gli aspetti peggiori della natura umana.

Il lato oscuro del potere e detenuti e carcerieri all'interno di una prigione

Nel 1963, lo psicologo Stanley Milgram eseguì alla Yale University quello che divenne noto come l’Esperimento di Milgram. Attraverso questo esperimento, si cercò di misurare il potere che l’autorità esercita su un individuo. In questo esperimento, venne studiato un soggetto obbligato ad applicare delle scosse elettriche sempre più intense a un altro individuo.

Nuovamente, i risultati furono sorprendenti. Il 62% dei soggetti applicava la massima potenza della scarica elettrica. Solo in pochi, come nell’esperimento di Stanford, riuscirono ad anteporre i propri valori agli ordini ricevuti.

Due esempi del lato oscuro del potere nella settima arte

Nel film di Roman Polansky La morte e la fanciulla (1994), un uomo confessa, dalla cima di una scogliera, di aver violentato diverse donne mentre erano prigioniere sotto un regime dittatoriale:

“All’inizio ero bravo. Ero forte. Ho lottato duramente. Nessuno ha lottato come me. Sono stato l’ultimo a cadere… l’ultimo ad assaporare… Gli altri mi incoraggiavano. Dai Dottore, non rifiuterai carne fresca gratis! Non riuscivo più a pensare chiaramente. E dentro… sentivo che iniziava a piacermi.”

In questa scena terribile, il personaggio interpretato da Ben Kingsley confessa come il potere lo stesse consumando, come stesse divorando il suo lato più umano conducendolo dove non avrebbe mai pensato di arrivare.

Scena La morte e la fanciulla

Nel film 8 millimetri – Delitto a luci rosse di Joel Schumacher (1994), un investigatore viene assunto per capire perché uno snuff movie si trovasse all’interno della cassaforte di un uomo appena deceduto. In una scena, il protagonista (Nicolas Cage) chiede a uno degli autori del film:

Domanda: “Voglio cercare di capire! Perché voleva uno snuff movie?”.

Risposta: “Perché poteva. Lo ha voluto perché poteva! Che altro motivo stai cercando?”.

Tutto questo potrebbe sollevare dei dubbi sull’origine della natura umana. Rispettiamo la legge solo per paura delle ripercussioni legali? Accettiamo le norme sociali solo per appartenere alla società? Rispetteremmo i nostri valori etici se avessimo il potere totale sulle persone che ci circondano?

Gli esempi che vi abbiamo presentato rivelano ancora una volta che il potere ci conduce inesorabilmente verso il lato più oscuro dell’essere umano.