Il mito della terra sacra, leggenda nahuatl

Il mito della terra sacra ci presenta un'allegoria del concetto di vita. Affinché ci sia vita, devono essere soddisfatte una serie di circostanze.
Il mito della terra sacra, leggenda nahuatl

Ultimo aggiornamento: 04 gennaio, 2021

L’antico mito della terra sacra racconta che milioni di anni fa una donna nobile e coraggiosa rimase incinta. Desiderava essere una madre con tutto il suo cuore. Amava la vita, anche se viveva in un luogo deserto, dove c’era pochissima acqua e cibo.

Il mito della terra sacra racconta che la donna diede alla luce un bellissimo bambino durante una notte di luna piena. Tuttavia, il bambino piangeva ininterrottamente. La madre provava a dargli il latte dal seno, ma il bambino lo rifiutava. Continuava a piangere e non accennava a smettere.

“La terra non è un’eredità dei nostri genitori, ma un prestito dei nostri figli”.

-Proverbio indiano-

La donna accarezzava il suo bambino e lo cullava, ma non riusciva a calmarlo. Dopo un’attenta osservazione, notò che aveva una pozza d’acqua dipinta sulla pancia. Temendo che fosse vittima di una stregoneria, chiese a una sua amica di andare a cercare un famoso guaritore per aiutarla.

Bambino appena nato.


Uno strano male

L’amica camminò un giorno intero finché raggiunse la capanna in cui viveva la guaritrice. Le disse che il bambino non smetteva di piangere e che aveva uno strano disegno sulla pancia; la madre temeva si trattasse di una maledizione. La guaritrice pensò a lungo, preparò le sue cose e chiese alla donna di accompagnarla dove si trovava il neonato.

Giunsero entrambe ​​esauste. Da lontano avevano sentito il pianto del bambino. La guaritrice si avvicinò al piccolo e gli esaminò attentamente la pancia. Poi consultò gli spiriti che le dissero che finché non avessero scavato un pozzo, il bambino non si sarebbe calmato. La voce si sparse anche tra le altre famiglie.

Il mito della terra sacra racconta che il giorno dopo tutti si misero a scavare il pozzo. Non sapevano come fare, ma la guaritrice indicò loro la strada. Fino a quando, pochi giorni dopo, videro scorrere l’acqua. Poi fecero un rituale con il bambino, alla fine del quale il disegno sulla pancia sparì.

Una sorpresa nel mito della terra sacra

La guaritrice trascorse la notte nel villaggio e il bambino dormì pacificamente fino all’alba. Tuttavia, il mattino dopo ricominciò a piangere. La madre si precipitò a controllarlo e vide dei disegni di frutta e piante dipinti sulle sue braccia.

Dopo aver esaminato attentamente il bambino, la guaritrice disse che questa volta tutti dovevano coltivare la terra e piantare frutta e verdura. In caso contrario il piccolo avrebbe continuato a piangere, ammalandosi e rischiando di morire.

Tutti nel villaggio erano pronti a seguire le indicazioni. Mentre preparavano il terreno, il piccolo si calmò. Quando iniziarono a seminare, non piangeva quasi più. Il mito della terra sacra racconta che la guaritrice se ne andò e promise di tornare pochi mesi dopo.

Quadro con albero.


Una lezione importante

Trascorsero diversi mesi e la guaritrice mantenne la sua promessa. Così fece le valigie e tornò al villaggio, che ora era diventato un posto bellissimo, pieno di alberi da frutto e bellissimi campi. Mentre si avvicinava, sentì di nuovo il grido del bambino.

La madre le disse che il piccolo era stato calmo per molto tempo, ma che qualche giorno prima aveva ripreso a piangere e non sapevano perché. Non aveva trovato nessun’altra figura sul suo corpo. Nemmeno la guaritrice aveva trovato nulla, così chiese di nuovo agli spiriti e il giorno dopo raccontò a tutti quello che le avevano rivelato.

Secondo il mito della terra sacra, la guaritrice si rivolse agli abitanti del villaggio dicendo loro che avrebbero dovuto stringere un patto con la madre terra. Il pianto del bambino aveva lo scopo di insegnare loro che non si poteva mettere al mondo una nuova vita senza prima creare le condizioni adatte per il suo benessere.

Dovevano promettere che avrebbero sempre fatto in modo che ci fossero acqua e terra fertile a disposizione per sopravvivere. Solo così il bambino sarebbe cresciuto sano e felice.

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  • Horcasitas, F. (1978). La narrativa oral náhuatl (1920–1975). Estudios de cultura nahuatl, 13, 177-209.