Il mito di Atalanta, la bella cacciatrice

18 marzo, 2020
Il mito di Atalanta ci parla di una figura femminile che ha suscitato l'ammirazione dei Greci per il suo coraggio e le sue abilità militari. Atalanta è il simbolo della donna capace e autodeterminata, che alla fine si innamora.

Il mito di Atalanta ci parla di una figura femminile forte e autosufficiente, molto raro nella mitologia greca. È conosciuta come la bella cacciatrice perché dedita a quell’attività che ha amato e sviluppato con enorme abilità.

Narra il mito di Atalanta che alla sua nascita l’oracolo disse che se si fosse mai sposata, si sarebbe trasformata in un animale. Era la figlia di Iaso, re dell’Arcadia, e Climene, due personaggi che provenivano dalla cultura beozia, nella Grecia occidentale. Suo padre si aspettava un maschio e non voleva assolutamente avere una figlia.

Alla nascita di Atalanta, Iaso non si fece scrupoli ad abbandonare ancora in fasce la figlia alle pendici di una montagna, ma un orso ebbe pietà della piccola creatura. Il mito di Atalanta racconta che l’animale la allattò e si prese cura di lei, fino a quando i cacciatori la trovarono e decisero di adottare la bambina.

“Sono le nostre decisioni che mostrano chi siamo veramente, piuttosto che le nostre capacità.”

-JK Rowling-

Atalanta fu allevata da un orso

Il mito di Atalanta, una donna forte

Il mito di Atalanta narra che questa donna non aveva gusti molto femminili. La sua origine selvaggia la rese un’appassionata della natura e della caccia. Presto divenne una bellissima donna, ma non voleva essere come le altre. Così decise di consacrare la sua vita alla dea Artemide, protettrice della caccia, e imitarla in tutto.

Il culto di Artemide le impose di rimanere vergine per tutta la vita e Atalanta non ebbe alcun problema al riguardo. La sua dedizione la costringeva a rimanere tra le montagne e i campi e dedicarsi completamente alla caccia. Per questo motivo, Atalanta sviluppò grandi capacità fisiche e imparò a maneggiare le armi con grande abilità, in particolare il giavellotto.

Il mito di Atalanta racconta che un giorno due centauri, di nome Ileo e Reco, cercarono di violentarla, ammaliati dalla sua bellezza. I centauri erano esseri mitologici che avevano la testa, le braccia e il busto degli umani e il corpo e le gambe di un cavallo. Molti di loro erano selvaggi e si lasciavano trasportare dalle loro passioni animalesche. La ragazza li affrontò e li uccise con il proprio arco.

Il coraggio di Atalanta

Atalanta era una donna appassionata di lotte e avventure. Si dice che fosse l’unica donna presente durante la spedizione di Giasone e degli Argonauti.

A renderla famosa, tuttavia, è stata la sua partecipazione alla caccia al cinghiale calidonio. Si dice che gli altri cacciatori si erano rifiutati di accompagnarla, ma l’eroe Meleagro concesse alla ragazza di unirsi al gruppo.

Il mito di Atalanta narra che fu la prima a causare ferite alla bestia, un fatto di cui Meleagro fu testimone. Fu l’eroe, alla fine, a uccidere l’animale, ma regalò alla donna la pelle, in onore del coraggio che aveva mostrato.

Più tardi, gli zii di Meleagro si opposero al premio assegnato alla ragazza, perché la consideravano indegna di un tale riconoscimento. Tuttavia, l’eroe affrontò i suoi parenti e alla fine li uccise per essersi opposti alla sua decisione. Quindi, restituì la pelle del cinghiale ad Atalanta, che da allora fu una figura molto rispettata da tutti.

Il cinghiale calidonio

Amore e tragedia

Poiché era la serva della dea Artemide, e a causa della visione dell’oracolo alla sua nascita e del suo carattere, Atalanta era riluttante a unirsi a qualsiasi uomo. Tuttavia, i pretendenti abbondarono e la assediarono. Per porre fine al problema, la donna annunciò che avrebbe sposato solo l’uomo in grado di batterla in una corsa. Se l’uomo avesse perso, però, lo avrebbe ucciso.

Nonostante il terribile avvertimento, furono molti coloro che si iscrissero alla gara atletica e che sfidarono Atalanta. Nonostante ciò, tutti, senza eccezione, furono sconfitti. Ne erano passati già molti quando apparve un giovane di nome Melanione (o Ippomene), che Afrodite, dea dell’amore, voleva aiutare.

Afrodite gli diede delle mele d’oro, che provenivano dal famoso giardino delle Esperidi. Così, quando ebbe luogo la solita gara di corsa, il giovane iniziò a far cadere le mele una a una. Atalanta, rapita dalla bellezza di questi magnifici frutti, si fermava a raccoglierle ogni volta che Melanione le lasciava cadere. In questo modo, perse tempo e la gara.

I due giovani si sposarono e vissero felici, cacciando e combattendo fianco a fianco per qualche tempo. Fecero tuttavia infuriare Afrodite, offesa per averli scoperti ad amarsi in un tempio dedicato a Cibele, dea della Madre Terra. Fu così che trasformò la coppia in leoni e li condannò a tirare il suo carro per sempre. La fontana di Cibele, nel Paseo del Prado, a Madrid, ricorda il mito di Atalanta.

Alesso, M., Franco Durán, María Jesús (2018). El mito de Atalanta e Hipómenes: fuentes grecolatinas y su pervivencia en la literatura española. Circe de clásicos y modernos, 22(2), 115-120.