Il mito di Chirone, il guaritore

25 Maggio 2020
Il mito di Chirone rappresenta l'essenza della scienza medica. Chirone dedicò la sua vita a guarire le malattie del corpo e dell'anima altrui, guidato da una grande compassione. È una metafora che ci insegna come, a volte, aiutare gli altri ci preserva dalla sofferenza.

Il protagonista del mito di Chirone è un centauro saggio, nobile e abile, diverso da tutti gli altri. Nella mitologia greca i centauri, creature con testa e busto umano ma con il corpo di cavallo, sono in genere impulsivi, sostanzialmente dei selvaggi.

Il mito di Chirone è strettamente legato alle professioni di medico e psicologo. L’etimologia della parola Chirone, di fatto, è “abile con le mani” o “colui che cura con le mani”. Il termine “chiropratico” ha la stessa radice.

Chirone è conosciuto, tuttavia, come il centauro ferito, simbolo di chi sa prestare aiuto ma anche chiederlo al momento giusto. In questo mito vi è molto di umano. Esalta l’importanza di riconoscere la reciproca vulnerabilità come fonte della compassione.

“La salute è il più grande possesso. La contentezza è il più grande tesoro. La fiducia è il più grande amico.”

-Lao Tzu-

Partenone in Grecia

Il mito di Chirone

Il mito di Chirone comincia quando il titano Crono, figlio di Urano, scese sulla terra in cerca di Zeus. Nel suo peregrinare incontrò l’oceanide Filira e se ne innamorò ossessivamente. Non corrisposto, cominciò ad assediarla.

Esasperata per le molestie, Filira si rivolse a Zeus, chiedendogli di trasformarla in giumenta, in modo che il titano smettesse di tormentarla. Ma Crono scoprì l’astuzia e si trasformò in cavallo per poterla possedere.

Filira, dopo la violenza, fuggì sulle montagne del Pelasgo e lì diede alla luce suo figlio. Si dice che l’oceanide gettò un urlo di spavento nel vedere il frutto del suo parto tortuoso. Era una creatura metà uomo e metà cavallo e lei lo rifiutò subito. Tornò di nuovo da Zeus. Questa volta per chiedergli di mutarla in albero così da non essere costretta ad allattare il figlio. Zeus la accontentò e la trasformò in un tiglio.

Un nobile centauro

Chirone fu abbandonato accanto a un albero, ma Apollo e Atena ne ebbero pietà e lo adottarono. Sotto la loro guida, il centauro crebbe buono e saggio, esperto in tante arti ma soprattutto nella medicina. Lo riempiva di gioia alleviare le sofferenze altrui e donare forza spirituale ai morenti. La sua fama di abile guaritore presto si diffuse, tanto che in molti accorrevano per chiedergli aiuto e consiglio.

Si racconta che Chirone abbia salvato un eroe di nome Peleo. Quest’ultimo aveva ricevuto un regalo da Efesto, dio del fuoco: una spada meravigliosa. Peleo aveva sedotto la sposa del re Acasto e questi gli tese una trappola per vendicarsi. Lo condusse a una finta partita di caccia, ma una volta isolati, gli rubò la spada e lo lasciò in balia dei centauri che erano, generalmente, selvaggi.

Fu Chirone a salvarlo e da allora divennero buoni amici. Peleo aveva un figlio, Achille, e la sua sposa Teti, per rendere immortale il bambino, decise di spalmarlo di ambrosia e di immergerlo nel fuoco. Infastidito da questo rituale, Peleo sottrasse Achille a Teti, la quale non finì di spalmare del tutto l’elisir, lasciando scoperto il tallone del bambino.

Quindi lo affidò a Chirone, affinché lo educasse. Il centauro notò che il tallone del bambino era bruciato e la prima cosa che fece fu prendere l’osso del tallone di un gigante e sistemarlo nella ferita. Da qui nacque il famoso tallone d’Achille.

Teti, mosaico

Un centauro ferito

Il mito narra che una volta Chirone fu ferito accidentalmente da Ercole o Eracle, uno dei suoi migliori amici. L’eroe, che stava combattendo contro altri centauri, gli scoccò involontariamente una freccia, ferendolo al ginocchio.

Il centauro cominciò a contorcersi dal dolore; dal momento che gli era stata concessa l’immortalità. soffriva ma non poteva morire. La ferita non guarì mai e gli procurargli per sempre dolore. Chirone supplicò quindi gli dei di poter cedere la sua immortalità così da poter morire e far cessare la sua sofferenza.

Gli dei esaudirono il suo desiderio e il centauro decise di cedere la sua immortalità a Prometeo, un titano diventato mortale per aver fatto arrabbiare Zeus. Per la sua bontà e la vita esemplare, gli dei decisero di mutare Chirone in una costellazione, perché potesse brillare per sempre in cielo.

Gallardo, S. T. (2010). El Mito de Quirón, la Actitud Terapéutica y la Perspectiva Fenomenológica del Analista. Encuentros. Revista Latinoamericana de Psicología Analítica, (1), 18-26.