Il mito di Dedalo e Icaro

Il mito di Icaro e Dedalo è uno dei più belli della mitologia greca. Ci racconta, in modo allegorico, del potere dell'ingegno, ma anche delle trappole poste dall'invidia e dall'ambizione.
Il mito di Dedalo e Icaro

Ultimo aggiornamento: 22 gennaio, 2022

Il mito di Dedalo narra che questi era uno degli artigiani più abili della Grecia. La sua fama aveva varcato i confini. In particolare era un vero maestro dell’architettura e della scultura. Eseguì anche lavori in legno di notevole qualità. La sua arte era apprezzata da re e dei.

Tuttavia, Talo, uno dei suoi discepoli, nonché suo nipote, aveva inventato uno strumento: la sega. La sua invenzione era estremamente utile, motivo per suscitò l’ammirazione di tutti gli uomini di quel tempo. Talo disse di aver costruito lo strumento ispirandosi ai denti dei serpenti.

Dedalo provava invidia per l’improvviso successo di chi fino ad allora era stato suo subordinato al punto da pensare di liberarsene. Non poteva accettare che ci fosse qualcuno più ingegnoso di lui. Per questo motivo convocò Talo in cima all’Acropoli e lì lo lasciò cadere dall’alto. Talo morì all’istante.

Per creare arte, pensa come un artista. Per connetterti, sii umano”.

-Seth Godin-

Statua di Dedalo.
Statua di Dedalo.

L’esilio di Dedalo

Il mito di Dedalo narra che l’artista non poteva nascondere il suo crimine. Tutto divenne noto e il tribunale cittadino si riunì per infliggere una punizione. Decisero di bandirlo e fu così che fu costretto a lasciare la Grecia. Dopo molte passeggiate, trovò rifugio nell’isola di Creta, governata dal re Minosse.

Il sovrano conosceva già l’enorme prestigio di cui godeva Dedalo e per questo non esitò ad accoglierlo nel suo regno. Approfittò della sua presenza per commissionare importanti opere di scultura.

Gli affidò, ad esempio, la costruzione di un’enorme statua in bronzo, la stessa che sarebbe diventata il massimo simbolo di difesa della città.

A quel tempo, una terribile bestia vagava per Creta: il minotauro. Quest’essere, metà uomo e metà toro, suscitava timore tra gli abitanti dell’isola, sebbene avesse anche una schiera di fedeli.

Secondo il mito di Icaro e Dedalo, Minosse pensava che la soluzione migliore fosse quella di rinchiudere la creatura in modo che non provocasse più scompiglio. Incaricò dunque Dedalo di compiere tale missione.

Il minotauro era la punizione di Poseidone nei confronti di Minosse, che lo aveva offeso. Aveva fatto innamorare la regina Pasifae di un toro ed ella in seguito avrebbe dato alla luce l’ibrido.

Il labirinto di Creta

Per sbarazzarsi del minotauro, Dedalo escogitò un complesso labirinto. Era un luogo con numerosi corridoi e dal quale era praticamente impossibile scappare.

Obbedendo all’ordine di Minosse, lo costruì e poi, usando diversi trucchi, riuscì a farvi entrare il minotauro. Gli unici che conoscevano la via d’uscita erano Dedalo e Arianna, la figlia del re.

Il mito di Dedalo narra che Teseo, un eroe leggendario, giunse a Creta con la missione di uccidere il minotauro. Arianna, la figlia di Icaro, lo aiutò a entrare nel labirinto e poi a uscire.

L’accaduto non fu accolto piacevolmente dal re Minosse, perché mostrava che il sito non era sicuro come aveva affermato Dedalo. Così decise di punire l’architetto rinchiudendolo nel proprio labirinto.

La punizione cadde non solo su Dedalo, ma anche su suo figlio Icaro, allora giovanissimo. I due furono condannati a vivere nel labirinto; tuttavia l’ingegnoso architetto non volle rassegnarsi a quella sorte. Usò un esercizio di intelligenza per uscire.

Statua di Icaro.
Statua di Icaro nella valle dei templi ad Agrigento.

Il mito di Dedalo

Dedalo fece alcune richieste al re e in cambio si sarebbe piegato alla sua volontà”. Disse di voler realizzare dei lavori per onorare Minosse e tutti gli credettero.

Gli furono portate piume e cera. Con essi Dedalo costruì ali per sé e per il figlio Icaro. L’unico modo per sfuggire al labirinto era volare.

Con grande pazienza, modellò le ali e quando furono pronte, avvertì Icaro di non volare troppo basso, perché le ali potevano colpire il mare e bagnarsi. Né di volare molto vicino al sole, perché essendo tenute insieme dalla cera, si sarebbero sciolte. Gli disse, infine, di non smettere mai di muovere le braccia mentre era in volo.

Icaro e Dedalo volarono fuori dal labirinto e provarono una sensazione meravigliosa, tanto che Icaro all’improvviso venne travoltò dal desiderio di guardare tutto ciò che lo circondava.

Decise dunque di volare più in alto dimenticando l’avvertimento del padre. Ecco che si avvicinò troppo al sole le sue ali si sciolsero. Cadde in mare e morì.

Dedalo volò in Sicilia, dove visse protetto fino alla morte, ma non prima di aver seppellito il figlio su una piccola isola che poi sarebbe stata chiamata Icaria.

Simbologia del mito di Dedalo

Sono tanti i significati di questo breve, ma intenso mito. Il primo si evince dalla rovinosa caduta di Icaro, che rappresenta l’eccessiva ambizione e le sue terribili conseguenze, ma anche la troppa curiosità tipica della giovinezza e la mancanza di controllo degli impulsi.

I due metodi mostrati nel mito per entrare e uscire dal labirinto rappresentano invece i due modi classici di procedere nelle scienze dell’epoca. Le scienze pure, che usano la ragione per addentrarsi in misteri irrisolti come il Filo di Teseo e Arianna, o costruire ali per guardare il problema in modo olistico, come fa la filosofia.

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  • Cabañas, P. (1952). La mitología grecolatina en la novela pastoril. Icaro o el atrevimiento. Revista de Literatura, 1(2), 453.