Il nuovo ecosistema del lavoro post pandemia

16 agosto, 2020
La pandemia è probabilmente l'ultima spinta verso un nuovo sistema lavorativo. Un futuro in cui appariranno nuove professioni e sfide a tutti i livelli.
 

La grande sfida lanciata dalla pandemia porterà nell’immediato futuro alla richiesta di nuove professioni o all’adattamento, più o meno radicale, dei lavori tradizionali. In altre parole, è probabile che dopo la crisi emergerà un nuovo ecosistema del lavoro. 

Sebbene nessuno sappia con certezza quando finirà l’emergenza sanitaria e come si riconfigurerà l’economia, vi sono indizi del fatto che per tornare alla “normalità” – o piuttosto per ricreare una nuova normalità – mancano ancora diversi mesi. Si parla della seconda ondata di contagi e nell’emisfero sud della Terra la situazione è ancora incerta.

È chiaro che andremo incontro a una recessione e che a breve e medio termine i modelli di consumo cambieranno. La priorità, in questo momento, è acquisire ciò che è necessario e, quindi, fornirlo. Il nuovo ecosistema del lavoro tende a organizzarsi intorno a questa premessa.

“L’orizzonte è nero, la tempesta minaccia; lavoriamo. Questo è l’unico rimedio al male del secolo.”

– André Maurois –

Donna alla finestra che riflette sul nuovo ecosistema del lavoro.

Il nuovo ecosistema del lavoro

Il primo grande cambiamento nell’organizzazione del lavoro probabilmente consisterà in una decisa introduzione del telelavoro in tutti i settori che lo consentano. Innanzitutto, perché si tratta di un sistema che ci protegge da ulteriori ondate di pandemia; in secondo luogo, perché l’isolamento domiciliare forzato ha dimostrato che può essere efficace.

 

Allo stesso modo, è prevedibile che l’intera economia si organizzi intorno al soddisfacimento dei nostri bisogni primari, in termini di prodotti e servizi. Tuttavia questi bisogni essenziali sono cambiati, sia per come si sta strutturando il mondo attuale sia a causa della stessa pandemia.

Molte aziende dovranno cambiare il modo in cui operano. Oltre a ciò, ora più che mai, prodotti e servizi devono essere forniti in modo diverso, garantendo soprattutto la sicurezza sanitaria. 

Buona parte delle aziende dovrà riprendere la propria attività sulla base di una serie di problemi strutturali non ancora definiti, almeno con precisione.

Sicurezza e benessere: due beni fondamentali

Tutte le attività economiche dovranno adeguarsi in un modo o nell’altro al requisito generale di sicurezza e benessere. La sicurezza ha a che fare con il fatto che nessun prodotto o servizio deve rappresentare un rischio per chi lo acquista o ne fa uso. Le misure sanitarie dovranno pertanto essere rigide.

D’altra parte, anche il bisogno di sicurezza è un’esigenza emotiva primaria. La pandemia ha rappresentato uno shock per alcuni e un’esperienza al limite del trauma per altri.

Avrà effetti emotivi a breve, medio e lungo termine. Si rifletteranno, ad esempio, in una maggiore richiesta di attenzione psicologica o di beni culturali che aiutino a riequilibrare la mente. Anche tutte le forme assicurative saranno, probabilmente, molto richieste.

Il mondo dovrà inventare nuovi modi per godere del tempo libero; questa volta non legato allo shopping o all’acquisto di beni che forniscano un piacere temporaneo.

 

Passerà diverso tempo prima che il viaggio diventi una proposta di divertimento sicura e senza limitazioni. Non sono gli unici cambiamenti a cui assisteremo, ma questi parametri già configurano di per sé un nuovo ecosistema lavorativo.

Donna dallo psicologo.

Nuovi focus professionali

Più che nuove professioni, il nuovo ecosistema del lavoro spinge verso un nuovo modo di interpretare le attività. Tutte le tecnologie che consentano riunioni o lavoro a distanza occuperanno un posto di primo piano. È quindi prevedibile che tutti noi dovremmo familiarizzare con queste nuove risorse per poter operare in futuro.

Allo stesso modo, è importante sviluppare la capacità di adattarsi in modo rapido ai cambiamenti. La pandemia potrebbe portare a nuovi periodi di isolamento domiciliare. La transizione da uno stato all’altro dovrà avvenire in modo veloce e ciò richiede nuove competenze ai lavoratori. Sorgeranno quindi professioni o specializzazioni legate a questa specifica esigenza.

La flessibilità è un’altra abilità che vale la pena di sviluppare con i tempi che corrono. L’orario e le condizioni di lavoro potrebbero cambiare di continuo in funzione delle normative esterne o delle esigenze sanitarie.

 

Le professioni con una maggiore proiezione a breve termine sono forse quelle che lavorano sulla creatività e che forniscono soluzioni in grado di favorire la transizione verso il nuovo ecosistema lavorativo e sociale.

I manager della continuità operativa e della sostenibilità, gli agenti di una trasformazione agile, gli esperti nella prevenzione, ecc, sono figure destinate ad assumere un ruolo di primo piano.

Nieto Solís, J. A. (2020). Se paró el reloj del mundo.