Il piccolo Hans, uno dei casi più emblematici di Freud

Il caso del piccolo Hans è tra quelli che meglio illustrano la teoria del complesso di Edipo e l'angoscia di castrazione, due concetti chiave della psicoanalisi freudiana. In questo articolo esponiamo lo sviluppo e le conclusioni di uno dei più famosi casi della storia della psicoanalisi.
Il piccolo Hans, uno dei casi più emblematici di Freud

Ultimo aggiornamento: 22 maggio, 2021

Quello del piccolo Hans è tra i casi clinici più emblematici della psicoanalisi. Ci parla del paziente più giovane di Sigmund Freud. Si tratta, inoltre, del caso a partire dal quale Freud strutturò le basi dell’analisi infantile e, in buona parte, della sua teoria delle fobie.

Nel 1909 viene dato alle stampe il libro Analisi della fobia di un bambino di cinque anni. È qui che Freud racconta il caso del piccolo Hans. Questa pubblicazione conferma ciò che il padre della psicoanalisi aveva già sostenuto nelle sue opere sull’interpretazione dei sogni.

Il piccolo Hans era Herbert Graf, figlio di un importante musicologo, membro del Circolo Psicoanalitico di Vienna. Freud chiarisce che fu lo stesso padre del bambino a condurre l’analisi. Egli gli inviava le sue note e, in base a queste, Freud presentò il caso così come lo conosciamo.

“In ogni uomo convivono desideri che non vorrebbe comunicare agli altri e desideri che non vorrebbe confessare neppure a se stesso”.

-Sigmund Freud

Sigmund Freud.


La fobia del piccolo Hans

Il piccolo Hans aveva 4 anni quando sua madre diede alla luce la sorellina. Il bambino continuava a chiedersi come fosse uscita dalla pancia della mamma. Tuttavia, non trovò una risposta definitiva alla domanda. Gli fu subito chiaro, invece, che non godeva più, come prima, delle attenzioni della madre.

Un giorno ella lo vide giocare con quello che lui chiamava il suo “fapipì. Lei lo ammonì dicendogli di non giocarci troppo, perché se avesse esagerato sarebbe stata costretta a “tagliarglielo”. In un’altra occasione mentre si trovava al parco con la governante, davanti ai suoi occhi, un cavallo cadde rumorosamente al suolo e morì.

Da allora sviluppò un’intensa fobia dei cavalli. E in particolare, di quelli che avevano qualcosa di nero sul muso. Precisa inoltre che anche il cavallo aveva un grande “fapipì”. Freud associò la figura del cavallo a quella del padre del bambino. Anche il padre aveva “qualcosa di nero” in bocca: i baffi.

Il sogno del piccolo Hans

La fobia divenne così intensa che il piccolo Hans si rifiutava persino di uscire di casa. A quel tempo i cavalli erano il principale mezzo di trasporto e si trovavano ovunque. Perciò era in qualche modo comprensibile che il bambino si rifiutasse di varcare la soglia di casa. Suo padre, anch’egli psicanalista, cominciò a prendere nota di tutto quello che accadeva.

Il piccolo Hans fece un sogno particolarmente intenso e singolare in quel periodo. In esso vi erano due giraffe: una grande e una sgualcita. La grande gli urlava contro, perché gli aveva portato via quella sgualcita. Poi d’improvviso le grida si fermarono e il bambino si sedette sulla la giraffa sgualcita.

Come si può vedere, a monte, vi è una costellazione di eventi significativi in un momento cruciale dello sviluppo del bambino. La nascita della sorellina, la minaccia di castrazione, i dubbi sui meccanismi biologici e, come mostrerà Freud, la presenza del complesso di Edipo.

Giraffe al tramonto.

L’interpretazione di Freud

Per Freud, alla base del caso del piccolo Hans vi è il complesso di Edipo e la conseguente angoscia di castrazione. Per inciso, con ciò si intende il desiderio del bambino di prendere il posto del padre nei confronti della madre. Tale desiderio di eliminare il padre, causa l’angoscia di essere castrato, o di venire ostacolato dal padre nel prendere il suo posto.

Le giraffe del sogno rappresentano i genitori. Il loro collo è un simbolo fallico. “Quella grande” rappresenta il padre, o meglio l’organo maschile del padre. “Quella sgualcita” rappresenta la madre o, per meglio dire, la vagina.

Il padre del piccolo Hans racconta che il bambino prese l’abitudine di entrare nel letto dei genitori al mattino. Il padre, un giorno, rimproverò la madre di essere troppo permissiva.

Lei rispose che era un fatto di poca importanza e l’uomo rimase in silenzio. Hans, in quel momento, si aggrappò alla madre. Per Freud, questa scena è indubbiamente edipica ed è esattamente ciò che viene rappresentato nel sogno.

La soluzione alla fobia di Hans, consiste, innanzitutto, nello spiegargli nel dettaglio i meccanismi biologici della nascita. Poi, aiutarlo a vedere se stesso come il padre, e il padre come suo nonno. Un giorno il bambino si accorse che il suo pene era cresciuto e ciò lo rassicurò. Come conseguenza sparì anche la fobia dei cavalli.

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  • Borgogno, F. (2006). El pequeno Hans revisado: homenaje a un hombre invisible. Psicoanálisis APdeBA, 28(1), 45-63.