Il potere della musica

· 8 aprile 2015

La musica ha un effetto potente su di noi. A chi non è successo mai di camminare per strada, assorto nei propri pensieri di tutti i giorni, e di udire una canzone. Un paio di accordi sono sufficienti per iniziare un viaggio nel tempo e per riportare alla mente quel ricordo che già si credeva dimenticato. Una semplice melodia è stata capace di risvegliare le emozioni, di strappare un sorriso e di fermare per un attimo i pensieri quotidiani.

Oscar Wilde diceva che “la musica è l’arte che è più vicina alle lacrime e alla memoria”, ma la musica è una risorsa che si può utilizzare non solo per risvegliare i sentimenti, bensì anche per favorire l’apprendimento e migliorare la memoria.

Queste conclusioni sono il frutto dei diversi studi che ricercatori di tutto il mondo hanno condotto per fare luce sul potente effetto che questa manifestazione artistica ha sulle persone.

La musica: una risorsa vantaggiosa

Ricerche recenti hanno dimostrato che la musica attiva grandi aree del cervello. Questi dati si ottengono dallo studio condotto da Alluri che sottolinea che quando si ascolta una melodia, si attivano alcune aree del cervello come quelle uditiva, limbica e motoria. Questa stimolazione cerebrale è prodotta indipendentemente dal genere musicale che si ascolta.

Un cantautore argentino, León Gieco, dice che “la musica è una cosa ampia, senza limiti, senza frontiere, senza bandiere”. Forse questa universalità fa sì che la musica possa essere sfruttata anche come risorsa preziosa per migliorare l’apprendimento di lingue straniere. A questa conclusione è arrivato Ludke dopo aver osservato una gruppo di persone che stavano studiando ungherese. L’esperienza rivelò che gli studenti che stavano imparando questa lingua cantando frasi ottenevano migliori risultati di quelli che si limitavano a ripetere e nulla più. Studi di questo tipo portano i ricercatori a chiedersi se la musica dia una marcia in più al cervello aiutando a migliorare la memoria.

La musica per viaggiare nel tempo

Un’altra rivelazione scientifica conferma un fatto che si è sempre dato per scontato. Per viaggiare nel tempo, uno dei biglietti preferiti che si utilizza è la musica, soprattutto quando si vogliono evocare i ricordi dell’adolescenza, una delle fasi che segnano di più la vita di una persona. Secondo i dati pubblicati da Krumhansl & Zupnick, ascoltare canzoni della propria adolescenza trasporta nel tempo in maniera istantanea. Non c’è bisogno di ascoltare la propria musica preferita per iniziare questo viaggio nella memoria, bensì è sufficiente ascoltare le note di una qualche canzone che si associa a quella fase della vita.

Secondo Krumhansl, “la musica trasmessa di generazione in generazione dà forma ai nostri ricordi autobiografici, preferenze e risposte emotive, un fenomeno che chiamiamo colpi di reminiscenza. Queste nuove scoperte segnalano l’influenza della musica durante l’infanzia”.

Pertanto, godetevi e traete profitto dal potente effetto della musica. Perciò, come diceva Nietzsche, “senza musica la vita sarebbe un errore”.