Il principe delle maree: i silenzi paralizzanti

"Il principe delle maree" ci mostra uno dei tanti orrori provocati dagli abusi sessuali sui bambini. I silenzi di chi dovrebbe proteggerli arrecano danni persino maggiori della violenza in sé.
Il principe delle maree: i silenzi paralizzanti

Ultimo aggiornamento: 04 gennaio, 2021

Oggi presentiamo Il principe delle maree, film già datato ma che affronta una tematica che preoccupa ancora oggi. Gli abusi e la violenza sessuale sono fenomeni profondamente traumatici per chi li subisce.

Quando le vittime sono minori le ripercussioni sono persino più grave. Prima di tutto perché il bambino non è in grado di gestire la situazione; secondariamente, non è ancora padrone della sua vita. Le decisioni che verranno prese dinnanzi a un fatto di una tale gravità non dipendono da lui/lei.

Purtroppo, inoltre, gli adulti responsabili della tutela e del benessere dei minori molto spesso non sanno affrontare gli eventi né fare leva sulla responsabilità che hanno verso i minori.

Molte decisioni vengono prese in base alle priorità, i valori, le convinzioni, le paure o le circostanze proprie dell’adulto e non del bambino. In un’alta percentuale di casi, si sceglie di ignorare, coprire, nascondere il fatto alla vista altrui e alla propria.

Non la si può nemmeno definire una decisione, quanto piuttosto un meccanismo di difesa altamente nocivo per chi imbocca questa strada, quasi sempre fatale per la vittima. Il principe delle maree ci parla di questo argomento, degli orribili silenzi con cui si tenta di nascondere un crimine di tale portata; una strategia adattiva che finisce per nuocere ai bambini più della violenza in sé.

Il principe delle maree, la trama

Questo film straordinario è stato prodotto e diretto da Barbra Streisand nel 1991, oltretutto anche interprete di uno dei personaggi principali. Ispirata all’omonimo libro, l’autrice Pat Conroy ha concesso i diritti alla Streisand affinché fosse lei a realizzare il film.

Barbra Streisand è sempre stata una donna molto impegnata nelle cause sociali e ha fatto un magnifico lavoro con Il Principe delle maree. Il film racconta la vita di Tom Wingo, interpretato in modo eccelso da Nick Nolte. Tom e i suoi fratelli subiscono un terribile abuso sessuale quando sono ancora bambini.

La situazione familiare era già complessa, un contesto altamente disfunzionale segnato da continua violenza domestica. La situazione precipita a seguito dell’attacco di un gruppo di sconosciuti che rapinano la casa e violentano i bambini.

La madre decide di tacere e obbliga i bambini ad agire come se non fosse successo nulla. I tre bambini crescono portando dentro di sé quel segreto, ciascuno di loro prova a conviverci come meglio può. Ma il silenzio su quei fatti genera profondi traumi e complica in mondo crudele le loro vite.

Protagonista del film Il principe delle maree.

Le conseguenze

Ormai adulti, Tom deve aggiungere alla generale instabilità del proprio matrimonio che fa acqua da tutte le parti anche i tentativi di suicidio della sorella gemella.

Si reca a New York per facilitare il lavoro della psichiatra (Barbra Streisand) che assiste la sorella dopo il suo ultimo tentativo di suicidio; si sforza per fare chiarezza sugli oscuri motivi che hanno spinto Savannah a tentare più volte a porre fine alla propria vita, dato che la donna non ricorda la sua infanzia.

Tutto ciò riporta Tom alla sua infanzia, a ripercorrere la violenza subita da bambino molto piccolo qual era. Inizia delle sedute di psicanalisi con la psicoterapeuta (che ha anche i suoi problemi familiari) per poter così diventare la memoria di sua sorella.

Il principe delle maree.

I silenzi che ci impediscono di andare avanti

Il principe delle maree mostra la reazione della madre che, per quanto difficile da credere, è piuttosto comune. Probabilmente non fa altro che seguire la linea dell’occultamento già presente nella sua vita, piena di aggressioni e violenza da parte del marito. Il problema, in questo caso, è che estende il silenzio alla brutale violenza sessuale subita dai suoi figli.

La violenza sessuale sui bambini si traduce in una dura realtà con cui fare i conti da adulti. Studi sull’argomento ci danno un’idea dell’entità assunta dalle conseguenze di un abuso con lo scorrere degli anni.

Se poi aggiungiamo il silenzio di chi dovrebbe proteggerli, la situazione si complica ulteriormente. Nascondere gli abusi sessuali non è il modo giusto per affrontare il problema. È indispensabile prendere coscienza del fatto che un trauma simile non può essere guarito né dal tempo né dal silenzio. Chi ha subito un’aggressione del genere ha bisogno di elaborare quanto successo.

Per fortuna negli ultimi anni sono stati organizzati programmi e iniziative di sensibilizzazione al fine di combattere e affrontare le violenze sessuali sui bambini. Distogliere lo sguardo non è mai la scelta giusta.

I silenzi rappresentano un muro eretto davanti a un bambino che deve fare i conti con la propria vita. È bene tenerlo sempre a mente e agire di conseguenza.

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