Il racconto della pecora nera e il valore dell’onestà

· 27 gennaio 2018

Il racconto della pecora nera è stato scritto da Italo Calvino. Come molti dei suoi meravigliosi racconti, anche questo è ricco di immaginazione. È una storia che include un messaggio profondo e sconcertante che non lascia nessuno indifferente.

Il racconto della pecora nera ci narra di un luogo remoto della Terra nel quale sorgeva un paese dove tutti, assolutamente tutti, erano ladri. Ogni abitante usciva a tarda notte, portando con sé una lanterna e un grimaldello. Con questi elementi svaligiava la casa del proprio vicino.

Il giorno successivo, ognuno tornava a casa e la trovava svaligiata, ovvio. Non gli sembrava affatto strano. In fin dei conti, sapevano tutti di vivere tra ladri e non potevano aspettarsi che gli altri non li derubassero. Tuttavia, questo lontano paese viveva in completa pace e armonia. Era una catena: tutti derubavano tutti e così nessuno veniva emarginato.

Allo stesso modo, il commercio si regolava su leggi di vendita e acquisto basate sulla truffa; sia chi acquistava beni sia chi li offriva si ingannava a vicenda. Il governo, a sua volta, sapeva solo ingannare i suoi sudditi. Questi, in tutta risposta, frodavano di continuo lo stato. Gli abitanti si sentivano felici di vivere in quel luogo.

“Il segreto della vita è l’onestà e un comportamento corretto. Se riesci a fingerli, ce l’hai fatta.”

-Groucho Marx-

Il racconto della pecora nera e l’uomo onesto 

Nel racconto della pecora nera vi è un momento nel quale la normalità viene spezzata. Ad alterare l’equilibrio fu un uomo onesto, giunto all’improvviso nel paese e che, invece di uscire a rubare di notte, restava in casa a leggere un libro e a fumare una pipa.

I ladri giunsero in casa dell’uomo, ma videro la luce accesa, dunque decisero di non avvicinarsi. Alcuni abitanti iniziarono a patire la fame. Se non potevano rubare, la catena si spezzava e qualcuno restava senza beni. Decisero, dunque, di parlare con l’uomo onesto e di chiedergli di rivalutare il suo atteggiamento. Stava danneggiando tutti. Se non voleva rubare, perfetto, ma doveva lasciare che gli altri lo facessero.

Raffigurazione uomo in mezzo al campo

L’uomo onesto comprese la situazione e da allora tutte le notti uscì per recarsi al fiume. Lasciava la casa libera affinché gli altri si sentissero liberi di entrare e rubare. Tuttavia, non volle essere un ladro. Per questo motivo, in meno di una settimana ebbe la casa completamente vuota.

La rottura dell’equilibrio

Nel racconto della pecora nera, l’atteggiamento dell’uomo onesto iniziò ad alterare l’equilibrio del paese. Poiché si rifiutava di rubare, c’era sempre qualche abitante che trovava la propria casa intatta il giorno dopo. Alcuni, dunque, iniziarono ad accumulare più di quello di cui avevano bisogno.  

Chi andava a rubare in casa dell’uomo onesto, inoltre, la trovava vuota, dunque non poteva mangiare fino alla notte successiva quando poteva rubare in un’altra abitazione. In questo modo, iniziarono a esservi ricchi e poveri. I primi accumulavano, i secondi erano sempre in deficit 

Presto quelli che avevano accumulato molti beni decisero che non volevano essere derubati di nuovo, ma non volevano smettere di rubare altrimenti si sarebbero impoveriti. Scelsero, dunque, di pagare chi non aveva nulla affinché rubasse per loro. Vennero stabiliti contratti, stipendi e retribuzioni affinché non vi fossero equivoci.

Il finale del racconto della pecora nera

Le novità apportate confusero molti abitanti, i quali non sapevano come comportarsi. Per ricordare loro quale fosse il loro ruolo, si crearono carceri e la professione del poliziotto. In questo modo, chi aveva accumulato molto non avrebbe rischiato di perdere i propri beni.

Nonostante ciò, i furti non sparirono. Continuavano tutti a rubare, ma adesso le regole del gioco era ben altre. Alcuni non lavoravano e pagavano altri affinché rubassero; ma i ricchi non potevano essere derubati, in caso contrario il trasgressore sarebbe stato arrestato.

Candela

Nessuno capì perché le cose fossero cambiate tanto, ma dovettero adattarsi, perché di qualcosa dovevano pur vivere. Cosa successe all’uomo onesto? Semplice: morì di fame. Fu l’unico che si rifiutò di rubare e anche l’unico incompreso. E così si conclude il racconto della pecora nera. Ogni riferimento a cose e persone non è puramente casuale.