Il segreto per relazionarsi con gli altri

· 24 aprile 2015

La teoria della mente è stata usata tradizionalmente per analizzare le spiegazioni che le persone danno del proprio comportamento, facendo riferimento basicamente alla facoltà che hanno per comprendere la loro condotta e quella degli altri. Affinché possiate capire meglio, facciamo un semplice esempio. Immaginate di tornare a casa un giorno e che vostra madre vi mostri una bella scatola di caramelle, la apre e al suo interno c’è un mazzo di chiavi. Visto che le caramelle sono finite e che la scatola ha una decorazione molto bella, ha deciso di utilizzarla come porta-oggetti. Qualche ora più tardi vostro fratello torna a casa e trova la scatola di caramelle in salotto. Cosa credete che penserà sul suo contenuto? È evidente che penserà che contiene delle caramelle. Ora cerchiamo di spingerci un po’ più in là ed introduciamoci nella mente di un bambino autistico: la sua maestra gli mostra un tubo di plastica, di quelli che normalmente vengono venduti colmi di cioccolatini o di confetti, e gli chiede “Cosa c’è all’interno?” Il bambino, ovviamente, risponde “caramelle”. Ma la maestra lo apre e gli mostra una matita, chiedendogli subito dopo “E se lo mostrassi alla tua mamma, cosa credi che penserebbe che contiene questo tubo?” Ed il bambino autistico risponde “Una matita”.

Ebbene, la teoria della mente ha questo scopo: comprendere quali sono i processi che fanno sì che possiamo capire il comportamento degli altri e prevedere anche alcune loro azioni.

La maggior parte di noi è dotata di una teoria della mente

“La teoria della mente” è un’espressione utilizzata in psicologia e in filosofia per definire quell’abilità di cui quasi tutti siamo dotati per pensare a come reagiranno le persone e fare “congetture” sui loro comportamenti. È stato Baron Cohen ad introdurla, segnalandoci addirittura l’esistenza di studi che dimostrano che anche gli animali dispongono di questa abilità. Loro sanno perfettamente quando un esemplare sta giocando a fare i dispetti o vuole lottare per davvero, possono addirittura trarre conclusioni sul nostro proprio comportamento. Si tratta di un pensiero strategico per riflettere sulla conoscenza.

Gli scientifici inoltre ci dicono che tutti cominciamo a mostrare una teoria della mente verso i 3/4 anni, momento in cui si attiva una capacità congenita attraverso la quale iniziamo ad interagire con l’ambiente circostante. Comprendiamo gli altri essere umani, guardandoli negli occhi possiamo capire se sono allegri o tristi, e sviluppiamo così quella dimensione imprescindibile chiamata “intuizione”.

Autismo e teoria della mente

Arrivati a questo punto, avrete già dedotto che ci sono delle persone che non sono in grado di sviluppare una completa abilità della teoria della mente. Gli autistici, che soffrono di una patologia innata, non sono capaci di stabilire legami affettivi con le persone attorno a loro: la solitudine autistica impedisce loro di interpretare le emozioni, la loro comunicazione è limitata e povera, i loro comportamenti sono stereotipati.

Humphrey (1986) ci parlava per esempio della sua mancanza dell’”occhio interiore”, quello che ci permette di sapere cosa succede alle persone e come dobbiamo comportarci a seconda delle loro emozioni. Chiaramente non possiamo leggere nel pensiero, ma possediamo delle teorie basiche ed essenziali su come funziona la mente; possiamo capire come reagiranno le persone perché ci mettiamo nei loro panni, perché possiamo prevedere, grazie alla nostra esperienza e alla nostra sensibilità, cosa sentono e perché fanno determinate cose. La nostra empatia e la nostra flessibilità cognitiva sono dei pilastri fondamentali.

Le persone autistiche, invece, vivono basandosi su degli automatismi nei quali possono trovare ordine. Alcuni sono dotati di un’acutissima intelligenza logico-matematica, ma la nostra realtà sociale è così complessa, così colma di ambiguità, di codici impliciti, di linguaggio non verbale e di universi emozionali, che loro non sono capaci di arrivare a questa teoria della mente in cui la reciprocità emozionale è fondamentale, dove esistono doppie intenzioni e complicati segnali sociali.

La teoria della mente è dunque un fenomeno biologico, innato ed istintivo per la maggior parte delle persone; senza dubbio è un dono meraviglioso che ci permette di relazionarci e connetterci in maniera più efficace con gli altri.