Il linguaggio degli occhi

12 marzo 2015 in Psicologia 1600 Condivisi

La comunicazione verbale rivela solo una piccola parte di quello che esprimiamo di continuo. Normalmente, le nostre parole passano per alcuni filtri, ovvero i condizionamenti sociali o le circostanze. Per questo, non sempre le parole comunicano tutto quello che vogliamo dire. Qualcosa di diverso succede con gli occhi, non a caso qualcuno li ha definiti “lo specchio dell’anima”.

Il linguaggio degli occhi è fondamentalmente inconsapevole. Quasi nessuno riesce a mantenere il controllo sugli occhi e tanto meno può decidere il raggio di apertura delle proprie pupille o il grado di umidità degli occhi. Questi piccoli dettagli rivelano moltissime informazioni su ciò che realmente accade nella nostra testa. 

L’alfabeto delle pupille

Le pupille generano dei messaggi molto sottili ed è per questo che, in genere, non vengono percepiti. Tuttavia, le pupille hanno un loro alfabeto che è possibile decifrare. L’aspetto più visibile è la dimensione, la quale cambia a seconda delle circostanze, senza che possiamo controllarlo.

Normalmente le pupille si dilatano se ci troviamo di fronte a qualcosa o qualcuno che ci piace e che accettiamo senza riserve. Evidentemente, diventano più grandi anche quando la luminosità è scarsa o abbiamo difficoltà a visualizzare qualcosa. Tuttavia, se le condizioni di illuminazione e visibilità sono normali, la dilatazione della pupilla è segno di piacere e attrazione.

Vale anche il contrario, ovvero quando ci troviamo davanti a qualcosa che scatena in noi rifiuto o timore, le pupille tendono a contrarsi. Le pupille piccole rivelano ostilità o cattivo umore, anche se non stiamo guardando direttamente l’oggetto che è fonte di queste emozioni.

È probabile che da centinaia di anni esista questa conoscenza in maniera intuitiva. Le prostitute cinesi ed egiziane dell’antichità utilizzavano la pianta di belladonna per aumentare la dimensione delle pupille quando dovevano incontrare i loro clienti. Pensavano che questo le rendesse più desiderabili.

Per quanto riguarda le pupille contratte, è facile osservarle in tutte le persone pronte ad attaccare. Oltre a socchiudere gli occhi, se osserviamo attentamente, noteremo anche che il diametro delle loro pupille diminuisce.

Il movimento degli occhi

Gli occhi sono in continuo movimento, anche quando dormiamo. Normalmente, si tratta di piccoli movimenti delle palpebre o del bulbo oculare, piuttosto difficili da percepire. Nonostante ciò, esistono anche movimenti più espliciti che hanno permesso di identificare quello che si nasconde dietro questa dinamica.

Se gli occhi si muovono verso l’alto e si inclinano verso destra, probabilmente sono stati avviati i meccanismi della memoria del cervello. Il movimento denota la rievocazione di un dato o di una situazione passata. Se, al contrario, si muovono verso l’alto e verso sinistra, di sicuro si sono attivate le funzioni creative relazionate all’ambito visivo. Questo movimento si verifica quando captiamo un’immagine che ci risulta sorprendente.

Orientare gli occhi verso il basso significa che siamo entrati in un processo di introspezione. Se lo sguardo è rivolto verso sinistra, di sicuro è perché stiamo valutando una situazione o un messaggio. Se lo sguardo si sposta verso destra, è segno che stiamo portando a termine un processo di memoria legato a delle sensazioni fisiche.

Muovere gli occhi verso sinistra è segno che si è attivato un processo creativo. Muoverli verso destra, invece, indica che è in atto un processo di memoria. In entrambi i casi, si tratta di esperienze legate ai suoni.

Questi sono solo alcuni esempi dell’enorme universo che è la comunicazione non verbale. Anche se sono utili per svelare tutto quello che dicono le persone con cui stiamo parlando, forse hanno più un valore aneddotico perché riescono solamente a rivelare alcune informazioni isolate riguardo a quello che c’è nel nostro cervello.

Foto per gentile concessione di Augusto Serna – Flickr.

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