Informatica affettiva, di cosa si tratta?

L'informatica affettiva consentirà alle macchine, in particolare ai robot, di integrarsi nella vita degli umani in modo empatico e piacevole in futuro. Un progresso importante, ma pur sempre inquietante.
Informatica affettiva, di cosa si tratta?

Scritto da Edith Sánchez

Ultimo aggiornamento: 07 ottobre, 2022

L’informatica affettiva è un nuovo campo di ricerca che si evolve nell’ambito di diverse discipline classiche. È, ovviamente, legato all’informatica, ma anche con la psicologia e la sociologia, tra le altre aree.

In parole semplici, ha un obiettivo straordinariamente ambizioso: fare in modo che le macchine siano dotate di empatia, o almeno che si comportino come se fosse così.

L’informatica affettiva mira a rilevare, registrare e comprendere le emozioni umane. Perché? Tradurle in linguaggio informatico permetterebbe di sviluppare una tecnologia capace di favorire una maggiore simbiosi con l’ecosistema umano.

Si parla di informatica affettiva dal 1995 e possiamo già vederlo su computer, telefoni cellulari e dispositivi simili.

Il semplice fatto che un computer chieda qualcosa e dia all’utente la possibilità di scegliere il percorso da seguire è una materializzazione di quel rudimento di empatia.

“I robot raccoglieranno, cucineranno e serviranno il nostro cibo. Lavoreranno nelle nostre fabbriche, guideranno le nostre macchine e porteranno a spasso i nostri cani. Che ti piaccia o no, l’età del lavoro sta volgendo al termine “.

-Gray Scott-

Robot che guarda una donna.

Informatica affettiva

La prima persona a parlare di computer affettivo è stata la dott.ssa Rosalind Picard, direttrice dell’Affective Computer Group presso il Media Lab del MIT. Nel 1995 ha pubblicato un articolo sulla rivista Wired su questo argomento.

Il testo non è stato preso molto sul serio, poiché il mondo dei computer era più interessato ad aumentare la potenza delle macchine che alla loro capacità di comprendere le emozioni.

Tuttavia, le cose sono cambiate nel tempo. I molteplici progressi hanno dimostrato che non basta creare dispositivi in grado di svolgere molte funzioni. È altrettanto importante che gli utenti possano includerli nelle loro vite senza avere la sensazione di fare “qualcosa di strano”.

A tale scopo, sono stati apportate migliorie alle macchine in modo da rilevare e interpretare sempre meglio le emozioni umane. Non colgono la dimensione affettiva in senso stretto. Si tratta piuttosto della capacità di “leggere” la presenza dei sentimenti negli esseri umani e di tenerne conto prima di agire.

L’importanza dell’empatia

Oggi i dispositivi vengono utilizzati per molte funzioni che prima non svolgevano. Per esempio, per rispondere ai reclami dei clienti.

Alla luce di ciò, questi dispositivi o programmi guidano l’utente fino a trovare una risposta alle sue esigenze o reindirizzarlo a un essere umano.

È una semplice funzione in cui si applica il calcolo affettivo. Queste applicazioni, molte volte, rilevano la confusione dell’utente e offrono alternative per chiarire quanto si desidera chiedere o per compiere i passaggi necessari per ottenere risposta. Altri dispositivi o applicazioni più sofisticati fanno lo stesso su scala più ampia.

Si registrano grandi progressi nella robotica, al punto che i robot sono stati a lungo testati per prendersi cura di persone malate o bambini. Esistono anche prototipi per eseguire lavori domestici e persino per lavorare in azienda. Per fare ciò con successo, tuttavia, è opportuno tenere conto della soggettività umana.

Robot che pettina una donna anziana.

Biometrica

L’informatica affettiva a oggi consiste nella capacità delle macchine di cogliere determinati segnali fisiologici e rispondere a essi. L’essere umano emette determinati segnali quando prova un’emozione e gli altri umani li percepiscono inconsapevolmente. Una macchina può rilevarli direttamente.

I dispositivi utilizzano sensori di diverso tipo. Una fotocamera, ad esempio, sarà in grado di registrare le espressioni facciali ed elaborane il significato. Proprio le espressioni facciali, di fatto, rappresentano un importante oggetto di ricerca all’interno del computing affettivo. Allo stesso modo, il dispositivo interpreta i gesti e risponde di conseguenza.

Allo stesso modo, esistono già dispositivi in grado di misurare lo stato d’animo di un automobilista. Rivelano la frequenza cardiaca e respiratoria, la pressione esercitata sul volante, l’espressione del viso, ecc. Ciò consente essi di inviare messaggi per ridurre lo stress, ad esempio suggerendo una certa musica o un dato percorso.

Questo stile empatico finirà per imporsi sulle macchine con cui interagiamo. Saranno sempre più empatiche, essenziale in aree come la salute. Tuttavia, sappiamo che si tratta di una risposta programmata e non naturale, come quella che potrebbe offrirci un altro essere umano. Basterà?

Diritti d’autore dell’immagine principale: MikeDotta/Shutterstock.com
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